22 febbraio 1931. Amerigo Vespucci, la regina dei mari compie 90 anni

71

Ha navigato il mare e il tempo accompagnando generazioni di ufficiali della Marina Militare. Tra vele, cime e pennoni sono passati centinaia di giovani… Ecco la storia del vascello più amato

Era il 22 febbraio 1931 quando venne varata presso il Regio Cantiere di Castellamare di Stabia. C’erano le autorità militari, civili e religiose così come il progettista, l’ingegnere Francesco Rotundi, un tenente colonnello del Genio navale, e la madrina del varo, la signora Elena Cerio.

Consegnata alla Regia Marina il 26 maggio 1931, entrò in servizio come nave-scuola il successivo 6 giugno, aggiungendosi alla gemella Cristoforo Colombo, di tre anni più anziana, e costituendo con essa la Divisione Navi Scuola al comando dell’Ammiraglio Domenico Cavagnari. Il motto originario era Per la Patria e per il Re, ma venne modificato successivamente con l’avvento dell’Italia repubblicana e la caduta della monarchia, nel 1946, in Saldi nella furia dei venti e degli eventi.

Oggi, tutti i cadetti dell’Accademia Navale di Livorno che varcano la scaletta del veliero si ritrovano a centro nave, sul ponte di coperta, davanti all’attuale motto Non chi comincia, ma quel che perservera. Assegnato nel 1978 è un’esortazione all’impegno e alla perseveranza, a non mollare nei momenti difficili. Un richiamo per coloro che sono chiamati a salpare ogni anno e vivere per circa tre mesi un’intensa fase di addestramento durante la campagna d’istruzione.

Il varo di Nave Amerigo Vespucci a Castellammare di Stabia il 22 febbraio 1931 – Ufficio storico della Marina Militare

Il “battesimo del mare” avviene in quei 101 metri, tra la poppa e l’albero di bompresso. Qui i futuri comandanti delle “navi grigie” prendono dimestichezza e confidenza con le regole e gli strumenti della tradizione marinara. Bussola, sestante, calcolo del punto nave, la sfida dei venti e delle onde, ma anche conoscere quei segreti che solo un nostromo, ossia il nocchiere più anziano ed esperto di bordo, può rivelare. Insomma una “scuola” galleggiante a tutto tondo che prima di tutto trasferisce l’importanza di essere un equipaggio e di contribuire tutti al bene comune rappresentato dalla nave stessa.

“Nave Vespucci ha rappresentato il sogno da conquistare al termine del primo anno di allievo in Accademia Navale – ricorda l’Ammiraglio di Squadra Pierluigi Rosati, Presidente dell’Anmi, l’Associazione nazionale marinai d’Italia -. Imbarcare sul veliero più bello del mondo voleva dire aver superato gli esami. Intensa esperienza di vita, che ha fortificato lo spirito di gruppo e l’appartenenza al Corso. L’immagine che ricordo con maggiore piacere, fra le tante, è quella delle ore trascorse per individuare il nome da dare al Corso e per realizzare la bandiera, che ci avrebbe rappresentato da quel momento per tutta la nostra vita in Marina e anche dopo – racconta Rosati -. Eravamo nel Golfo del Leone, a pochi giorni dal termine della campagna addestrativa. Le condizioni meteo erano pesanti; pioggia, mare e vento caratterizzavano quelle ore. Il Vespucci, con le vele serrate, riusciva a procedere a lento moto, a causa della forza della natura. Gli allievi, riuniti nei propri locali di vita, decisero di chiamarsi Tempeste e di riconoscersi in una bandiera raffigurante un veliero stilizzato in mezzo proprio a una tempesta”.

Il Vespucci è anche il simbolo dell’eccellenza delle maestranze italiane visibile in ogni angolo della nave, a partire dalla polena di prora raffigurante proprio il celebre navigatore in onore del quale il “Nuovo Mondo” venne chiamato America. Una decorazione di cui erano dotati i vascelli più prestigiosi che solcavano i mari dal XVI al XIX secolo.

Non mancano poi i dettagli caratteristici delle imbarcazioni ottocentesche a cui la nave si ispira come nel caso dei fregi che si sviluppano ai lati della prora e a poppa, ricoperti di foglie d’oro zecchino, e i fascioni bianchi e neri che ricordano le linee di cannoni di un vascello da guerra.

Ciò che però contraddistingue l’Amerigo Vespucci, sia in lontananza che “alla fonda”, ma anche quando è ancorata in porto, sono i suoi tre alberi (trinchetto, maestro e mezzana) a cui si aggiunge il bompresso a prua. L’altezza degli alberi sul livello del mare è di 50 metri per il trinchetto, 54 metri per la maestra e 43 metri per la mezzana mentre il bompresso sporge per 18 metri.

C’è infine un posto che resta nel cuore e nella mente di tutti i marinai che hanno vissuto a bordo del Vespucci: la timoneria storica del veliero. Un connubio tra tradizione e innovazione con le sue quattro ruote “a caviglia” che solitamente vengono governate da otto allievi, quattro a dritta e quattro a sinistra, a dimostrazione dello sforzo di braccia che viene affrontato ogni qualvolta si riceve l’ordine di cambiare rotta.

