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Proteste contro il Dpcm, a Napoli corteo sotto la Regione. “De Luca, dimettiti”

Proteste contro il Dpcm, a Napoli corteo sotto la Regione. “De Luca, dimettiti”
Ottobre 27
05:20 2020

Commercianti e cittadini in piazza in ogni regione: la mappa dell’esasperazione

Roma, 26 ottobre 2020 – Il clima di protesta scattato dopo il nuovo Dpcm, in vigore da oggi, per contenere l’aumento dei casi di Covid 19 si espande a macchia d’olio, e nessuna regione ne è stata risparmiata. Manifestazioni e cortei, per contestare i decreti del Governo (ma anche quelli delle Regioni e dei sindaci), si registrano ovunque, e in alcune città non sono mancati momenti di tensione e anche scontri tra manifestanti e forze dell’ordine, come successo a Napoli. Iniziative di protesta, tra l’altro, sono state messe in campo, tra l’altro, a Rimini, Catanzaro, Bari, Torino e in numerose altre città.

Napoli, maxi-corteo da piazza Plebiscito

Migliaia i manifestanti che in serata si sono ritrovati in Piazza del Pebiscito a Napoli per protestare contro i provvedimenti del governo e della Regione e che hanno avuto il via libera dalle forze dell’ordine per un corteo verso la sede della Giunta Regionale campana nella vicina Via Santa Lucia. I manifestanti avevano cominciato a fare pressione verso Via Cesario Console, blindata dalle forze dell’ordine in tenuta antisommossa. Improvvisamente le forze dell’ordine hanno dato il via libera e una enorme folla si dirige ora verso via Santa Lucia. Urlando “dimissioni, dimissioni” contro il governatore Vincenzo De Luca alcune migliaia di manifestanti sono arrivati davanti all’ingresso della sede della Regione Campania in via Raffaele De Cesare, a Napoli. I manifestanti si sono fermati davanti all’ingresso che è chiuso con le saracinesche abbassate. In tanti intonano ‘Napul’è’ di Pino Daniele.

“Reddito di salute per tutti la crisi la paghino i ricchi“, recitano gli striscioni esposti per protestare contro i nuovi provvedimenti anti Covid da parte del governo e della Regione Campania. La platea dei manifestanti è variegata, dai ristoratori, ai titolari dei bar, operatori nel settore turismo, ma anche studenti, esponenti dei centri sociali, persone che hanno perso o stanno perdendo un lavoro sommerso o a tempo determinato. “‘A salute e ‘a prima cosa, ma senza sorde nun se cantano messe”, si legge in altri striscioni. La piazza è presidiata e blindata dalle forze dell’ordine e agenti in tenuta antisommossa. La manifestazione sinora è pacifica e le persone indossano mascherine.

Milano, commercianti davanti alla Prefettura

Nel pomeriggio altre manifestazioni di commercianti e di cittadini contrari alle nuove restrizioni, a Milano come a Bergamo, a Genova, Avellino, e in altre città. Nel capoluogo della Lombardia, la protesta dei ristoratori è arrivata fin dentro la Prefettura. Il prefetto Renato Saccone ha ricevuto una piccola delegazione per ascoltare le loro richieste. Tra loro Alfredo, del ristorante Al Tronco, che ha spiegato: “il problema è che tra la chiusura delle attività alla 18 prevista nel Dpcm e il coprifuoco alle 23 ci sono 5 ore che sono terra di nessuno. E c’è spazio per la criminalità organizzata”. Chiediamo che venga “uniformato il decreto del presidente del Consiglio con l’ordinanza regionale lombarda”. 
In piazza anche i gestori della sale gioco. I manifestanti, che in tutto erano poche decine, sono partiti da sotto Palazzo Lombardia e hanno bloccato inizialmente via Pola. Si sono poi spostati verso la Stazione Centrale, chiedendo il supporto dei tassisti. Hanno protestato urlando “libertà libertà” e contestando il governo.

Sicilia, corteo (pacifico) a Siracusa

Manifestazione anche a Siracusa, con un corteo, composto da 300 persone, partito da corso Gelone, nel cuore della città, e arrivato in piazza Duomo, sotto la sede del palazzo del Comune. E’ stata una protesta pacifica, non si sono verificati scontri, guardata a vista da un cordone di poliziotti, scesi in strada per evitare problemi di ordine pubblico. Il grosso dei manifestanti era composto da operatori commerciali, ristoratori, gestori di bar, pizzerie e palestre, le categorie maggiormente penalizzate dai provvedimenti per il contenimento del contagio.

Torino, la rabbia dei tassisti

A Torino alcune centinaia di tassisti si sono ritrovati all’Allianz Stadium e hanno raggiunto in mattinata piazza Castello, per protestare contro “il mancato sostegno economico” conseguente alla pandemia da Covid-19. Una delegazione di lavoratori è stata accolta in Regione, con i manifestanti che successivamente si sono spostati sotto la prefettura. 
”Questa protesta è nata spontanemante – dicono i tassisti – senza alcuna sigla sindacale. Siamo fermi e senza aiuti non ce la faremo ad andare avanti. Per non parlare dei rischi che corriamo, in un mestiere che per forza di cose è a contatto con la gente”.

Protestano i gestori di palestre e piscine

Cosenza in piazza i titolari di palestre e piscine, “fortemente penalizzati da chiusure che non hanno senso”. A Taranto la titolare di una palestra è da questa mattina incatenata all’ingresso del suo locale. All’esterno della palestra, in viale Magna Grecia, sono esposti alcuni cartelli di protesta. “Grazie presidente Conte per aver cominciato lo sterminio da noi”, si legge su uno dei cartelli. E su altri: “Questo governo sta uccidendo lo sport! Non siamo attività di serie B. La lotta inizia adesso….”. E ancora: “Lo sport è vita. Giù le mani dalle palestre. Spadafora non sei degno di essere ministro dello Sport. Dimettiti!”. All’esterno della palestra sono seduti, in segno di solidarietà con la titolare ma non incatenati, alcuni frequentatori dell’impianto.

L’allerta del Viminale

Massima attenzione, necessità di disinnescare sul nascere ogni situazione di possibile rischio, massima fermezza nei confronti dei violenti. Al Viminale sale l’allerta per le tensioni sociali che potrebbero esplodere nel paese. Le manifestazioni dei giorni scorsi a Napoli, Roma e Torino, viene sottolineato, sono un campanello d’allarme anche se si è trattato di situazioni ben connotate: chi si è reso protagonista degli scontri con le forze di polizia, in sostanza, non aveva nulla a che vedere con le categorie che in qualche modo sono state più colpite dalla crisi di questi mesi ma con ambienti che avevano il preciso scopo di provocare disordini: ultras, estremisti di destra, centri sociali, soggetti che vivono di espedienti e piccoli reati utilizzati come manovalanza dalla criminalità organizzata.

(Quotidiano.net)

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