Virologi d’accordo sullo stop allo sci. Crisanti: “Ora siamo nei guai”

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Palù: “Se terremo a bada il virus nei prossimi due-tre mesi, forse usciremo dal raggio della sua minaccia”

“Se terremo a bada il virus nei prossimi due-tre mesi, forse usciremo dal raggio della sua minaccia”. È quanto consiglia il professor Giorgio Palù, virologo, presidente dell’agenzia italiana del farmaco Aifa in un’intervista al Corriere della Sera. Perché, dice, “le infezioni respiratorie raggiungono il picco in inverno e in primavera-estate si mitigano” pertanto “dobbiamo aver fiducia! Spingendo sulla vaccinazioni e rinunciando per qualche altra settimana ad attenuazione di colori e tentazioni di riaperture”.

Quindi, osserva, la terza ondata “si può evitare” in quanto “siamo in una fase discendente della curva epidemica, anche se lenta. Non è il momento di distrazioni. Fino a che l’abbassamento dell’Rt non sarà significativo tutti noi siamo chiamati a rispettare le misure di protezione individuale ed evitare gli assembramenti”.

E le riaperture? Palù distingue: “Mi dispiace dirlo, anche gli impianti sciistici potrebbero costituire un rischio” e quanto alle scuole sottolinea: “Sappiamo da 4-5 studi che l’infezione, a prescindere dalle mutazioni, ha una certa prevalenza tra 12-19 anni e poi tra 19 e 50 anni. Quindi andrei cauto con la ripresa di scuole superiori e università. Sarebbe ideale poter spostare il calendario in avanti, quando il quadro sarà migliore”.

Allora, come si esce dalla pandemia? Con un lockdown duro subito per evitare che la variante inglese diventi prevalente e per impedire che abbia effetti devastanti come in Inghilterra, Portogallo e Israele”. È l’opinione del professor Andrea Crisanti, virologo, contenuta in un’intervista a La Stampa, nella quale sostiene che “il 20% dei contagiati presenta la variante inglese e la percentuale è destinata ad aumentare”, quindi a suo avviso “bisognava fare il lockdown a dicembre, prevenendo tutto questo, mentre ora siamo nei guai”.

Quindi, è la sua opinione, niente sci, zone gialle, ristoranti aperti e mobilità tra regioni, o meglio: “Neanche zone arancioni, va chiuso tutto e va lanciato un programma nazionale di monitoraggio delle varianti” e “dove si trovano le varianti brasiliana e sudafricana – è tassativo Crisanti – servono lockdown stile Codogno, non le zone rosse che sono troppo morbide”.

(Agi)

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