Mafia, blitz della polizia a Latina contro i clan Di Silvio e Travali: 19 persone arrestate

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Tra le accuse: associazione a delinquere, traffico di droga, estorsioni e omicidio. Tutti aggravati dal metodo mafioso

Con un nuovo blitz disposto dalla Dda di Roma torna la parola mafia accanto ai nomi delle famiglie criminali di origine nomade presenti a Latina.

Si tratta ancora una volta dei Di Silvio, seppure di un ramo in larga parte diverso da quello degli imputati nel processo denominato “Alba Pontina”, e dei Travali, già al centro del processo, conclusosi con condanne definitive, denominato “Don’t touch”, che nel 2015 portò gli inquirenti ad accendere un primo faro anche sugli indicibili rapporti tra malavita e politica.

Da allora le indagini della squadra mobile, grazie anche alle dichiarazioni dei due pentiti del clan Di Silvio, Renato Pugliese e Agostino Riccardo, e del pentito Maurizio Zuppardo, non si sono mai fermate.

L’Antimafia ha ritenuto che le famiglie nomadi abbiano dato vita nel capoluogo a un’associazione di stampo mafioso, in grado di terrorizzare professionisti e commercianti, con rapporti ad alti livelli con altre organizzazioni criminali, riconosciuta da chi vive in provincia di Latina come pericolosissima e in grado di condizionare le campagne elettorali.

Partendo dalle rivelazioni dei collaboratori di giustizia e in particolare da quelle di Riccardo, gli inquirenti hanno quindi chiesto e ottenuto dal gip del Tribunale di Roma 19 misure cautelari, eseguite oggi dalla Polizia, in parte a carico di indagati già in carcere.

Nella nuova inchiesta, denomimata “Reset”, gli indagati in totale sono 29 e l’accusa principale per esponenti e fiancheggiatori dei Di Silvio e dei Travali, due famiglie con legami di parentela e i primi in particolare legati a doppio filo ai Casamonica di Roma, è quella di aver costituito un’associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, aggravata dal metodo mafioso, compiendo anche numerose estorsioni aggravate dal metodo mafioso, tra cui quelle a titolari di note attività commerciali del capoluogo pontino, e di aver compiuto pure un omicidio aggravato dalla finalità di agevolazione mafiosa.

Un’organizzazione criminale dunque che si sarebbe occupata del traffico di cocaina, hashish e marijuana con cui rifornire le piazze di spaccio di Latina, Cisterna, Aprilia, Sezze e dei centri limitrofi, ricorrendo anche alla violenza nei confronti di gruppi criminali rivali.

Nell’associazione per delinquere un ruolo di primo piano, da capo, lo avrebbe avuto Angelo Travali, già condannato in via definitiva a sette anni e mezzo di carcere nel processo Don’t touch, in cui era emerso avere invece un ruolo di primo piano nell’ala militare dell’organizzazione criminale impegnata nello spaccio di droga, nelle estorsioni e nell’usura messa su da Costantino Cha Cha Di Silvio, padre del pentito Pugliese, e a sua volta condannato a dieci anni.

Travali, detenuto nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, si è visto ora contestare le nuove accuse e insieme con lui è indagato anche il suo ex capo Cha Cha, l’uomo che ai tempi del Latina Calcio in serie B e della presidenza della società del suo amico deputato Pasquale Maietta spadroneggiava allo stadio, ora detenuto nel carcere di Paola.

Nell’organizzazione ad essere particolarmente attivi sarebbero inoltre stati Giuseppe e Salvatore Travali, anche loro condannati in Don’t touch.

Ma l’elenco degli indagati è lungo. Nelle indagini sono infatti coinvolti anche Gianluca Ciprian, arrestato un anno fa in Spagna dopo essere stato trovato con un carico di cinque quintali di droga e in passato scampato all’agguato a Sezze in cui morirono i suoi amici Alessandro Radicioli e Tiziano MarchionneAlessandro Zof, pregiudicato di Latina imputato per un duplice omicidio compiuto sul lungomare di San Felice Circeo il 6 marzo 2016, Valerio Cornici, un imprenditore coinvolto nel traffico di droga nel capoluogo pontino e legato allo stesso Zof, e Luigi Ciarelli, esponente dell’omonima famiglia di origine nomade.

