Ripartono i contagi dentro le famiglie

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“Di questo passo avremo nuove strette”

Crollo dei casi di rientro, ma è boom di focolai. Gli esperti: colpa delle attività ricreative. E aumenta l’età dei positivi

A passo assai più lento che nel resto d’Europa per la sesta settimana consecutiva la curva epidemica continua a crescere anche da noi. Ma quel che più preoccupa è l’età media dei contagiati, passata dai 29 anni delle follie ferragostane ai 35 dell’ultima settimana monitorata da Iss e ministero della salute, quella dal 31 agosto al 6 settembre. «Con segnali di una maggiore trasmissione in ambito domiciliare e familiare, con circolazione anche in persone con età avanzata», è scritto nel report.

 

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Che lascia poco spazio a ipotesi di allentamento delle misure, come la riduzione da 14 a 10 giorni della quarantena. Anzi, Ministero e Iss non solo rimarcano che «al momento i dati confermano l’opportunità di mantenere le misure di prevenzione e controllo già adottate», ma aggiungono che occorre «essere pronti alla attivazione di ulteriori interventi in caso di evoluzione in ulteriore peggioramento». Insomma, continuando di questo passo c’è da attendersi una nuova stretta.

 

I numeri del resto parlano chiaro. Da agosto l’Rt, l’indice di contagiosità, ha continuato a crescere e ora si trova a 1,14, dopo aver superato la soglia di sicurezza il 16 del mese scorso. Sopra il limite di guardia sono in sei: Abruzzo e Friuli, entrambe con Rt a 1.02, Liguria (a 1.13), Puglia (1,21), Trento (1.58) e Sardegna (1.41). Ma come ricordano gli estensori del rapporto l’Rt «potrebbe sottostimare leggermente la trasmissione del virus a livello nazionale».

 

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Resta il fatto che dal 24 agosto al 6 settembre l’incidenza dei casi ogni 100mila abitanti è salita da 23,68 a 27,89 contagi. Che è sempre il miglior dato d’Europa, Germania a parte, ma comunque preoccupante. Anche perché non si può continuare a dire che è un fenomeno passeggero, dovuto ai rientri dalle vacanze.

I casi importati sono infatti solo il 15% di quelli diagnosticati. Anche se a destare maggior allarme è l’innalzamento dell’età dei positivi, lontana dai 60 anni di marzo-aprile, ma in costante aumento, tanto che gli ultra 50enni contagiati nelle ultime due settimane monitorate sono saliti al 28% del totale contro il 20% delle due precedenti. Per ora le ricadute sugli ospedali sono modeste. Ma qualche spia si è già accesa: nei reparti ordinari prima un letto su cento era occupato da un paziente Covid, ora sono due. Nelle terapie intensive si è passati da 2 a 3. Complessivamente a ieri risultavano ricoverati solo 175 contagiati.

 

Ma che non bisogna illudersi su un ammorbidimento del virus ce lo fa capire quello che accede in Spagna. Da tempo i contagi sono esplosi, fino ad arrivare agli oltre 12 mila di ieri. All’inizio sembrava un’ondata innocua, con pochi ricoveri rispetto alla diffusione del virus, anche lì passato dai giovani agli adulti: oggi gli ospedali sono di nuovo sotto stress, con 1.131 pazienti intubati. Non sono i nostri 4mila di inizio aprile ma rappresentano una risposta eloquente a chi continua a sostenere che il virus è meno pericoloso.

 

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Il Covid, sottolinea il report, «circola in tutto il Paese», con ben 2.280 focolai attivi (erano 1.799 due settimane prima). Colpa «spesso delle attività ricreative che comportano assembramenti e violazioni delle regole di distanziamento» rimarcano gli esperti nel rapporto. E «questo comporta un sempre maggiore impegno dei servizi territoriali nelle attività di ricerca dei contatti, che sono riusciti finora a contenere la trasmissione locale del virus».

 

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Peccato che delle 6mila assunzioni di «cacciatori di virus», gli addetti al contact tracing, se ne siano viste poche centinaia. Lasciando a una pattuglia di novemila uomini il compito di contattare ogni giorno decine di migliaia di persone a rischio contagio. Magari perché chi doveva proteggersi e proteggere gli altri non l’ha fatto.

(La Stampa)

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