FARE  PREVENZIONE O FARE CON-FUSIONE? UNA ESPERIENZA VISSUTA E RACCONTATA DA ROSARIA GIAGU

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Mi trovo qui a scrivere e condividere con voi queste riflessioni sorte dal viaggio di rientro dalla mia terra natale a cui sono molto legata.

 

Situazione curiosa e imbarazzante dopo essermi trovata di fronte a tutta una serie di misure di sicurezza attuate in maniere eccellente dall’Aeroporto di Olbia, con tanto di controlli, verifiche, tamponi, per altro gratuiti,  e giuste attenzioni nel flusso delle persone che transitano da e per lo stesso aeroporto: cartelli che ci rammentano di osservare le distanze, contingentamento delle file per accedere ai gates e simboli, in ogni dove, che ricordano, come posizionarsi rispetto agli altri, cosa di cui, posso dire di sentirmi fiera come cittadina italiana in generale  e come sarda in particolare.

E poi sali sull’aeromobile e ti trovi assegnata al posto 10E, imbottigliata tra due perfetti sconosciuti a cui hanno assegnato il posto 10D e 10F, mentre tu che sei rientrata nella tua città per Pasqua,  hai accuratamente cercato di evitare i contatti con la tua gente, sacrificando magari incontri, proprio per evitare la possibilità di essere veicolo di diffusione per un virus che l’anno scorso ha messo in ginocchio tutto il mondo,  e non perché sei esagerata ma perché è stata appositamente dichiarata una Zona Rossa proprio per evitare assembramenti che facilitino il contagio e la diffusione del virus; ti giri intorno e dopo aver per un attimo pensato a un “errore di sistema”, ti rendi conto che in quasi tutte le file sono occupati tutti i sedili e dunque  si tratta di un errore umano, e la cosa sembra rientrare in una perfetta normalità. Chiedi spiegazioni perché ti pare quantomeno bizzarro che non si sia pensato ad attuare tale misura di sicurezza su un aereo di linea nazionale, il personale con molta gentilezza sorride, alza le mani non aria desolata e ti dice che queste sono le disposizioni.

Sono qui a scrivere dunque non per fare una polemica inutile e dannosa che sollevi  polvere per niente, ma con l’idea che la condivisione di questa mia esperienza  possa essere un opportunità, affinché tutti noi possiamo sentirci responsabili del nostro atteggiamento e presenti a noi stessi e al mondo, in un momento di grande difficoltà sanitaria, sociale, economica ma soprattutto umana.

Fare prevenzione significa anche questo: l’educazione sanitaria parte dalla responsabilità e la conoscenza delle problematiche, che portino a gestire al meglio le situazioni e evitare che si evolvano in problemi di più difficile gestione.

Non vale fare allarmismo che ha solo lo scopo di diffondere paura e rabbia di cui siamo già saturi, ma trovare una linea di coerenza a tutela di tutti noi che a mio avviso s’inceppa quando accadono situazioni come questa ,che mi assumo la responsabilità di raccontare, perché vissuta in prima persona; non è un attacco alla compagnia aerea, poiché situazioni analoghe sono state osservate recentemente anche nella gestione e organizzazione dell’uso dei mezzi pubblici in diverse città.

L’attenzione è dunque rivolta a una profonda riflessione che ci possa aiutare a pensare di riprogrammare modalità organizzative, a mio avviso, più adeguate ma soprattutto  più conformi a tutta una serie di procedure che hanno chiesto a tanti italiani enormi sacrifici in nome della tutela nazionale della nostra salute che rischiano di svanire per queste “sviste organizzative ”, che appaiono poco coerenti rispetto alle misure di prevenzione adottate su tutto il territorio, dove il rischio contagio sembra svanire magicamente all’interno di un ambiente aereo, peraltro, chiuso, ponendo un significativo quesito sulla validità dei parametri decisionali adottati.

Penso sia un nostro diritto, ma anche un nostro dovere, sollevare questo quesito,per avere una spiegazione logica e plausibile, che mi auguro possa invalidare il mio ragionamento e dissipare i dubbi di questa mia riflessione; in caso contrario sarà forse utile pensare di attuare una revisione reale pratica ma soprattutto a mio avviso puntualmente necessaria  di questa  questione, affinché si possa parlare di coerenza nell’attivazione di linee guida di prevenzione condivise e adottate in tutte le diverse realtà del nostro paese evitando di creare confusione e disorientamento di cui è già portatrice la particolare epoca storica che stiamo vivendo.

A cura di Uno Spazio per Te: dott.ssa Rosaria Giagu, psicologa, psiconcologa

1 commento

  1. Grazie dottoressa per aver messo il puntino su una i. Ci sono tante le incongruenze che mettono confusione. Io da madre penso anche all’incongruenza delle mascherine. Qualcuno mi dovrebbe spiegare perché i nostri figli possono girare dovunque con le mascherine di stofa, salire sui mezzi pubblici affollati ma non possono usarle a scuola dove si mantiene facilmente la distanza e i ragazzi sono molto sorvegliati per osservare tutte le misure di igiene? Perché si sprecano i soldi pubblici, peraltro così pochi, nelle mascherine usa e getta?

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