I medici ospedalieri contro le riaperture: “Nei reparti nuovi segnali di stress”

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Il segretario del sindacato Palermo: “Aumentano contagi e ricoveri, ad oggi non ci sono le basi per aprire”

C’è chi non ha ben chiara la situazione negli ospedali, come Matteo Salvini, e chiede di cominciare a riaprire l’Italia.

Dall’altra c’è chi lavora sul campo che, dati alla mano, spiega che non è ancora tempo di ripartire. E che, anzi, negli ospedali iniziano a esserci i primi segni di un aumento dei casi più seri di Covid.

“Gli ospedali italiani tornano ad avvertire i primi, nuovi, segnali di stress”, con l’aumento dei ricoveri per Covid in reparto e in terapia intensiva, afferma Carlo Palermo, segretario nazionale di Anaao Assomed, il sindacato dei medici ospedalieri.

“Il calo dei contagi iniziato dopo il picco di ottobre-novembre si è arrestato e oggi siamo in una situazione critica destinata a peggiorare, con le stime che prevedono 25 mila casi giornalieri nelle prime settimane di marzo”, ha detto Palermo. In 10 regioni, ha continuato, “i ricoveri in terapia intensiva hanno superato il 30%: l’Abruzzo è quasi al 40% (38%) mentre l’Umbria è addirittura al 57%”.
Per il segretario di Annao, “siamo di fronte a numeri allarmanti da tenere bene in considerazione quando si propone di allentare le misure”. Ad oggi, infatti, “non ci sono le basi per aprire”.

Non solo: “Se si innesca una nuova risalita causata anche dalle varianti che hanno un tasso di contagiosità più alto, la capacità del Ssn verrà presto saturata. E si ripiomberà nella situazione della prima ondata”. Molte regioni “che oggi non se la passano benissimo, rischierebbero di finire in una situazione davvero critica. Penso ad esempio al Lazio, all’Emilia Romagna, alla Lombardia”.
Per Palermo, tuttavia, la scelta migliore “non è il lockdown nazionale perché ci sono situazioni molti diverse, ma procedere con più chiusure e zone rosse provinciali e comunali. Ci sono realtà come Grosseto che è da zona bianca, altre come Pistoia in cui la circolazione del virus è molto alta”.

(Globalist)

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