Il fratello di Floyd: “Ho parlato con Trump. Non mi ha ascoltato”. Agente pugnalato in Florida. Arrestati 1400 manifestanti

L’avvocato della famiglia: «Omicidio premeditato». Una decina di Stati hanno mobilitato la guardia nazionale, coprifuoco in 25 città. Biden: «Sì alle proteste, no alla violenza».

MINNEAPOLIS. Non si placa la rabbia negli Stati Uniti, con proteste, violenza, devastazione e scontri tra manifestanti e polizia su e giù per gli Usa. Intanto, Philonise Floyd, il fratello dell’afroamericano ucciso dalla polizia a Minneapolis, ha riferito alla Msnbc che la sua conversazione con Donald Trump è stata «troppo veloce». «Non mi ha dato l’opportunità neppure di parlare», ha proseguito. «È stato difficile. Tentavo di parlargli ma lui continuava a respingermi come se dicesse “non voglio sentire di cosa stai parlando – ha raccontato –. Gli ho solo detto che voglio giustizia e che non potevo credere che avessero commesso un moderno linciaggio in pieno giorno», ha proseguito, per poi aggiungere che Philonise Floyd nei giorni scorsi ha parlato anche con Joe Biden, il candidato dem nella corsa alla Casa Bianca: «Gli ho chiesto di ottenere giustizia per mio fratello. Ne ho bisogno. Non voglio vedere la sua faccia su una maglietta come gli altri (afroamericani morti per mano della polizia, ndr). Nessuno merita quel trattamento, le vite degli afroamericani contano».

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E proprio Biden, secondo la Cnn, ha dichiarato che protestare contro una tale brutalità è «giusto e necessario» ma «bruciare le comunità e distruggere senza motivo non lo è. La violenza che mette in pericolo la vita non lo è. La violenza che distrugge e chiude le attività che servono la comunità non lo è». Per Robert O’Brien, il consigliere della Casa Bianca per la sicurezza nazionale, non pensa che ci sia un «razzismo sistematico» negli Usa. «Ci sono cattivi poliziotti che sono razzisti e ci sono poliziotti che forse non hanno il giusto addestramento», ha detto in un’intervista alla Cnn, aggiungendo che la polizia è danneggiata da «poche mele marce».

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«L’omicidio è stato premeditato». Lo ha detto l’avvocato della famiglia di Floyd, Ben Crump, alla Cbs sottolineando che «ci sono prove sufficienti per dimostrarlo” visto che Derek Chauvin ha tenuto il suo ginocchio premuto per oltre 8 minuti sul collo di Floyd. “Non capiamo perché non si tratti di omicidio di primo grado».

Arresti in tutto il paese

La polizia in questi giorni di protesta ha arrestato circa 1.400 persone in 17 città degli Stati Uniti. Nella sola New York nella notte tra sabato e domenica sono stati fermati in 345. Nei disordini 33 agenti sono rimasti feriti – alcuni in modo grave ma nessun in pericolo di vita – e 47 mezzi della polizia sono stati danneggiati o distrutti.

Agente pugnalato

A Jacksonville, in Florida, un agente di polizia è stato «pugnalato o ferito al collo ed è attualmente in ospedale». Lo ha reso noto lo sceriffo Mike Williams, riporta la Cnn. Nelle proteste per la morte di Floyd altri agenti sono stati attaccati dai rivoltosi e colpiti con pietre e mattoni.

Il sindaco di Jacksonville, Lenny Curry, ha spiegato che la protesta è iniziata con 1.200 persone pacifiche e famiglie rispettose e dopo che se ne sono andate si è trasformata in rivolte e violenze. Sono state arrestate diverse persone ma il numero esatto non è stato ancora reso noto. «Non lo tollereremo nella nostra città nè lasceremo che la nostra città bruci», ha dichiarato il primo cittadino.

 

La situazione più grave a Indianapolis, nell’Indiana,

dove almeno tre persone sono state ferite da colpi d’arma da fuoco e una è morta nelle proteste di sabato sera. La polizia sta indagando e ha consigliato ai cittadini di evitare la zona. Anche un agente di polizia ha riportato lievi ferite.

In un video che gira sui social si vedono alcuni agenti a Seattle picchiare con calci e pugni un dimostrante bloccato a terra. Il dipartimento di polizia ha riferito che sta esaminando l’uso della forza in questa vicenda, anche alla luce dei video condivisi su varie piattaforme online.

 

Cortei e manifestazioni, spesso accompagnati da scontri e vandalismi, si sono svolti da New York a Washington Dc, da Los Angeles ad Atlanta, da Boston a Chicago, da Seattle a Columbus.

Una decina di Stati hanno mobilitato la guardia nazionale, coprifuoco in 25 città. Tafferugli intorno alla Casa Bianca dove è stata aggredita una troupe della Fox News.

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La Guardia nazionale americana è intervenuta anche nella capitale Washington DC per proteggere la Casa Bianca circondata da centinaia di manifestanti violenti che hanno ingaggianti pesanti scontri con le forze delle polizia. I rivoltosi hanno dato alle fiamme alcuni bidoni dell’immondizia e hanno distrutto diverse vetrine dei negozi della capitale.

Fiori dove è stato ucciso Floyd

Oggi a Minneapolis una folla si è raccolta portando scope e fiori all’incrocio in cui è stato ucciso George Floyd. Dopo che la polizia ha disperso la folla sabato sera con gas lacrimogeni, molti hanno affermato che era importante tornare e proteggere quello che chiamano uno «spazio sacro». L’angolo è stato bloccato al traffico mentre è stata deposta una corona di fiori. Angela Conley, commissaria della contea per il distretto 4, si è presentata poco dopo il coprifuoco per ripulire la strada, dicendo che la polizia aveva calpestato fiori e foto di Floyd. «La comunità ha bisogno di cure e ciò che è accaduto ieri sera ha solo esacerbato il dolore», ha detto.

Conley ha detto che le manifestazioni e gli scontri con la polizia continueranno fino a quando non saranno arrestati e perseguiti anche gli altri tre ufficiali che hanno partecipato all’arresto di Floyd: «Continueremo ad avere questa presenza militarizzata nella nostra comunità fino a quando giustizia non sarà fatta».

 

A New York i dimostranti hanno occupato strade, bloccato il traffico, preso di mira le auto della polizia con graffiti e marciato da Harlem a Brooklyn, dal Queens alla Trump Tower a Manhattan. A Brooklyn ci sono stati anche alcuni tafferugli con la polizia, che venerdì aveva arrestato oltre 200 persone all’esterno della Barclays Center. Arrestato e poi rilasciato a New York un giornalista dell’Huffington Post.

Scontro politico a New York 

A New York polemica tra il sindaco dem Bill de Blasio e la giovane star del partito, la deputata Alexandria Ocasio-Cortez, per il Suv della polizia lanciato contro la folla dei manifestanti che lo avevano accerchiato nelle proteste per la morte di George Floyd. Il primo cittadino ha sottolineato che gli agenti potrebbero non aver avuto altra scelta ma la ‘pasionaria’ dem ha twittato che «lanciare un Suv su una folla non dovrebbe mai essere considerato una cosa normale. Non conta chi lo fa, non conta per quale motivo». «In qualità di sindaco, questo dipartimento di polizia è sotto la sua responsabilità. Questo momento richiede leadership e capacità di rendere conto da parte di tutti noi. Difendere o trovare delle scuse per il Suv della polizia sulla folla è sbagliato», ha aggiunto, invitando il sindaco alla de-escalation delle tensioni.

(La Stampa)

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