Covid-19. Vaticano, possibili provvedimenti per chi non si vaccina

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Un decreto del cardinale Bertello annuncia provvedimenti per chi si opporrà alla vaccinazione senza comprovati motivi

Papa Francesco lo aveva detto con chiarezza: «Credo che eticamente tutti debbano prendere il vaccino, è un’opzione etica, perché tu ti giochi la salute, la vita, ma ti giochi anche la vita di altri», annunciando che si era già prenotato per partecipare alla campagna di vaccinazioni messa in campo dallo Stato della Città del Vaticano.

Decreto dell’8 febbraio

Ora con un decreto dell’8 febbraio firmato dal presidente della Pontificia commissione dello Stato della Città del Vaticano, il cardinale Giuseppe Bertello, si sottolinea che, sebbene la vaccinazione non sia obbligatoria, il non sottoporvisi comporterà per cittadini e dipendenti del vaticano ad alcune conseguenze. Il decreto sottolinea che lo Stato vaticano «adotta tutte le misure necessarie volte a ridurre il rischio» legati al Covid-19 e che la vaccinazione è uno degli strumenti. Il vaccinarsi, spiega ancora il testo, «prevede la somministrazione di un vaccino a tutela della salute dei cittadini, dei residenti, dei lavoratori e della comunità di lavoro».

Chi non può vaccinarsi

Proprio per questo per coloro che non potranno vaccinarsi «per comprovate ragioni di salute» l’amministrazione «può adibire per il periodo dell’emergenza, il lavoratore a mansioni differenti, equivalenti o, in difetto, inferiori» garantendo comunque «il trattamento economico corrispondente alle mansioni di provenienza».

Chi non vuole vaccinarsi

Sono invece annunciati provvedimenti per coloro che rifiuteranno la vaccinazione «senza comprovate ragioni di salute». Insomma una sorta di No-vax in Vaticano. In questo caso il decreto prevede che si possano applicare «conseguenze di diverso grado, che possono giungere fino alla interruzione del rapporto di lavoro».

Ma come precisa una nota del Vaticano tutto questo è da ritenersi “come uno strumento che in nessun caso ha natura sanzionatoria o punitiva, piuttosto destinato a consentire una risposta flessibile e proporzionata al bilanciamento tra la tutela sanitaria della collettività e la libertà di scelta individuale senza porre in essere alcuna forma repressiva nei confronti del lavoratore”.

(Avvenire)

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