LA PASQUA DELLA RECIPROCITA’

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“Cari ragazzi,

C’era una volta un vecchio rabbino che una volta domandò ai suoi allievi da che cosa si potesse riconoscere il momento preciso in cui finiva la notte e cominciava il giorno.

«Forse il giorno inizia quando si può distinguere con facilità un cane da una pecora?».

«No», disse il rabbino.

«Quando si distingue un albero di datteri da un albero di fichi?».

«No», ripeté il rabbino.

«Ma quando, allora?», domandarono gli allievi. Il rabbino rispose:

«È quando, guardando il volto di una persona qualunque, tu riconosci un fratello o una sorella. Solo allora finisce la notte e comincia il nuovo giorno».

Pasqua è comunicare e prendere consapevolezza che nulla è perduto, che abbiamo ancora speranza: abbiamo ancora bellezza, abbiamo ancora vita, abbiamo ancora volontà.

Non tutto va bene: un piccolo virus ci ha costretti a fermare il mondo, le abitudini e la stanchezza che sta prendendo il sopravvento dopo un anno di questa terribile pagina storica.

In una dimensione in cui le relazioni, la comunicazione, la socialità sono giocate prevalentemente nel “non-spazio” del virtuale, del social network, dandoci l’illusione della vicinanza, il virus ci toglie la vicinanza vera, ma anche quella reale: che nessuno si tocchi, si baci, si abbracci; rimaniamo tutti a distanza, nel freddo del non-contatto. È da ormai tra varie interruzioni da un anno che stiamo fermi nelle nostre case a fare i conti con un tempo che ci sta costringendo, anche involontariamente, a rileggere tutto quello che faceva parte della quotidianità di ognuno di noi. Quante energie inutili spese per raggiungere obiettivi vani e superflui! Quante “necessità” di cui scopriamo oggi di poter fare a meno.

Proprio perché stiamo vivendo questo tempo di sofferenza, perché augurarci una Buona Pasqua? dire ‘buona Pasqua’ è un augurio importante: la Pasqua non è una festa inventata da noi, la Pasqua è una festa di speranza, significa passaggio vuol dire che è possibile passare da una situazione di morte, di difficoltà a una situazione diversa. Ci sentiamo padroni di tutto ma è bastato un virus per mettere ko un mondo. Questo vuol dire che quelli che noi chiamiamo ‘valori’ forse non sono tali. Dobbiamo ripoggiare la vita su qualcosa che conta di più.

Cari ragazzi, sono di un parere, anziché cercare colpe e responsabilità per la presente situazione, bisogna iniziare seriamente a domandarci cosa possiamo imparare da questo.

Una cosa ci resterà da fare quando riprenderemo la quotidianità, quella vera, quella reale;  aiutare l’Altro ad aprire alla luce la finestra della consapevolezza che non si è un’isola felice senza il bene che scaturisce dal cuore di chi abbiamo vicino. Così si darà il giusto valore all’abbraccio di cui ci ha privato il coronavirus.

L’unico modo per uscire dalla solitudine e dall’egoismo è tornare alla storia iniziale: consideriamo valori la reciprocità, il senso di appartenenza alla comunità umana, il sentire di essere parte di qualcosa di più grande di cui prendersi cura e che si può prendere cura di noi. L’Altro è qualcuno a cui tendere la mano, a cui porgere aiuto in questo cammino.  Condividiamo la responsabilità e la convinzione che dalle nostre azioni dipendono le sorti non solo nostre, ma di tutti quelli che ci circondano.

Allora, tanti auguri di una Pasqua della speranza per tutti noi

Prof. Giuseppe Cicchirillo
Docente di Religione
Vice Preside Istituto Tecnologico  “Salvo d’Acquisto” Bracciano

1 commento

  1. Congratulazioni Professore un bell’articolo e un grande messaggio di speranza e di amore per i ragazzi . Che la Pasqua possa essere rinascita per tutti noi!

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