L’inprinting  terapeutico. Storia di un’equipe, cura della d.ssa Rosaria Giagu

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 Su cosa si basa il concetto di equipe?

Interessante riflessione nata da un prezioso confronto in quel di Bracciano

con la volontà di dare forma a qualcosa che possa racchiudere in sé, non solo un polo medico o di psiconcologia , ma qualcosa che ha a che fare con un senso d’integrazione profonda dove il generale si fonde armoniosamente con il particolare in una danza sinergica.

Il collante necessario è una soluzione che racchiude professionalità, volontà ma soprattutto cuore.

La questione riguarda una distinzione importante tra la cura e il saper prendersi cura dell’altro.

Alla base di un buon modello funzionante di equipe, deve esistere la capacità di cooperazione, condivisione e chiarezza delle proprie competenze in questo complesso ingranaggio,  affinchè  non si blocchi o s’incagli in aspetti egoici e di categoria dove l’attenzione, che dovrebbe essere spesa in una modalità di terapia centrata sul paziente, di approccio squisitamente -Rogersiano Umanistico-, viene bruciata nel tentativo di difendere i propri spazi e la personale area d’intervento. Ma nel nostro  caso, il concetto di equipe ha assunto colori e sfumature completamente diverse e promette  un sentiero da percorrere insieme, dove la direzione guida in maniera chiara e protetta indicando la strada più sicura, importante punto di riferimento; Vogliamo chiamarlo imprinting terapeutico, quella diversa possibilità di incanalare  competenze professionali che si incontrano e si fondono  con le capacità personali e le risorse che ogni singolo individuo  porta all’interno  della “squadra”, in cui si sente di appartenere. Questo passaggio è importante  affinchè si possa parlare di un processo dinamico che segue la propria ispirazione su una unica, sicura e certa strada maestra riconosciuta da tutte le parti che compongono l’equipe.

Nasce dunque in fase embrionale in un tiepido pomeriggio di febbraio l’idea di un progetto che ha come obiettivo la realizzazione di un percorso di cura dove la presa in carico è basata sull’ascolto e dove le risorse sono “cucite” sulla base delle esigenze delle singole persone.

E’ in questo spazio in cui le storie di vita si possono intrecciare e scorrere morbidamente, parallelamente e trasversalmente per arrivare tutte allo stesso obiettivo, in cui il benessere non è più un traguardo da raggiungere , ma un percorso da esperire con tutte le parti di noi, cognitiva, emotiva, corporea e posturale, medica, psicologica, creativa biologica e ecologica, fuori e dentro di noi, con tutte le “parti” che concorrono di riflesso a rappresentare lo stesso modello interno fuori  in termini di competenze che creano una rete efficace  e funzionante.

La persona che sperimenta  un evento di malattia oncologica,  prima di essere curato si aspetta, e direi anche legittimamente  di essere capito, accolto e ascoltato non solo nei suoi sintomi ma anche e soprattutto nei suoi bisogni: le interpretazioni sono interessanti e seduttive ma a volte fuorvianti; la possibilità di “stare”, ci mette in una condizione di ascolto che di per se non necessita di alcun artefizio mentale, né d’interpretazione e che dovrebbe essere alla base di un “imprinting terapeutico”  su cui nasce, si sviluppa e  opera una equipe;  la capacità di riconoscere e di avvalersi delle competenze che possono essere messe in campo ci permette di giocare una carta importante in questa partita chiamata vita: la carta della presenza, dell’amore e della sensibilità. Andiamo oltre e iniziamo a costruire questo percorso dentro di noi, con la capacità di costruire ponti se troviamo punti da ri-collegare e ri-contattare.

Grazie a chi oggi mi ha dato la possibilità di confrontarmi e ha ispirato questa riflessione che spero possa essere in qualche modo promotrice di una buona linea guida per la costruzione di questo meraviglioso percorso seminato i cui germogli stanno iniziando a uscire alla luce e promettono di crescere e diventare alberi  forti e robusti che si sosteranno da soli e sosteranno perché piantati con cura;  andiamo oltre con la convinzione che questa idea diventerà una splendida realtà condivisibile sul territorio.

Rosaria Giagu

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