Caduto Conte, Renzi punta destabilizzare il Pd: “Se diventa la sesta stella di Grillo ci apre un’autostrada”

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Il leader di Italia viva: “Il nostro partito ambisce a costruire una casa dei riformisti solida e solidale. Il tempo ci dirà chi ha ragione”.

Dopo aver lavorato per far saltare l’alleanza Pd-M5s e Leu, ora l’offensiva di Renzi continua nel tentativo di destabilizzare il partito democratico e riprendere il disegno (per ora fallito) di trasformare Italia Viva in un partito che svuoti il Pd come Macron ha svuotato il partito socialista francese.

E che ha detto? “Se si salderà in modo definitivo l’alleanza con Cinque Stelle e Leu e il Pd diventerà la sesta stella del grillismo questo aprirà un’autostrada a chi come Italia Viva ambisce a costruire una casa dei riformisti solida e solidale. Il tempo ci dirà chi ha ragione”.
Ad affermarlo è il leader di Iv, Matteo Renzi in una lunga lettera pubblicata sul quotidiano La Stampa. Renzi rivendica “il coraggio delle proprie idee”, ricordando che, “nei due anni che ci attendono da qui alla fine della legislatura potremo chiedere al Governo Draghi di scrivere un Recovery Plan degno e credibile, di cambiare passo sui vaccini, di scommettere sul lavoro e non sui sussidi. Ma non potremo chiedere a nessuno, meno che mai all’Esecutivo, – chiarisce – di sostituirsi alla politica. Abbiamo due anni di indubbio interesse politico e culturale: mi auguro che la politica riformista riesca a non sprecarli”.
Renzi, nella sua analisi, torna anche a criticare il suo ex partito definendo il Pd “più come un puzzle di correnti che non come una vera e propria casa del riformismo. E lo dico con l’amarezza – aggiunge – di chi ha lasciato la comunità dalla quale era stato eletto due volte alla guida con il 70% (dei consensi, non dei sondaggi) proprio perché non poteva accettare una deriva populista l`idea di legarsi mani e piedi al carro del Movimento Cinque Stelle e alla leadership personale dell`ex premier Conte. Contro il quale, sia chiaro, – conclude – non ho alcun elemento di risentimento personale ma rispetto al quale chi realmente ricorda la nascita del Pd di Prodi e Veltroni non può che avvertire una marcata distanza di cultura politica”.
Bravissimo Renzi a criticare in casa altrui mentre nel suo partito vige l’adorazione del capo. Così forte e sfacciata che nessun ‘renziano’ ha avuto il coraggio di criticare seppur lontanamente il leader per la invereconda marchetta politica dal principe ereditario dell’Arabia Saudita Salman i suoi uomini di fiducia nel 2018 (e non un secolo fa) hanno ucciso e fatto a pezzi il dissidente Jamal Khashoggi.

E allora meglio le correnti rispetto a un monolite di alli

(Globalist)

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