Vaccinazione alla nuvola dell’EUR: sembrava di stare in Svizzerra

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Venerdì pomeriggio ho fatto la vaccinazione anti Covid, l’AstraZeneca.

Una esperienza edificante, da quando è scattata la possibilità di prenotarsi sul sito della Regione, fino a oggi.

Prenotazione da casa

Tutto perfetto. Il sito, dopo l’assalto iniziale che ha provocato un certo ingolfamento, ha funzionato alla perfezione: facilità estrema di accesso, informazioni chiare e complete; ho potuto verificare la disponibilità delle varie sedi in cui era possibile vaccinarsi, e ho scelto quella dell’EUR perché mi fissava l’appuntamento dopo solo 2 settimane.

Iniezione del vaccino.

Arrivato all’EUR, nella zona del laghetto, ho visto subito questo palazzo maestoso, un parallelepipedo poggiato per terra, con pilastri e travi in acciaio, completamente rivestito di vetrate: veramente bello.
Ho trovato subito dove parcheggiare la macchina.

Ho percorso un vialetto delimitato da transenne, assistito da persone gentilissime che hanno verificato la temperatura raccomandandosi di “tenere la sinistra” e rispettare il distanziamento. Primo controllo all’esterno del palazzo: verificato, in 10 secondi, che ero nella lista dei prenotati, mi hanno indicato il banco della accettazione.

Lì, vista la tessera sanitaria, mi hanno consegnato un “numeretto” indicandomi la sala di attesa, dove hanno subito verificato la mia “idoneità” dal punto vista medico ad essere vaccinato. Avevo una quarantina di persone avanti a me, e ho pensato che avrei spettato un’ora; invece no, le persone venivano chiamate ad un ritmo impressionante, e dopo 5 minuti sono stato invitato ad entrare nell’area vaccini: un grande “open space”, con tante file di sedie ben distanziate, e varie coppie medico-infermiere che, servendosi di un carrello con siringhe, garze e cerotti, si muovevano con calma ma rapidamente, sempre col sorriso: una meravigliosa catena di montaggio. Dopo pochi minuti è toccato a me: 30 secondi, e via nella sala di attesa dei 15 minuti: altro “open space” con infermiere gentilissime e sempre presenti. Verificata l’assenza di reazioni al vaccino, sono passato a ritirare il certificato, e via a casa.

Sembrava davvero di stare a Zurigo, nella Svizzera tedesca, con la differenza che lì sono tendenzialmente freddi e distaccati, qui ho incontrato una squadra di persone gentilissime e impegnate a infondere calma e fiducia.

Ma allora è possibile, anche in Italia, operare in maniera efficiente? E le tecnologie non sono un tabù? Addirittura sotto il parallelo del Po??

Il pensiero va immediatamente alla Lombardia, regione operosa ed efficiente, dove tutto funziona e la sanità è stata sempre portata a modello. Vengono alla mente i disastri di quel sistema sanitario, l’enorme distanza fra le magnificenze propagandate da politici senza scrupoli e la cruda realtà, le indagini della magistratura per presunte illegalità negli acquisti; ma quello che colpisce veramente è il flop clamoroso del sistema informatico di gestione delle prenotazioni per le vaccinazioni: si sono dovuti rivolgere alle Poste!

Ma è così complicato realizzare “app” che funzionano? Ci vogliono premi nobel della matematica e fisica? Sicuramente no, ciò che occorre è coinvolgere persone capaci, anche se non sono amici degli amici.

Vengono in mente le app di alcune aziende di trasporto urbano, complicatissime, che per darti una risposta ad un quesito semplicissimo – orario dell’autobus N. 64 a piazza Risorgimento – ti chiedono informazioni di ogni genere, ambigue, e ti fanno aprire un numero spropositato di finestre; arrivi alla fine solo se sei cocciuto e non ti arrendi all’idea di essere un impedito. La realtà è che impediti sono quelli che hanno pensato e realizzato l’App, forse anche poco esperti di informatica.

Conclusioni: chi legge tragga le sue conclusioni, beninteso sapendo che l’esperienza di un individuo non può essere generalizzata e applicata ad un intero sistema (quello pubblico italiano) e a tutta una popolazione.

Allo stesso tempo, però, se si riscontrano pochissimi casi, su milioni, di reazioni gravi alla vaccinazione è sbagliato generalizzare.

Il fatto è che moltissimi credono alla infallibilità della scienza, o alla possibilità di agire nella vita quotidiana senza commettere errori: purtroppo non è così, da sempre, e la probabilità di “inconvenienti” esiste sempre: bisogna minimizzarla, questo sì, ma ridurla a zero è impossibile.

Domanda finale: è più pericoloso fare una vaccinazione oppure passare una giornata a passeggiare al centro di Roma? Oppure fumare 10 sigarette? Oppure percorrere 20.000 km l’anno in automobile?

Giuseppe Girardi

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