Le ripercussioni sull’alimentazione le ha il bullo e il bullizzato

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Bullismo e alimentazione, un connubio su cui riflettere

 Il bullismo è un fenomeno caratterizzato da azioni violente e aggressive, sia verbalmente che fisicamente, da parte di una persona, il “bullo”, verso un’altra, la sua vittima. Si tratta di un fenomeno molto diffuso fra i bambini e gli adolescenti, e, sebbene sia sempre esistito, oggi più che mai riusciamo ad attribuire precisi connotati a questi comportamenti e abbiamo a disposizione più strumenti per riconoscerli e contrastarli. Naturalmente si tratta di un fenomeno molto complesso, che ha tante sfaccettature e può essere trattato da vari punti di vista. Per questo motivo ci chiediamo se esista un legame fra bullismo e alimentazione.

Potrebbe sembrare strano, ma la risposta è sì, esiste un legame: la sfera alimentare è indissolubilmente legata alla sfera emotiva e da sempre il cibo offre non solo un rifugio e una consolazione, ma anche uno strumento di dialogo con noi stessi. Quante volte, presi dall’ansia, dalla solitudine, dalla depressione, apriamo il frigorifero, oppure per festeggiare e dare sfogo a un momento di allegria, decidiamo di andare a pranzo o a cena fuori? Il cibo è una risposta alle nostre emozioni, belle o brutte che siano.

Detto ciò, ci rendiamo conto di come il modo di mangiare possa essere allo stesso tempo causa e conseguenza di molte nostre azioni e di come il cibo possa condizionare i nostri comportamenti.

Se pensiamo al bullismo, le ripercussioni sull’alimentazione si hanno sia per chi è vittima di atti di bullismo, sia per chi ne è autore. Chi subisce il bullismo tende di solito a isolarsi, chiudersi in sé stesso e quindi a cercare nel cibo una fonte di consolazione; comincia a convincersi di essere inadeguato e desidera che il proprio aspetto fisico migliori. Siccome nella società attuale “magro è bello”, da ciò possono derivare problemi del comportamento alimentare come bulimia, anoressia, alimentazione compulsiva.

D’altro canto, anche chi compie atti di bullismo, il “persecutore”, ha sicuramente una percezione alterata di sé stesso e la sua autostima è minata, per cui riversa questo disagio non solo sulle sue vittime, ma anche sui suoi comportamenti alimentari. Il persecutore ricerca spesso la perfezione, anche fisica, e inoltre è preso da sensi di colpa che gli fanno assumere comportamenti autolesionistici. Si tratta infatti spesso di ragazzi abbandonati a sé stessi anche dalla famiglia che, senza volerlo, offre loro soltanto finte attenzioni.

Questi disturbi si palesano con varie problematiche del comportamento alimentare che vanno dal cercare cibo per riempire fisicamente il senso di vuoto interiore e quindi il mangiare in modo compulsivo, fino a fenomeni di vero e proprio autolesionismo, che possono sfociare nella bulimia, cioè un disturbo caratterizzato da grandi abbuffate seguite poi da meccanismi compensatori, come il vomito autoindotto. Ancora, nel tentativo di raggiungere modelli di perfezione fisica, si cerca il dimagrimento che poi può sfociare in una condizione chiamata anoressia nervosa, cioè il rifiuto di nutrirsi. Tutte queste problematiche hanno come filo conduttore un’alterata percezione di sé.

A volte, invece, lo stesso aspetto fisico diventa la causa dell’episodio di bullismo. Soprattutto fra gli adolescenti è infatti diffuso il bullismo nei confronti del peso corporeo. Quante volte è capitato di sentirsi attribuire degli appellativi poco piacevoli o sentirsi discriminati per qualche chilo di troppo? Fra gli adolescenti questo fenomeno è molto diffuso e molto amplificato e gli attuali mezzi di comunicazione, inclusi i social network, alimentano questo fenomeno (noto anche come cyberbullismo). Le vittime di questi atti sviluppano un senso di fallimento e sono portate a isolarsi, con conseguenze spesso molto gravi. Sarebbe a questo proposito necessaria l’informazione, per far comprendere che l’eccesso di peso spesso è dovuto a problematiche genetiche o comportamentali non volute, da non colpevolizzare, ma da comprendere.

Come intervenire, quindi? Il primo intervento è sicuramente l’ascolto, seguito dalla comprensione e dall’accoglimento, far sentire ai nostri ragazzi che non sono soli e affidarsi a interventi mirati per la corretta gestione delle emozioni. Se si ravvisa un disturbo del comportamento alimentare, bisognerebbe chiedere aiuto agli specialisti, con un approccio completo, che coinvolga più aspetti. In questo caso il ruolo del nutrizionista e dello psicologo, naturalmente insieme a quello della famiglia e degli insegnanti, risultano fondamentali.

Azzurra De Luca, nutrizionista

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