Congo. All’aeroporto di Ciampino in serata le salme degli italiani uccisi

42

E’ partito da Goma l’aereo militare per riportare in patria i corpi di Attanasio e Iacovacci. La preghiera di papa Francesco. Il ministro degli Esteri mercoledì alle 9 riferirà in Parlamento.

Secondo un comunicato della presidenza congolese sono stati i rapitori a uccidere l’ambasciatore Luca Attanasio e il carabiniere Vittorio Iacovacci, sparando loro a bruciapelo. Erano armati con cinque fucili automatici kalashnikov e un machete. L’agonia dell’ambasciatore italiano, colpito all’addome, è durata un’ora, precisa il comunicato. Ma le Fdlr (“Forze Democratiche per la liberazione del Ruanda”) negano responsabilità.

Papa Francesco è informato di quanto successo in Congo e della morte dell’Ambasciatore italiano Luca Attanasio, del carabiniere di scorta Vittorio Iacovacci e dell’autista Mustapha Milambo, e “prega anche per
loro durante questi giorni di esercizi spirituali”. Lo riferiscono fonti vaticane.

Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio riferirà mercoledì alle 9 alla Camera sulla morte di Attanasio, ha detto il ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà. Oggi a Roma un emissario del emissario del capo di Stato congolese Félix Antoine Tshisekedi, per portare una lettera personale a Mario Draghi.

Intanto è previsto nella tarda serata l’arrivo all’aeroporto di Ciampino dei corpi dell’ambasciatore Luca Attanasio e del carabiniere Vittorio Iacovacci, uccisi in Congo lunedì. L’aereo dell’Aviazione militare italiana che effettua il trasporto delle salme è già partito dall’aeroporto di Goma, nella Repubblica democratica del Congo.

Mercoledì sono previste le autopsie al Policlinico Agostino Gemelli. La Farnesina ha chiesto e ottenuto di effettuare in Italia l’esame autoptico, disposto dalla Procura di Roma che già lunedì ha aperto l’indagine per chiarire l’accaduto, mentre il ministero degli Esteri ha chiesto un report dettagliato al World Food Programme (Wfp) e l’inizio di un’inchiesta ONU per chiarire su quali basi quella strada fosse ritenuta sicura.

Le indagini dei carabinieri del Ros già arrivati in Congo

I carabinieri del Ros, giunti in Congo su delega della Procura di Roma, acquisiranno i verbali delle testimonianze raccolte dagli inquirenti locali delle persone presenti sul luogo dell’agguato all’ambasciatore Luca Attanasio e al carabiniere Vittorio Iacovacci. Tra questi anche il racconto del funzionario italiano del Wfp, Rocco Leone, l’italiano superstite. Tra l’attività che i carabinieri del Ros svolgeranno in Congo c’è anche quella relativa alle armi utilizzate dai ranger intervenuti nel luogo dell’agguato all’ambasciatore Luca Attanasio e al carabiniere Vittorio Iacovacci. I Ros acquisiranno informazioni sulle armi in dotazione al corpo che si occupa di vigilare il Parco del Virunga. Secondo una ricostruzione, vi sarebbe stato uno scontro a fuoco tra i ranger e i rapitori ed è in questa fase che avrebbero perso la vita i due italiani. Oggi la presidenza congolese ha sottolineato che sono stati gli aggressori a sparare a bruciapelo a entrambi.

A bordo del convoglio Onu preso di mira lunedì mattina da un gruppo armato di 6 persone diretto a Rutshuru per visitare una scuola che era in procinto di ricevere aiuti alimentari c’era anche un altro italiano, unico sopravvissuto, Rocco Leone. Direttore aggiunto del World Food Programme (Wfp), 56 anni, non risulta ferito nella sparatoria ma è ricoverato in un ospedale africano in stato di choc. Era in Congo da circa due anni, ma ha lavorato e vissuto a lungo in molti altri Paesi africani, per lui si parla di un impegno ventennale. La moglie di Rocco Leone ha potuto parlare al telefono con il marito, che l’ha rassicurata sulle sue condizioni.

Il ricordo del padre di Attanasio

“In trenta secondi sono passati i ricordi di una vita, ci è crollato il mondo addosso. Sono cose ingiuste, che non devono accadere. Per noi la vita è finita”: così Salvatore, il papà dell’ambasciatore Luca Attanasio, ha raccontato il momento in cui ha appreso della morte in un agguato del figlio.
“Ma adesso – ha aggiunto – bisogna pensare alle nipoti, queste tre creature avevano praterie davanti con un padre così. Non sanno ancora cosa è accaduto – ha detto Salvatore Attanasio -. Anche la loro mamma, la moglie di Luca, è distrutta dal dolore”.

“Non era preoccupato, ma felice per la missione che doveva compiere”. “Ci ha detto quali erano gli obiettivi. È stato sempre una persona rivolta agli altri, ha sempre fatto del bene, ed è sempre stato proiettato verso alti ideali, capace di coinvolgere chiunque nei suoi progetti. Una cosa che a me poteva sembrare poco chiara, lui me la rendeva positiva. Era onesto, corretto, mai uno screzio” ha aggiunto il padre dell’ambasciatore Luca Attanasio, Salvatore, ricordando il figlio ucciso in Congo, dalla sua casa di Limbiate, circondato da foto e ricordi, e aggiungendo di averlo sentito per l’ultima volta domenica.

Il presidente della Repubblica democratica del Congo, Felix Tshisekedi, accompagnato dalla moglie, Denise Nyakeru, ha fatto visita a Zakia Seddiki, la moglie dell’ambasciatore italiano Luca Attanasio, ucciso ieri in un’imboscata nell’est del Paese. Lo hanno riferito i media locali, pubblicando alcune foto dell’incontro che si è tenuto presso la residenza dell’ambasciatore a Kinshasa.

L’intervista all’arcivescovo di Kinshasa

“Il nostro Paese è stato per anni devastato per ragioni economiche e geostrategiche. Il mondo non può più tacere di fronte a queste tragedie umane”. Lo ha detto l’arcivescovo di Kinshasa, il cardinale Fridolin Ambongo Besungu, in un’intervista al Tg2000, il telegiornale di Tv2000, commentando l’agguato mortale all’ambasciatore italiano Luca Attanasio e al carabiniere della sua scorta Vittorio Iacovacci avvenuto nella Repubblica democratica del Congo.

(Avvenire)

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui