Fare presto fare bene. La fila al supermercato e il nuovo governo

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È quasi sera, l’ora peggiore per fare acquisti al supermercato.

Ovunque gente, ovunque volti provati dalla stanchezza, la giornata di lavoro appena conclusa la puoi notare dalla lentezza dei gesti, nel silenzio della fila che si snoda sino alle casse.

 

Nessuno ha voglia di dire nulla, neanche quel nulla che di solito si condivide in situazioni come questa, i convenevoli dettati dalla buona educazione e dal silenzio imbarazzato che chiede di essere sconfitto.

Ma stasera niente. Il ragazzo in tuta da operaio e scarpe antinfortunistiche si guarda le mani, macchiate di nero, forse vernice, poi inizia a mettere le sue cose sul nastro della cassa. Intanto, lontano, il sole che scompare definitivamente. ‘Le giornate si allungano, meno male’. Qualcuno ha dato voce al pensiero di tutti. La primavera è lì, manca poco al suo abbraccio, quanto è stato lungo questo inverno, al freddo si è aggiunto il Covid, ce lo ricorderemo questo inverno.

Il ragazzo in tuta da operaio mette alla rinfusa gli acquisti nella sportina in plastica biodegradabile, un sorriso alla cassiera, velocemente guadagna l’uscita. Ho ancora una persona davanti, poi sarà il mio turno.

Solo ora ho modo di notare la signora prima di me. Ora tocca a lei. Nulla del suo aspetto mi aveva colpito, una figura totalmente anonima che inizio a mettere a fuoco solo ora. Avrà attorno ai settant’anni, dall’acconciatura all’abbigliamento, mi fa pensare a una maestra di scuola in pensione, o qualcosa del genere, forse una dipendente comunale, o di qualche ente pubblico. La signora mette le sue compere sul nastro della cassa, poche cose, una spesa minima, di chi la spesa la fa tutti i giorni, giusto il necessario. Ora tocca alla cassiera, il ‘bip’ degli articoli, un paio di minuti in tutto, ‘Ventuno e ventisei’, a tanto ammonta la spesa della signora. Lei ha accolto le parole della cassiera scrollando la testa: ‘impossibile’. La cassiera, anche lei a fine giornata, il trucco sbiadito, la gentilezza provata, prende in mano lo scontrino che le aveva consegnato, lo scruta rapidamente, poi getta un’occhiata agli articoli messi nella busta: ‘no, è corretto, ventuno e ventisei’.

Nei pochi attimi in cui la cassiera ha ricontrollato il conto, la signora ha gettato il suo sguardo su noi altri, in fila dietro di lei, come per sincerarsi, capire chi, quanti, stessero osservando la scena. Avvicina il volto alla cassiera, parla cercando di non farsi capire, la sua vergogna diventa la mia.

‘Potrebbe togliere qualcosa, per scendere sotto i venti euro?’. La cassiera le sorride, ‘Se vuole può pagare con il bancomat, o la carta di credito’. ‘La banca me le ha sospese’. Lo sguardo che la signora restituisce alla cassiera, assieme alle poche parole, rimarrà nella memoria, come un emblema di questo inverno piovoso, infinito, snervato dal Covid. Che la primavera arrivi in fretta, che provi a diminuire i solchi profondissimi scavati dalla crisi, perché tanti, troppi, non sanno più come fare, cosa sperare. Draghi, o chi per lui, e chi è accanto a lui, faccia presto e faccia bene.

(Avvenire)

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