Tra Maga e Gop, Trump punta al ribaltone nel midterm

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Alludendo alla sua corsa per il 2024, l’ex presidente congelerà la partita per la nomination. Coltiverà la sua vendetta contro i repubblicani che non gli sono rimasti fedeli

(di Rita Lofano) – Allacciate le cinture per Donald Trump 2.0. Tra MAGA rally e il Grand Old Party (in crisi d’identità), The Donald punta al ribaltone nel 2022. Rimasto forzatamente in silenzio per oltre un mese, è l’attesissimo protagonista della Conservative Political Action Conference (CPAC), il più imponente ed influente raduno di attivisti conservatori che si è aperto ieri a Orlando, in Florida, il nuovo Stato-hub dei repubblicani trumpiani. I Gop che non sono schierati con Trump restano a Washington, e non necessariamente per scelta.

E’ il caso di Nikki Haley, l’ex ambasciatrice americana all’Onu e papabile contendente per la Casa Bianca nel 2024. In un’intervista a Politico ha preso le distanze dall’ex presidente per l’assalto al Congresso del giorno della Befana, ma ha flirtato con la sua base. Operazione azzardata. Trump le ha sbattuto la porta in faccia quando lei gli ha chiesto un incontro a Mar-a-Lago. La CPAC le ha chiuso le porte della convention annuale, passaggio obbligato per chi, tra i Gop, coltiva ambizioni presidenziali. Oggi sfileranno l’ex segretario di Stato Mike Pompeo, la governatrice del South Dakota, Kristi Noem, e il senatore del Texas, Ted Cruz, pur con l’immagine un po’ appannata dalla fuga a Cancun mentre nello Stato delle stella solitaria la tempesta polare scatenava l’inferno.

Nel tritacarne trumpiano è finita un’altra volta Liz Cheney, terza carica del partito repubblicano alla Camera, da sempre critica con l’ex presidente. “Dopo i fatti del 6 gennaio ritengo che non dovrebbe giocare alcun ruolo nel futuro del partito e del paese”, ha sentenziato Cheney, di fatto suggerendo alla CPAC di non invitare Trump. Neanche a pensarci. Cheney “dovrebbe dimettersi”, ha tuonato il deputato dell’Arizona Andy Biggs (guarda caso tra gli speaker della CPAC). Mitch McConnell, leader di minoranza al Senato con la fama dell’abile stratega, ha capito l’aria che tira e dopo i rilievi è corso ai ripari: “Se Trump si candidasse, lo voterei”.

Idem l’ex vice presidente Mike Pence, altro grande assente alla CPAC: dice di aver declinato l’invito ma assicura di avere un “ottimo rapporto” con il suo ex capo. Se Trump puntasse alla nomination repubblicana, “sicuramente la otterrebbe”, prevede, a malincuore, Mitt Romney, l’ex candidato repubblicano alla presidenza. Nel 2012 fu lui la stella del summit conservatore.

Sull’atteso intervento di Trump, domenica ad Orlando, fioccano le anticipazioni. Alludendo alla sua corsa per il 2024, Trump congelerà la partita per la nomination. Coltiverà la sua vendetta contro i repubblicani che non gli sono rimasti fedeli (gli effetti nei sondaggi già si sentono, basta guardare le quotazioni del governatore della Florida Ron DeSantis – la figura politica in ascesa – e a quelle di Marco Rubio, in discesa. Trump attaccherà Biden e rilancerà le accuse sui brogli elettorali. Punta a guidare il Gop alla riscossa alle elezioni di medio termine. Ci riuscirà? Stando a un sondaggio di Quinnipiac, tre repubblicani su quattro vogliono che giochi un ruolo di primo piano nel partito.

Tra questi c’è il senatore Lindsey Graham: “Se seguiamo il presidente Trump, vinciamo nel 2022, se ci dividiamo, perdiamo”. Quando alla ricandidatura nel 2024, “rimanete in ascolto”. Quello che è certo è domenica Trump farà Trump. Lo show è assicurato.

(Agi)

 

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