Quattro giri completi delle ruote “a caviglia” equivalgono a un solo grado di barra. Insomma una scuola, quella che si vive a bordo del Vespucci, improntata sul sacrificio e sullo spirito di adattamento, dai turni di guardia alle manovre di vela che vengono effettuate in qualsiasi momento, se necessario, del giorno e della notte. Un altro aspetto originale sono gli alloggi degli allievi che si trovano sottocoperta. Prima della notte o nei momenti di riposo, liberi da guardie o servizi, ragazzi e ragazze srotolano la propria amaca come un tempo. Un “letto mobile” che risente di meno il rollio e il beccheggio della nave.

Ogni angolo del veliero narra episodi di storia navale rimasti nella memoria collettiva. Ne sono un esempio le fotografie in bianco e nero collocate nel quadrato ufficiali, prima tra tutte quella dell’Amerigo Vespucci ritratta insieme alla nave gemella Cristoforo Colombo oppure lo scatto che ha immortalato l’incontro, nel 1962, nel Mar Mediterraneo, con la portaerei americana USS Independence. Quel giorno dalla plancia della portaerei battente bandiera a stelle e strisce, il comandante americano, come da tradizione marinaresca, inviò un messaggio a lampi di luce chiedendo al vascello di identificarsi. La risposta fu “Nave Scuola Amerigo Vespucci – Marina Militare Italiana”. La replica del comandante statunitense fu quasi un’esclamazione: “The most beautiful ship in the world”, ossia “La nave più bella del mondo”. Infine “la sala consiglio”, un luogo di rappresentanza dove sono avvenuti incontri tra autorità politiche, diplomatiche e militari di vario livello a dimostrazione del ruolo ricoperto dalla nave come “ambasciatrice” dell’Italia nel mondo. E’ un locale ricco di cimeli e quadri firmati da Claudus, un “pittore del mare” di fama internazionale. Dalla “sala consiglio” poi un corridoio conduce a quello che viene chiamato “il giardinetto” caratterizzato da una balconata collocata a poppa del veliero.

Dalla sua entrata in servizio il veliero ha svolto ogni anno attività addestrativa, ad eccezione del 1940, a causa degli eventi bellici, e degli anni 1964, 1973 e 1997, per lavori straordinari. Oltre a numerose brevi campagne in Mediterraneo, effettuate per lo più nel periodo primaverile e autunnale, da quella del 1931 ad oggi il Vespucci ha effettuato oltre ottanta campagne di istruzione a favore degli Allievi della 1ª Classe dell’Accademia Navale, di cui 42 in Nord Europa, 23 in Mediterraneo, 4 in Atlantico Orientale, 7 in Nord America, 1 in Sud America e 2 nell’ambito dell’unica circumnavigazione del globo, compiuta tra il maggio 2002 ed il settembre 2003, periodo nel quale la Nave è stata coinvolta nelle attività connesse con l’edizione della America’s Cup del 2003 in Nuova Zelanda.

Infine nel 2020, anno della pandemia, il veliero, non sostando in porto e non potendo ricevere a bordo visite, attraverso la sua navigazione lungo le coste italiane ha voluto trasmettere un segno di fiducia e di speranza in un momento difficile per il Paese e per gli italiani.

Nave Vespucci può contare 122 comandanti che si sono alternati alla guida dell’equipaggio dal 1931 ad oggi. L’ultimo in ordine cronologico è il capitano di vascello Gianfranco Bacchi, ma tra i suoi predecessori spiccano l’ammiraglio Agostino Straulino e l’ammiraglio Ugo Foschini, due ufficiali che legano i loro nomi a due imprese rimaste storiche: quella del 1965 con l’uscita dal porto di Taranto a vela con vento di tramontana secca che consentì di issare le vele e di uscire dal Mar Piccolo. L’altra, invece, è la risalita del Tamigi nel 1968 a vele spiegate.

L’equipaggio è composto da 264 militari, di cui 15 Ufficiali, 30 Sottufficiali, 34 Sergenti e 185 Sottocapi e Comuni. Durante ogni campagna di istruzione l’equipaggio viene a tutti gli effetti integrato dagli allievi (circa 100 l’anno) e dal personale di supporto dell’Accademia Navale, raggiungendo quindi circa 400 unità.

Alla propulsione a vela, dopo importanti lavori di adeguamento, è stata abbinata la propulsione Diesel-Elettrica, realizzata con un sistema integrato che vede l’impiego di moderni ed efficienti gruppi Diesel-Generatori. Durante la sosta lavori di Prolungamento Vita Operativa (PVO), iniziata a ottobre 2013 e terminata ad aprile 2016, è stata data particolare attenzione all’implementazione delle più moderne tecnologie per una maggiore efficienza energetica e una riduzione dell’impatto ambientale della nave.

Oggi il Vespucci è anche Goodwill Ambassador dell’Unicef dopo una solenne cerimonia il 30 luglio 2007 svoltasi nel porto di Genova.

(Avvenire)

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui