La svolta di Draghi. Un ministero per ripartire: esulta il mondo del turismo

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Travolti dalla pandemia gli operatori chiedono riaperture e strategie a medio termine. I sindacati: persi 230 mila posti di lavoro

Un ministero dedicato e per di più con capacità di spesa (il cosiddetto portafoglio). Il variegato mondo del turismo, travolto dalla pandemia, esulta di fronte alla scelta del premier Mario Draghi di istituire, per la prima volta dopo ben 28 anni (vale a dire al 1993 se si eccettuano alcuni ministeri senza “portafoglio”) un ministero del Turismo che riunisca tutte le competenze sinora “spezzettate” nei vari dicasteri. E faccia ripartire un settore al momento bloccato dalle limitazioni imposte per arginare la diffusione dei virus. Lunedì prossimo riapriranno gli impianti sciistici, con il contingentamento, mentre sino al 25 febbraio resta in vigore il divieto di spostamento tra Regioni. Ma i riflettori sono puntati ai ponti di Primavera, da Pasqua in poi, e soprattutto alla prossima estate. Quando si spera che la campagna vaccinale possa segnare il ritorno degli stranieri che da soli rappresentano la metà delle presenze e la cui assenza ha prodotto un “buco” di 25 miliardi. A guidare il ministero del Turismo, che verrà scorporato da quello della Cultura, sarà guidato il leghista Massimo Garavaglia, viceministro dell’Economia nel governo Conte 1. Convinto assertore della flat tax Garavaglia ha sottolineato di recente la necessità di abbassare le tasse «in modo mirato su settori specifici come per esempio il turismo, gli alberghi, i ristoranti». Il turismo è un settore strategico per il nostro Paese che produce (dati pre-Covid) il 13% del Pil, e impegna il 15% della forza lavoro, vale a dire circa 3,5 milioni di persone. Il comparto in base ai dati di Confcommercio contribuisce per 44 miliardi alla bilancia commerciale italiana e registra un valore della produzione di 190 miliardi.

«Il turismo è un’industria su cui investire» è una delle frasi che Draghi si è lasciato sfuggire nel corso delle consultazioni per la formazione del governo raccogliendo le sollecitazioni che gli arrivavano da più parti..«Un ministro del turismo con competenze perfettamente ritagliate nel quadro previsto dalla Costituzione e con portafoglio. Ci voleva il Professore Mario Draghi per risolvere con determinazione e lucidità una questione sulla quale ci si arrovellava da decine di anni senza trovare mai la soluzione» commenta il presidente di Confturismo Confcommercio Luca Patané.«Rivolgiamo i migliori auguri di buon lavoro a Massimo Garavaglia, neo inistro del turismo, e ringraziamo il presidente del Consiglio dei ministri, Mario Draghi, per l’attenzione dedicata al nostro settore, al quale vengono finalmente dedicati il rilievo e l’attenzione che merita» esulta il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca. Maria Carmela Colaiacovo, vice presidente Confalberghi (Confindustria Alberghi) sottolinea la necessità di «una visione di medio/lungo periodo per tornare a crescere e competere sul mercato globale del turismo. Il 2020 è stato un anno spaventoso e abbiamo ancora davanti molti mesi complicati». Per Ivana Jelinic, presidente di Fiavet «il ministero specifico, atteso da anni dal comparto, giunge nel momento più difficile della storia del turismo italiano». Dai sindacati arriva l’appello a sostenere i lavoratori del settore. Fabrizio Russo, della Filcams-Cgil parla di «situazione drammatica situazione in cui ormai da un anno versano più di tre milioni di lavoratori e 500 mila imprese». Una filiera che fino al 2019 era in forte crescita, uno dei settori trainanti anche per l’occupazione di donne e giovani. La priorità adesso è provvedere tempestivamente con i dicasteri competenti alla proroga degli ammortizzatori sociali e del divieto di licenziamento, la cui scadenza è prevista per la fine del mese di marzo, con l’obiettivo di salvaguardare occupazione e professionalità». Nel 2020, nonostante gli ammortizzatori e la timida ripresa estiva, ricorda Filcams, si sono perse 230 mila posizioni lavorative. E il rischio è che si arrivi a quota 500 mila, soprattutto nelle città e nelle aree montane.

In sofferenza ci sono soprattutto le città come Milano e Venezia, sia pure per motivi diversi. Il presidente Fondazione Fiera Milano Enrico Pazzali, chiede la riapertura di fiere e convegni. «Il mondo fieristico in periodo pre covid generava solo su Milano e l’area metropolitana 4,3 miliardi di euro di indotto tra hotel, ristoranti, trasporti ed eventi. Far ripartire le fiere vuol dire dare anche respiro alla città e a tutte quelle attività chiuse oltre che a ridare vita a tutti quegli scambi economici tra espositori e visitatori che valgono oltre 50 miliardi di euro». «Venezia sta morendo per mancanza di aiuti da parte del governo – è il grido di dolore che arriva dal direttore dell’Associazione veneziana albergatori (Ava), Claudio Scarpa –. I fatturati delle imprese sono diminuiti di oltre l’85%, senza contare quelle che sono rimaste chiuse. Ora Venezia necessità di aiuto e non può più aspettare». Neanche il Carnevale, in una situazione di confini chiusi tra regioni, è riuscito a segnare una lieve inversione di tendenza, con le camere vuote e tantissimi hotel chiusi anche nell’ultimo fine settimana.

(Avvenire)

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