Caso Khashoggi, Renzi non scarica bin Salman

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L’amico del Sultano. Il capo di Iv dopo il report Usa sull’omicidio del giornalista: diritti umani violati anche altrove

Matteo Renzi non rinnega nulla dei suoi rapporti con il controverso principe saudita bin Salman. Anzi, li rivendica. Sotto pressione, dopo che un rapporto dell’intelligence Usa (reso noto dall’amministrazione dell’«amico» Biden) ha rivelato che è stato proprio bin Salman ad autorizzare il barbaro omicidio del giornalista dissidente Jamal Khashoggi nel 2018, ieri il capo di Iv ha dedicato la sua e-news alle richieste di spiegazioni pubbliche sui suoi rapporti con bin Salman, da lui elogiato («my friend») un mese fa in una intervista alla “Davos del deserto” in cui ha definito l’Arabia Saudita «culla di un neo-Rinascimento».

RICHIESTE DI CHIARIMENTI anche sui rapporti con la fondazione saudita Future Investment Initiative, che ospita Renzi nel suo board a 80mila dollari all’anno. Un coro che aveva coinvolto Pd, M5S e Leu, con personalità come Gianni Cuperlo, l’ex ministro Giuseppe Provenzano e la vicepresidente della Camera Maria Elena Spadoni. E anche il missionario padre Alex Zanotelli.

Renzi sostiene che i suoi ex alleati stiano «strumentalizzando una tragedia come l’uccisione di Khashoggi», ribadisce di svolgere all’estero «attività previste dalla legge ricevendo un compenso sul quale pago le tasse in Italia». Nega che il Pd sotto la sua gestione o Iv abbiano ricevuto denari «da governi stranieri o agenzie collegate». E rilancia: «Non solo è giusto ma è doveroso intrattenere rapporti con l’Arabia Saudita, un baluardo contro l’estremismo islamico e uno dei principali alleati dell’Occidente da decenni».

Quanto a Biden, che invece dal regime sta prendendo le distanze, Renzi ricorda che il presidente Usa «ha riaffermato la necessità di questa amicizia in una telefonata al Re Salman» e si sbilancia ricordando i passi avanti compiuti dai sauditi sui diritti umani, «le esecuzioni capitali sono calate da 184 a 27».

DI PIÙ, RIBADISCE I SUOI ELOGI al programma saudita «Vision 2030», la «più grande possibilità per modernizzare l’Arabia Saudita e allargare i diritti». «Una grandissima opportunità per le azienda che lavorano lì, tra cui moltissime italiane». «Rispettare i diritti umani è una esigenza che va sostenuta in Arabia come in Cina, Russia, in tutto il Medio Oriente e in Turchia», la sintesi “benaltrista” del suo pensiero.

Poi ricorda di avere condannato tre anni fa l’omicidio Khasshoggi e di aver difeso in altre occasioni giornalisti in pericolo. Infime, una battuta al veleno: «Dopo la caduta di Conte, 5 stelle, Pd e Leu sono dilaniati da polemiche interne, si ricompattano solo per sparare a zero su di me. Io non ho difficoltà a raccontare dove vado e cosa faccio: loro usano le vicende saudite per coprire le difficoltà e giustificare un’alleanza contro l’avversario».

LE RISPOSTE DI RENZI non soddisfano per nulla chi gli aveva chiesto chiarimenti. Cuperlo usa il sarcasmo: «È confortante sapere che un senatore della repubblica italiana paga regolarmente le tasse anche sulla violazione dei diritti umani».

Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana, giudica «surreali e imbarazzanti» le parole del rottamatore: «Nessuno ha mai dubitato del fatto che avesse pagato le tasse. Che rivendichi senza imbarazzo quanto detto a Riyad sul rinascimento è inquietante, così come aver cercato di addolcire le gravissime violazioni dei diritti umani compiute dal regime saudita: non stiamo parlando infatti di un ex premier in pensione che fa il conferenziere, ma di un protagonista attivo della politica italiana, leader di partito e componente della commissione Difesa».

Zanotelli chiosa: «Ho l’ impressione che Renzi, che si definisce cattolico, abbia sostituito al Vangelo il Principe di Machiavelli. Si rimane a bocca aperta per la spregiudicatezza di quest’uomo».

(Il Manifesto)

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