Tra gli indagati infine Manuel Ranieri, già detenuto a Civitavecchia, condannato per il sequestro e l’omicidio del 28enne di nazionalità romena Nicolas Adrian Giuroiu, assassinato e buttato in un pozzo. Una vicenda che risale all’8 marzo 2014 e ora riesaminata dalla Dda, ritenendo che a fornire le armi per quel delitto siano stati i Travali.

A compiere il blitz sono stati gli investigatori della squadra mobile di Latina e del Servizio centrale operativo della Polizia di Stato, con il supporto di 23 equipaggi del Reparto prevenzione crimine e degli agenti dei commissariati di Cisterna, Fondi, Terracina, Gaeta e Formia.

Le misure cautelari sono state notificate ad Angelo Travali, detto “Palletta”, Salvatore Travali, detto “Bula”, Giuseppe Travali, detto “Peppone” o “Peppone lo zingaro”, Francesco Viola, anche lui già condannato in Don’t touch e in passato coinvolto nella gestione delle campagne elettorali, lo stesso Ciprian, Zof, Cornici, Ciarelli, Davide AlicastroErmes PelleraniCristian Battello, di Aprilia, detto Schizzo, Fabio Benedetti, Cha Cha, Antonio GiovannelliGiovanni CiaravinoSilvio MascettiAlessandro Anzovino, detto “Ciba”, Antonio Peluso Valentina Travali, quest’ultima l’unica ad aver ottenuto il beneficio dei domiciliari.

Per l’Antimafia, dopo la guerra criminale che nel 2010 insanguinò le strade di Latina e gli arresti degli allora vertici dei clan Di Silvio e Ciarelli, a farsi largo nel business della droga e non solo furono i Travali, che fino a quel momento avevano scarsa libertà di movimento e in un’occasione erano addirittura fuggiti in questura temendo di venire uccisi dai Ciarelli.

Il gruppo avrebbe avuto ampia disponibilità di armi e, per mostrare la propria forza, sarebbe stato solito fare ricorso alla violenza. Tanto che lo stesso omicidio Giuroiu, secondo gli inquirenti, sarebbe stato compiuto proprio con tale obiettivo: far vedere chi erano i nuovi capi. A rifornire di sostanze stupefacenti l’organizzazione sarebbero stati poi Ciprian per quanto riguarda la cocaina, Ciarelli l’hashish e Cornici e Zof la marijuana, portando sempre i Travali a ottenere il monopolio nei traffici di droga.

Angelo Travali avrebbe inoltre cercato di continuare a fare il boss anche dietro le sbarre, dopo l’arresto per Don’t touch, corrompendo agenti di polizia penitenziaria per poter godere di privilegi all’interno del carcere.

Per quanto riguarda invece gli scontri con i gruppi rivali, i fratelli Travali, con l’aiuto di Zof, avrebbero compiuto una gambizzazione, danneggiato auto, crivellandole di colpi di pistola, e negozi, fino a cercare di costringere altri spacciatori ad acquistare droga da loro, a spacciare per loro o a pagare alla loro organizzazione il pizzo: 30mila euro. “Quel cranio te lo spappoliamo…Tanto ti veniamo a cercare noi domani”, sarebbero state le minacce rivolte a una delle vittime. Sulle estorsioni poi sono stati contestati ben 18 episodi, in cui il gruppo, sfruttando in particolare la fama di Cha Cha, avrebbe costretto al silenzio commercianti, imprenditori, professionisti, semplici cittadini, e anche tifosi del Latina Calcio, che hanno pagato senza mai presentare una denuncia fino a quando sono stati contattati dalla Polizia.

Un tifoso, in particolare, per essersi fatto autografare una maglietta del Latina Calcio da alcuni calciatori si sarebbe trovato a subire un’estorsione da Viola, Angelo Travali e Riccardo. Lo avrebbero minacciato dicendogli: “Allo stadio comandiamo noi. Non puoi fare come ti pare. Noi abbiamo fatto una scelta di fare la vita da strada e sulla strada ste cose si pagano”. E avrebbero preteso 12mila euro. Sul fronte dell’usura, infine, gli indagati avrebbero strozzato ed estorto denaro anche a un avvocato.

(La Repubblica)

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