Lettera aperta all’uomo dei desideri con l’augurio di diventare migliori, di Gianluca Di Pietrantonio

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Fra domande, a volte senza risposte, e speranze

Natale, tempo di bilanci e di propositi, ultimi giorni di un anno che termina confidando nel prossimo in arrivo;

giorni tradizionalmente destinati alla condivisione familiare, ai sapori nostalgici di bontà e buone azioni, tempi scanditi da riti religiosi e culinari, notti popolate di stelle comete, elfi e nonni buoni vestiti di rosso che viaggiano sulla slitta, paesaggi innevati e cori di bambini. Ma cos’è successo, nel tempo, Babbo Natale? Come hai potuto permettere che gli uomini abbiano trasformato la tua festa in giorni di frenesia con cui cercano fuori quello che non hanno più dentro, completamente dimentichi della storia d’amore e di metafore che ha fatto sognare milioni di bambini che oggi la celebrano noncuranti e ignoranti delle mille legende pagane nate nei più disparati angoli del mondo. Non ti sei accorto che col passare degli anni nelle letterine piene di richieste materiali, mancavano sempre più le intenzioni di amorevolezza, compassione, solidarietà, alleanza?

Ecco allora, che i bilanci che possono esser fatti sono sconfortanti: padri che uccidono le madri dei propri figli e i propri figli, che nelle convulsioni del possesso scambiano l’amore per usucapione delle altrui individualità, ragazzi che riempiono il loro tempo vuoto di ideali predando loro coetanei con rigurgiti di odio, anziani vilipesi nella dignità e negli affetti, sempre più spesso abbandonati come rifiuti improduttivi quando non addirittura macerati nell’anima e nel corpo con ingrata crudeltà. Così il periodo natalizio, evento di predisposizione alla bontà per eccellenza, fa registrare nei giorni di festa, statistiche alla mano, i picchi più alti di violenza domestica non contenendo malesseri interiori, scatenando gli istinti più biechi in un festival di cronache raccapriccianti.

Chissà quali sono i desideri di tutti quei ragazzi che il sabato pomeriggio si danno appuntamento al Pincio solo per picchiarsi e trasgredire! Chissà dove sono i loro genitori e chissà se a loro tu non abbia portato troppi giocattoli, caro Babbo Natale, distraendoli dal loro compito di educazione, di accompagnamento alla crescita, di dialogo; genitori e figli vivono ormai vite parallele come i pattini della tua slitta, scivolando su quei fondamenti etici e morali che erano il presupposto per le richieste dei tuoi doni in quelle case forse più povere di cose, ma ricche di famiglia.

Cosa può chiederti, caro Babbo Natale, chi è abituato a raccogliere storie di dolore, fallimenti dell’io, anestesie emotive, se non che tu possa parlare a chi è o si sente solo, a chi soffre, a chi è sopraffatto e deriso, a chi ha paura e non sa chiedere aiuto: portagli la consapevolezza che esistono le vie del possibile e le persone che ne conoscono i tracciati, la cognizione di quanto conforto può offrire la condivisione di un problema, il dono del coraggio a non sentirsi sbagliati ma bersagli di errori. Nella mia letterina infelice, ti chiedo di poter far ravvedere chi si perde nel branco lasciando indietro i più fragili, chi fa soffrire gli altri nel delirio di un’onnipotenza mutuata da chissà quale deficienza di sé; falli appassionare al bello, falli sentire gratificati dalla semplicità. A tutti, genitori e figli, uomini e donne, grandi e piccoli, ricorda che “un’opera di bene può arrivare in forme diverse: la grandezza non risiede nell’essere forti ma nel giusto uso della forza. Il più grande è colui la cui grandezza trascina il maggior numero di cuori grazie all’attrazione del proprio”.

Grazie per i desideri che vorrai esaudirmi, caro Babbo Natale, ti prometto che continuerò a essere sempre presente per chi ha bisogno.

a cura di Gianluca Di Pietrantonio, criminologo forense

 

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