Gli scricchiolii nella maggioranza registrati dai sondaggi politici

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Vengono prima le fibrillazioni interne a una coalizione di governo oppure la crisi di consenso del governo stesso? A volte – come nel celebre dilemma dell’uovo e della gallina – non è così facile stabilirlo. E in effetti pare di essere in una di quelle situazioni. Soltanto una settimana fa abbiamo dato conto dei primi segnali di un (possibile) calo dei consensi verso la maggioranza giallo-rossa, a vantaggio dell’opposizione di centrodestra.

Nei giorni immediatamente successivi, ecco materializzarsi lo spettro di una crisi di governo, in occasione della votazione parlamentare sulla riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità (Mes). Superato quello scoglio, con la “neutralizzazione” dei dissidenti del M5S e il voto favorevole incassato dal premier – prima alla Camera e poi, soprattutto, al Senato – ecco profilarsi un’altra fonte di instabilità: i forti contrasti, soprattutto interni alla maggioranza, sull’idea del Presidente del Consiglio di creare una “task force” autonoma per la gestione dei progetti (e soprattutto dei fondi) legati al programma Next Generation EU – più noto come Recovery Fund.

Oggi, puntuale, arriva la conferma delle avvisaglie della scorsa settimana: il consenso per i partiti di maggioranza scricchiola, mentre si rafforza l’opposizione. È questo che emerge dalla nostra Supermedia dei sondaggi, che vede oggi un forte aumento della Lega (+0,8% in due settimane), unico tra tutti i partiti a guadagnare consensi e che ritorna sopra quota 24%. Gli altri partiti inseguono, con il PD in leggera crescita al 20,6% (+0,2%) e il Movimento 5 Stelle che torna a calare sotto quota 15% (14,7 per la precisione), perdendo lo 0,4% e accusando esattamente un punto e mezzo di distacco da Fratelli d’Italia, stabile al terzo posto (16,2%).

Stabili tutti gli altri partiti, da Forza Italia in giù, con il “derby” tra i partiti minori che questa settimana vede prevalere di un soffio Azione di Calenda sulla sinistra di Speranza e Fratoianni e su Italia Viva di Matteo Renzi. Ma, come spesso accade, più che sulle singole liste conviene concentrarsi sulle aggregazioni, e in particolare sulle due principali aree di maggioranza e opposizione in Parlamento.

A Flourish chart

Qui vediamo come nella nostra Supermedia comincia a definirsi una tendenza: una divaricazione tra queste due aree, con il centrodestra (Lega-FDI-FI-Toti) che ha aumentato il suo vantaggio sull’area giallo-rossa (PD-M5S-IV-sinistra) da circa 5 punti a più di 7.

A Flourish chart

Più che a un ritrovato attivismo di Matteo Salvini, la crescita della Lega (e, di conseguenza, del centrodestra) si può interpretare in questo modo: e cioè col fatto che i consensi in uscita dai partiti di governo vanno a beneficio – direttamente o indirettamente – del principale partito di opposizione. A dire il vero, che il Governo Conte abbia perduto, almeno in parte, gli altissimi consensi di cui ha goduto durante la prima ondata del Covid-19, non è una novità. Già da alcune settimane diversi istituti demoscopici hanno registrato questo calo: secondo l’ultima rilevazione di Ipsos, a fine novembre, tanto il premier quanto l’esecutivo nel suo complesso hanno perso circa 10 punti rispetto al “picco” del 65% (registrato poco prima della pausa agostana).

Tuttavia, Conte rimane tuttora, secondo quasi tutte le rilevazioni, il leader politico con il maggior tasso di gradimento e fiducia – a eccezione di Mattarella. Ma si tratta di un consenso che è stato decisamente scalfito dall’arrivo della seconda ondata, e che è ormai molto “polarizzato” a seconda dell’orientamento politico. Lo conferma il sondaggio svolto da Quorum/YouTrend per Sky, secondo cui anche tra coloro (e sono tanti) che promuovono l’operato del Governo durante la prima ondata, sono moltissimi i critici della gestione della seconda.

A Flourish chart

A Flourish chart

A Flourish chart

Solo un italiano su 4, infatti, ritiene che l’esecutivo abbia gestito bene entrambe le ondate; soprattutto, il giudizio dipende moltissimo dall’orientamento politico di chi risponde, con gli elettori di PD e M5S molto più “generosi” e quelli di Lega e FDI decisamente più “severi”.

Nonostante i numeri visti fin qui, è probabilmente un azzardo affermare che nell’opinione pubblica siano maturi i tempi per una crisi di governo. Innanzitutto, perché il 56%, secondo il più recente sondaggio di EMG, ritiene che una crisi di governo oggi sarebbe “un errore”.

Un altro motivo è che gli italiani sono molto divisi anche su quale sia l’esito più auspicabile: secondo SWG, circa un terzo (34%) vorrebbe che l’attuale esecutivo vada avanti, ma la quota di chi vorrebbe andare presto a nuove elezioni è di poco inferiore (29%). Vi è inoltre una quota non indifferente di chi vorrebbe dar vita a un nuovo esecutivo di unità nazionale senza passare dal voto (14%), e infine chi preferirebbe un rimpasto nell’attuale compagine governativa (6%). Infine, c’è il non piccolo dettaglio che riguarda il periodo storico che stiamo vivendo: gli elettori sembrano decisamente più interessati alle limitazioni relative alle festività natalizie previste dall’ultimo dpcm, che alle manovre politiche.

Qui, per la verità, il bicchiere per il Governo si fa mezzo pieno. Gli italiani, infatti, in netta maggioranza condividono le misure restrittive adottate: secondo l’istituto Demopolis, il 68% è convinto che le feste di Natale potranno determinare un nuovo aumento dei contagi (anche se non tutti lo pensano allo stesso modo: la percentuale sale all’85% tra gli elettori PD ma scende al 46% tra quelli della Lega); numeri molto alti anche per i favorevoli al coprifuoco notturno tra le 22 e le 5 del mattino (72%) e anche per la chiusura anticipata di bar e ristoranti alle 18 (63%). In generale, un consistente 70% di italiani condivide la linea del rigore adottata dal Governo. Che, probabilmente, avrà anche commesso errori nel non prevenire a sufficienza la seconda ondata: ma che proprio per questo riscuote consensi quando adotta misure volte a scongiurare il più possibile una terza ondata.

NOTA: La Supermedia YouTrend/Agi è una media ponderata dei sondaggi nazionali sulle intenzioni di voto, realizzati dal 26 novembre al 9 dicembre dagli istituti Ipsos, Noto, Quorum, SWG e Tecnè. La ponderazione è stata effettuata il giorno 10 dicembre sulla base della consistenza campionaria, della data di realizzazione e del metodo di raccolta dei dati. La nota metodologica dettagliata di ciascun sondaggio considerato è disponibile sul sito ufficiale.

(Agi)

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