8 marzo, un’illustrazione racconta la prima ciclista donna al Giro d’Italia 

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Valentina Bongiovanni celebra l’impresa di Alfonsina Strada, che nel 1924 partecipò alla corsa ciclistica 

Era il 1924 quando Alfonsina Strada partecipò al Giro d’Italia, prima donna della storia della competizione ciclistica.

Valentina Bongiovanni, giovane illustratrice torinese, ha scelto la sua storia per celebrare l’8 marzo 2021.

“Tutti gli anni per l’8 marzo – racconta – scelgo di illustrare  una donna del passato che ha cambiato un po’ le carte in tavola o comunque ha dato il suo contributo perché cambiassero il più possibile. Per il 2021 ho voluto rappresentare Alfonsina perché è stata la prima donna a partecipare al Giro d’Italia ed è stata certamente una paladina dei suoi tempi”.

Una tradizione, iniziata nel 2019, da Valentina Bongiovanni, subito dopo la laurea. “Finora, però, avevo scelto donne o appartenenti alla mitologia o lontanissime nel tempo, come ‘la sirena bicaudata’ o la ‘Samurai tomoe’. Con Alfonsina ho cercato di raccontare la storia di una donna di tempi più recenti che potesse interessare e coinvolgere sia un pubblico femminile che maschile”.

“E’ stata esempio di caparbietà e tenacia per raggiungere il cambiamento”

“Alfonsina Morini Strada – spiega Valentina Bongiovanni  – nasce nel 1891 in Emilia, seconda di dieci figli. A 10 anni la scoperta della bicicletta quando il padre Carlo ne comprò una, datata ma funzionante. Nonostante i divieti di utilizzo di un mezzo “riservato agli uomini” Alfonsina sceglie la bicicletta e trova il sostegno nel marito Luigi Strada, meccanico a Milano, che divenne il suo primo allenatore”. Nel 1924 la richiesta di partecipare  al Giro d’Italia.  “Nell’accettare la sua candidatura ci fu molto imbarazzo – ricorda l’illustratrice torinese – soprattutto da parte di alcuni giornali dai quali fu rinominata Alfonsin o Alfonso.Partì col dorsale numero 72, arrivò alla fine 21 ore dopo il primo partecipante ma le fu chiesto comunque di fare il giro del velodromo Sempione con un mazzo di fiori in braccio perchè tutti la potessero acclamare. E’ stata certamente  un esempio di caparbietà e tenacia per raggiungere il cambiamento”.

“Per me l’8 marzo – dice ancora Valentina Bongiovanni, 28 anni  –  continua ad avere un significato importante. Nonostante io abbia, infatti, un pubblico soprattutto femminile, nella minoranza di uomini che mi segue c’è una parte veramente maleducata e sessista da cui sono costretta a  difendermi come artista e come donna . Vedo, inoltre, tanta disparità sia per quanto riguarda il guadagno che il  rispetto professionale anche nel mio ambito. Quel 33% di guadagni superiori degli uomini di cui si parla, c’è anche nel mio piccolo mondo. Storie come quella di Alfonsina ci fanno capire che c’è ancora molto da pedalare”.

(Agi)

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