Governo: c’è vita politica oltre Draghi? Gli analisti promuovono Meloni e bocciano i dissidenti 5S e la sinistra

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Secondo sondaggisti e osservatori di flussi elettorali c’è spazio per Fdi “che difende il castelletto del sovranismo” ma non per chi insegue populismi diversi: “Il tempo dell’anti-casta è finito”.

C’è vita (politica) oltre Mario Draghi? E che margine di manovra hanno i partiti, o le frange dei partiti, che hanno deciso di restare fuori dalla maxi-maggioranza che sostiene il neo-premier? È un quesito che riguarda Giorgia Meloni ma anche i “ribelli” di 5Stelle e quel microcosmo di sinistra che ha scelto di stare fermamente all’opposizione: abbiamo provato a rivolgerlo a sondaggisti, esperti di flussi elettorali, osservatori esterni.

I dati, va premesso, sono ancora molto limitati. Il primo dice già qualcosa: il consenso per Fratelli d’Italia non è cambiato granché da quando la leader ha annunciato il no a un governo istituzionale. Nelle rilevazioni Swg, la percentuale di Fdi è scesa di appena tre decimali, dal 16,5 registrato fra il 3 e l’8 febbraio al 16,2 della settimana successiva. La scelta di Meloni sembra in linea con le aspettative del proprio popolo: due elettori su tre, ha stimato l’istituto Demopolis di Pietro Vento, non apprezzano il nascente governo. Non era scontato, vista la volatilità delle opinioni: basti pensare che – sempre secondo Demopolis – solo il 38 per cento degli elettori della Lega il 5 febbraio si diceva favorevole al nuovo esecutivo, dato che è quasi raddoppiato in dieci giorni. Stesso discorso per i 5 Stelle: la posizione del sì a Draghi, nello stesso arco di tempo, è passata dal 40 al 60 per cento. “In generale, il consenso attorno al premier resta altissimo, ma la scelta della squadra di governo ha creato invece alcune perplessità negli elettorati”, annota Vento. E il fatto che ci sia una coalizione così larga e composita ad appoggiare Draghi “potrebbe rivelarsi un problema” per il 45 per cento dei cittadini sondati da Demopolis.

È quello lo spazio in cui potrebbero incunearsi le forze politiche scettiche verso la formula Supermario. La prudenza domina: se Alessandra Ghisleri, direttrice di Euromedia research, vuole attendere almeno il discorso in parlamento di Draghi per fare le prime valutazioni, Fabrizio Masia di Emg Acqua fornisce un orizzonte temporale più lungo: “Per capire meglio la situazione dovremo attendere tre mesi. Questo governo ha scatenato grandi attese ma ha anche un compito difficilissimo: quando saranno messi a terra soprattutto i risultati della spesa del Recovery plan, vedremo se le forze che oggi sono critiche avranno gioco facile o meno nel puntare il dito contro la presunta accozzaglia di partiti che sostiene Draghi. È una scommessa, se vogliamo”.

Secondo Salvatore Vassallo, docente di scienza politica all’Università di Bologna ed ex deputato del Pd, l'”elettorato della Meloni è più benevolente di lei nei confronti di Draghi. Ma credo che la leader di Fratelli d’Italia riconosca come Salvini l’utilità di un passaggio politico che allontana entrambi dalla destra di Putin, di Orbn e di Trump. Salvini ha deciso di entrare in maggioranza, Meloni no: ma vedrete che le posizioni non saranno diversissime, se è vero che Fdi è comunque per un’opposizione responsabile. In ogni caso, non credo che l’opzione del non sostegno a Draghi darà a Meloni molti consensi aggiuntivi: Fdi continuerà però a crescere , lentamente e costantemente”. Destino diverso, secondo Vassallo, attende i dissidenti pentastellati e la sinistra: “I 5s che non stanno con Draghi dovrebbero fare un partito ma non vedo né leadership, né struttura organizzativa né spazio elettorale. Difficile ricreare oggi il clima anti-establishment del 2013. Quanto alla sinistra, il no è quello già sentito di una entità politica antagonista di circoscritte dimensioni, che continuerà ad esistere ma non credo potrà allargarsi. E la leadership di Speranza, in quell’area, è ormai preponderante rispetto a quella di Fratoianni”.

Da un intellettuale riformista a uno che milita nel campo avverso. Filippo Rossi, fondatore de “La buona destra”, dice che la scelta di Meloni è allo stesso tempo “conveniente e obbligata: “C’è un destra che va da Meloni a Marine Le Pen continuerà a rappresentare lo zoccolo duro del sovranismo: non guiderà mai un Paese europeo complesso ma viaggerà comunque fra il 10 e il 20 per cento”. Anche Rossi non prevede il buon esito di altre spinte antidraghiane: “Io credo che lo spazio per i populismi rimanga solo nell’estrema destra. Una cosa è dire Vaffa al Berlusconi di qualche anno fa, un’altra è dirlo a Draghi. I tempi sono cambiati e anche Grillo lo ha capito. Alcuni suoi adepti no. Ma il concetto è chiaro: Meloni può difendere il castelletto del sovranismo, gli altri non hanno più nulla da difendere”.

(La Repubblica)

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