M5S, addio al capo politico. Via libera da Rousseau al direttorio a cinque

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Oltre 11 mila i votanti. Cambia lo Statuto del Movimento. I ribelli del no a Draghi potrebbero essere meno di dieci. Intanto Crucioli: “Lascio i 5S”

Via libera definitivo da parte degli iscritti su Rousseau alla nuova governance collegiale del M5S.

La votazione, cominciata ieri alle 12 e conclusasi oggi alla stessa ora, vede la netta prevalenza dei favorevoli, con una percentuale attorno all’80%. L’esito era prevedibile, nel senso che una settimana fa alla prima convocazione del voto – poi annullato perché bisognava che votassero il 50 per cento più uno degli iscritti – l’esito fu simile. Rimane comunque il flop della partecipazione: per i 6 quesiti in media sono state espresse 11.514 preferenze. Il picco dei click ha visto votare 11.947 attivisti su un parco iscritti di 119.721 membri. Insomma, ha votato uno su dieci. Con il sì di Rousseau comunque cambia lo Statuto del M5S.

Il rebus ribelli

Intanto il fronte interno dei contrari al governo Draghi non demorde. E uno dei ribelli, il senatore Mattia Crucioli, nel ribadire il suo no a Draghi annuncia l’addio a M5S. “Ho deciso, coerentemente con quello che ho sempre dichiarato, che non farò parte di questa maggioranza diventata una beffa rispetto al principio di autodeterminazione dei popoli che è confluito nell’art. 1 della Costituzione”, scrive su Facebook la senatrice Bianca Laura Granato. Resta però da capire in quanti effettivamente voteranno no e quanti invece sceglieranno di non esser presenti in aula. Secondo indiscrezioni, i no secchi potrebbero essere 7-8. I contrari alla fiducia sono una quindicina, nomi come Abate, Angrisani, Crucioli, Granato, La Mura, Lezzi, Mantero, Mininno, Moronese, Morra, Nocerino, Dessì e Lannutti. Altri si sono espressi per dire che la fiducia al governo sarà condizionata.

Il direttorio a 5

È stata dunque approvata dai militanti l’istituzione di un direttorio di cinque persone al posto del capo politico, ruolo oggi detenuto da Vito Crimi. Gli scontenti che, pur essendo contrari al governo Draghi, non vogliono lasciare il M5S – da Barbara Lezzi Nicola Morra – potrebbero quindi puntare a conquistare un ruolo direttivo interno. Anche Giuseppe Brescia, teorico dell’ingresso critico in maggioranza, potrebbe essere in lizza. Tra i pronti a candidarsi ci sarebbero la sindaca di Roma Virginia Raggi, europarlamentari come Dino Giarrusso. I cinque componenti dovranno essere però rappresentativi dei vari livelli di rappresentanza e di genere. Al massimo potranno entrare due parlamentari, due europarlamentari, due membri del governo, due rappresentanti delle amministrazioni e assemblee locali. Il termine per le candidature e per il nuovo voto non è stato ancora fissato. Tra i requisiti per entrare nel Comitato direttico, i candidati “dovranno essere in regola con le rendicontazioni al mese indicato sul sito tirendiconto.it – si spiega dall’associazione Rousseau – Siamo pronti a mettere a disposizione tutti gli strumenti che consentano agli iscritti di partecipare a questo fondamentale momento di scelta, atteso ormai da oltre un anno”.

Il quesito

Il quesito posto agli attivisti era così formulato: “Sei d’accordo alle seguenti modifiche dell’articolo 7 e conseguenti: Alla introduzione di un Comitato direttivo composto da 5 membri, che duri 3 anni, al cui interno, a rotazione annuale, è individuato chi svolgerà le funzioni di rappresentante legale, le cui deliberazioni siano a maggioranza dei membri?”. I no alla trasformazione organizzativa sono stati 2.448 ( pari al 20.5%).

Remota ipotesi Conte nel direttorio

E c’è chi ipotizza anche la candidatura dell’ex premier Giuseppe Conte in seno al nuovo organismo. Un sogno per quanti leggono nell’apertura fatta ieri dall’ex premier, un primo segnale della nuova fase del suo impegno politico. “Continuerò a dare il mio contributo” ha annunciato infatti l’ex premier che ha detto di “credere molto” nella progetto di uno schieramento per lo Sviluppo sostenibile con M5s, Pd e Leu. Un’apertura salutata con favore anche dal presidente della Camera, Roberto Fico che si dice “certo” di continuare a collaborare con Conte. Più verosimilmente invece, viste anche le regole previste per candidarsi e che prevedono un’iscrizione precedente al giugno 2020, l’ex primo primo ministro in questi mesi continuerà a ritagliarsi il ruolo di federatore dell’area progressista: la costituzione del gruppo interparlamentare è anch’essa frutto del suo lavoro e della sua strategia.

Votazione numero 347

Con la consultazione sullo Statuto la piattaforma di Davide Casaleggio raggiunge il numero di 347 votazioni dal 2016, anno della nascita, a oggi. Prima del pronunciamento sullo Statuto si era tenuto il travagliato voto, poi contestato dai grillini ribelli, sul governo Draghi, con la vittoria del sì.

(La Repubblica)

 

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