E’ morto a Firenze Sergio Caruso, filosofo, psicologo, viaggiatore nei saperi

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Aveva 75 anni. Nardella: “Un uomo colto sempre in cerca di terreni da esplorare”

Era un uomo colto, discreto ma assai presente nella vita culturale e sociale della città e nelle questioni italiane e internazionali.

Eppure ora che Sergio Caruso se ne è andato sabato sera, per un male che veniva da lontano ma che è stato fulminante nel finale, la prima cosa che viene in mente e` la parola amicizia. Una roccaforte dell’amicizia, in cui ci si poteva immergere per vedere insieme la Fiorentina come per parlare di qualsiasi argomento,di cui lui, acuto e curioso, ti faceva regolarmente vedere l’altra dimensione a cui non avevi pensato. “Con lui ci sentivamo persone prima di tutto”, dice adesso un suo ex studente.

Avrebbe compiuto 75 anni a maggio. Era un uomo mite ma poliedrico, a suo agio nel mondo umanistico come in quello scientifico, sapeva di filosofia, storia delle idee, economia, ma anche di biologia e medicina, essendo anche psicologo-psicoterapeuta e psicanalista legato a una rete internaionale di colleghi, oltre al suo storico mestiere di docente di Filosofia politica all’università di Firenze. Dove, allievo di Antonio Zanfarino, era stato prima anche docente di Storia delle dottrine politiche, di Storia del pensiero politico contemporaneo e di Filosofia delle scienze sociali. Autore di numerosi saggi complessi ma scritti in modo chiaro e cordiale, i suoi suoi libri più fortunati, “Homo oeconomicus” e “Per una nuova filosofia della cittadinanza”, parlano del potere: lui, accademico estraneo a qualsiasi prepotenza ma sostenitore dei suoi argomenti con discrezione e pazienza.

Collaboratore di Repubblica e del Corriere, era anche impegnato nella vita civile, partecipe del Forum per i problemi della pace e della guerra, dell’associazione Amicizia ebraico-cristiana, l’Istituto Gramsci, la Fondazione Basso. Poi però era anche un barman consumato che ti sorprendeva con i suoi strepitosi cocktail, era un nonno che giocava creativamente con i suoi nipotini, Vidar e Teo, affettuoso con il figlio Daniele e la nuora svedese Anna.

“Ho sposato una tempesta di vento” diceva sorridente, lui pacato e pago della sua vita di studioso ma sempre complice con lei, della sua vulcanica moglie, l’assessora di Palazzo Vecchio Elisabetta Meucci che aveva conosciuto sui banchi del liceo Dante e sposata nel lontano 1972. Passava la giornata tra libri e computer ma era leggero e spiritoso, trattava con ironia anche la malattia di cui era consapevole. Non a caso il sindaco Dario Nardella, mandando “un pensiero affettuoso a Titta”,  parla dell’”enorme vuoto che lascia il professor Caruso, grande studioso e uomo colto,sempre alla ricerca di nuovi orizzonti”, ma definisce “ancora più grande il vuoto lasciato da Sergio, marito, padre, nonno affettuoso”. Finendo con un “pensierino” di Caruso: ”Vero amico non è quello che ti fa un favore, ma quello che poi se ne dimentica”. La commemorazione, martedì 9 matzo, alle 15, all’Ofisa di via delle Panche 56.

(La Repubblica)

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