L’ambasciatore ucciso in Congo. Il commosso saluto di Limbiate a Luca Attanasio

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Un’infinita processione di amici, conoscenti e cittadini ha reso omaggio al feretro. All’abbazia di Fossanova i funerali del carabiniere, la fidanzata: ci lasci da eroe. L’omelia di monsignor Crociata

Ciascuno ha un motivo per restare in coda, per dare l’ultimo saluto a Luca Attanasio, l’ambasciatore, il volontario, il compagno di scuola, di giochi, d’oratorio, il cittadino più conosciuto di Limbiate, ma per tutti il ragazzo dal volto simpatico, sempre disponibile. Due carabinieri in alta uniforme rendono gli onori a lato della bara avvolta nel tricolore, mentre un video trasmesso da un televisore, posto alle loro spalle, ripercorre alcune tappe della carriera di Luca.

La camera ardente per Luca Attanasio

Papà Salvatore, mamma Alida, la moglie Zakia hanno sostato a lungo in preghiera in un apposito spazio. In mattinata hanno raggiunto Limbiate il generale Claudio Vincelli, comandante della Pastrengo, e il generale Andrea Taurelli Salimbeni, comandante della Legione Lombardia. Con loro migliaia di persone provenienti da Limbiate e da tutta la Lombardia. La Polizia locale, la Protezione civile, gli alpini controllano che tutto proceda nel rispetto delle norme anti Covid.

All’ora di pranzo arrivano impiegati, operai della zona che hanno approfittato della pausa pranzo per dire una preghiera a questo servitore dello Stato. Don Valerio Brambilla si sofferma sulla veglia di preghiera che ha visto giovedì sera presenti nella parrocchiale di San Giorgio oltre 300 amici di Luca. Sull’altare con don Valerio, il vicario episcopale don Antonio Novazzi, l’ex parroco don Angelo Gornati e altri sacerdoti. Don Novazzi ha parlato del Vangelo delle Beatitudini, don Valerio condividendo il dolore della moglie e dei genitori ha raccomandato a tutti di tenere presente il bene che Luca ha fatto, di proseguire sulla sua strada, nella certezza che ci ritroveremo in paradiso.

Il sindaco Antonio Romeo, presente sul piazzale del municipio, ha sottolineare come la città sia orgogliosa di aver dato i natali a questo suo figlio che ha vissuto facendo del bene. Un esempio per tutti i giovani per raggiungere traguardi che potrebbero sembrare difficili. C’è Agnese che con Attanasio ha frequentato l’oratorio e lo ricorda come un amico intelligente e semplice. Arriva da Cesano Maderno Luisa, compagna delle medie. Da Bergamo hanno raggiunto Limbiate la superiora dell’Istituto delle suore Poverelle suor Clelia Sudiro e suor Madeleine, nativa della Costa d’Avorio, che nella missione di Kinshasa hanno avuto la gioia di sperimentare tutto il bene compiuto dall’ambasciatore. “Era più di un fratello – dice suor Clelia, lacrime agli occhi – la persona giusta al posto giusto per aiutare gli ultimi. Lo rivedo mentre serve il pasto agli anziani della nostra casa, la moglie Zakia che imbocca congolesi mal nutriti, in forte difficoltà”. Tutti hanno un motivo per ricordare Luca. In molti sabato mattia saranno al campo sportivo per dare l’ultimo saluto, nella Messa celebrata dall’arcivescovo di Milano Mario Delpini.

I funerali del carabiniere Iacovacci

Mentre l’intera Limbiate salutava il suo cittadino, all’abbazia di Fossanova (Latina) nel pomeriggio il vescovo Mariano Crociata ha celebrato il funerale di Vittorio Iacovacci, ucciso lunedì in Congo con l’ambasciatore Luca Attanasio. Picchetto d’onore, la bara avvolta nella bandiera tricolore e il feretro scortato dai carabinieri, in prima fila i familiari e la fidanzata che, commossa, ha ricordato il militare. “Ci lasci da eroe” ha detto tra le lacrime. “Talvolta la vita è ingiusta, ti mette di fronte a fatti e situazioni talmente più grandi di te che ti ritrovi disarmato e non riesci a decifrarli, ad analizzarli, a spiegarli. Sono frangenti interminabili che si susseguono. Amore mio, che hai fatto della tua passione un lavoro, che sei stato figlio esemplare, fratello ineguagliabile e compagno straordinario per il nostro progetto di vita meraviglioso, lasci nei cuori un vuoto incolmabile”. Sono le parole strazianti pronunciate dal pulpito dell’Abbazia di Fossanova al suo Vittorio dalla fidanzata Domenica con la quale il carabiniere ucciso in Congo era legato e con la quale avrebbe dovuto sposarsi.

Il feretro del carabiniere Vittorio Iacovacci

“Resterai indelebile, il tuo sorriso, tuoi occhioni verdi, felici, i tuoi modi garbati che ti rendevano adeguato in ogni circostanza, il tuo cuore grande, l’amore smodato per i nostri nipoti, la voglia di fare, il tuo grande altruismo sono per noi motivo di orgoglio. Ti dico grazie, perché da te ho imparato tanto, mi sei rimasto sempre accanto. Non hai mai capito abbastanza quanto fossi importante per me, perché in fondo nemmeno io so quantificare quanto lo eri. Ora ci lasci da eroe come desideravi – conclude la fidanzata di Iacovacci – hai commosso il mondo, tutti hanno avuto un pensiero per te. Non è un addio, è un arrivederci. A te, guerriero, che sei la nostra scorta armata dai cieli, il nostro angelo custode. Per te sventolerà sempre il tricolore che tanto amavi, te lo prometto”.

L’omelia del vescovo Crociata

“Anche se ne abbiamo ascoltate molte e di significative in questi giorni, sentiamo che non ci sono parole adeguate a esprimere l’enormità di quanto è avvenuto. La morte è sempre una enormità, ma mai quanto lo è quella che avviene con la violenza nei confronti di un giovane che ha messo la sua vita a servizio dello Stato e del bene di altri. Più che le parole possono i gesti, come quelli a cui stiamo assistendo, e in qualche modo anche ponendo, in questi giorni fino a oggi”.

Lo ha detto nella sua omelia il vescovo Mariano Crociata. “La nazione intera, e non solo la nostra, si è stretta attorno a coloro che sono caduti vittime di una violenza insensata – ha aggiunto – attorno a Vittorio e alla sua famiglia, al papà e alla mamma, alla sorella, al fratello, alla fidanzata; una famiglia, peraltro, a cui lo Stato deve molto. E prima ancora lo hanno fatto parenti e amici, il borgo di Capocroce e il paese intero di Sonnino, la comunità parrocchiale e noi tutti, oggi qui convenuti per porgere a Vittorio l’estremo saluto e far sentire ai suoi cari la nostra partecipazione al loro dolore, la nostra vicinanza e il nostro desiderio di offrire, o almeno invocare, sostegno e forza in una prova così grande. Non ci sono parole adeguate ma abbiamo bisogno di mettere in parole ciò che sentiamo, pensiamo, viviamo. E la prima parola che sentiamo di dire ha la forma di una domanda. Perché qualcuno deve spiegare, non solo quel che è successo, ma perché è successo”.

(Avvenire)

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