Atac, lo scandalo degli ascensori guasti in 40 stazioni: la vita impossibile delle persone con disabilità

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Nonostante un maxiappalto da 20 milioni, le barriere architettoniche restano insuperabili in moltissime fermate della città

Nel complicato universo delle metropolitane di Roma, cambiano i protagonisti ma la storia resta sempre la stessa.

La vicenda degli ascensori rotti alla stazione Termini, che ha obbligato il disabile Dario Dongo ad essere sollevato di peso e trasportato insieme alla sua sedia a rotelle sulla banchina della metro B, sembra infatti un racconto d’annata, di quando – nel 2019 – la procura di Roma apriva indagini su indagini e la sindaca Virginia Raggi prometteva di cacciare le imprese incompetenti.

A due anni di distanza, l’impresa che gestisce la manutenzione del sistema di servizi di movimento nelle metro di Roma è cambiata, ma i problemi sembrano sempre quelli. L’ultima gara risale ai primi mesi del 2020 quando, dopo circa un anno di interregno nel corso del quale scale mobili, ascensori e montascale sono stati gestiti dal gruppo Schindler, l’appalto è stato assegnato alla società Del Bo, una ditta storica del settore, nata nel 1908 e oggi impegnata nella manutenzione di 26mila impianti distribuiti in tutta Italia.

La determinazione indica nel dettaglio le caratteristiche dell’incarico, diviso in lotti, e di fatto destinato a tutti gli impianti delle principali linee di trasporto della capitale, dalla metro A alla C fino alla Roma- Viterbo, compresi la gestione di parcheggi, depositi e rimesse. Nella volontà di Atac c’era il desiderio di affidare ad una ditta di comprovata solidità un appalto triennale per riammodernare una volta per tutte la rete di impianti presenti nelle stazioni cittadine e in questo modo mettere fine alle polemiche. Purtroppo, nonostante le buone intenzioni siglate ufficialmente con la determinazione del cda di Atac che il 20 maggio scorso ha affidato alla Del Bo l’appalto da quasi 20 milioni di euro, il destino degli impianti presenti nelle stazioni di Roma non è cambiato.

Troppo pesante l’eredità dei vecchi gestori che si erano aggiudicati nel 2016 la gestione di 654 impianti grazie a un ribasso del 49,7%. Il risultato di quell’appalto è stato una serie di eventi drammatici, dal collasso delle rampe delle scale mobili nella fermata di Repubblica a quello di piazza Barberini e di piazza di Spagna, terminato con l’inevitabile apertura di diverse indagini presso la procura di Roma.

L’impressione, stando alle prime rilevazioni degli inquirenti, è che la ditta delle manutenzioni abbia “rattoppato” i guasti causando più danni che benefici. Il comune e Atac hanno chiesto un risarcimento, ma a quasi due anni di distanza la condizione dei servizi di trasporto all’interno delle stazioni non è cambiata, nonostante nel 2020 l’appalto sia stato assegnato a una nuova azienda.

Oggi la condizione di Termini, dove sono state scattate le foto dello scandalo, è una fotocopia di quanto avviene in tantissime stazioni, dove i guasti non sono più casuali e imprevedibili, ma istituzionali. Stazioni chiuse, scale mobili ferme, ascensori rotti. La mappa delle anomalie coincide sempre più con la mappa stessa della metro di Roma, dove – complici anche le misure anti-Covid – la funzionalità delle stazioni si è ulteriormente complicata negli ultimi mesi. La speranza, adesso, è che – come ripete la stessa Atac – i tecnici al lavoro assicurino un rapido ripristino del servizio. A Termini naturalmente, ma anche in tutte le altre stazioni dove i sistemi di mobilità sono tuttora in panne.

(La Repubblica)

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