Brasile, Corte suprema annulla le condanne di Lula: l’ex leader si può ricandidare nel 2022

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Ripristinati i diritti politici. Ora potrebbe correre contro Bolsonaro alle elezioni del prossimo anno

Il giudice della Corte suprema, Edson Fachin, ha annullato tutte le condanne penali dell’ex presidente Lula da Silva, ripristinando i suoi diritti politici e rendendolo di nuovo idoneo a correre contro Jair Bolsonaro nel 2022.

“Con la decisione, sono state dichiarate nulle tutte le sentenze emesse dalle 13/a sezione federale di Curitiba e gli atti saranno trasmessi al tribunale del Distretto federale”, si legge in una nota della Corte suprema.

Lula era in testa a tutti i sondaggi quando venne condannato nel 2018, dalla giustizia federale del Paranà  per l’operazione Lava Jato.
Fachin ha stabilito che la giustizia del Paranà non aveva la competenza giuridica richiesta per analizzare le azioni criminali. Il giudice ha anche stabilito che i rispettivi casi vengano inoltrati alla giustizia del distretto federale.

I casi, ha stabilito Fachin, passano ora quindi alla Giustizia federale. La difesa di Lula sosteneva che i processi fossero segnati dalla parzialità dell’accusa e dall’ex giudice Sergio Moro nella conduzione delle indagini. Ci sono state varie denunce di irregolarità nelle prove, che sarebbero in alcuni casi state fabbricate, accuse negate dai procuratori e da Moro. Lula, a causa di questo processo, era stato arrestato e aveva perso i diritti politici, non potendosi più candidare mentre mancavano pochi mesi alle elezioni, poi vinte dall’ex militare.

Lula, 75 anni, si è sempre dichiarato innocente e vittima di una persecuzione politica da parte del pool dell’inchiesta e dell’ex giudice Sergio Moro che, dopo averlo, è diventato ministro della Giustizia del governo di Bolsonaro. Lo scorso 9 febbraio, la Corte suprema aveva concesso alla difesa di Lula di accedere ai messaggi intercorsi tra i pm di Curitiba e Moro. I messaggi sono emersi nel 2019 durante l’operazione Spoofing, l’inchiesta sull’hackeraggio dei telefoni e degli account di messaggeria Telegram dell’ex giudice Moro, del pm Deltan Dallagnol e di altri esponenti del pool della procura che indagavano su Lula.

(La Repubblica)

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