LAGONE

Editoriale: DECRETI E CAOS

Editoriale: DECRETI E CAOS
Aprile 14
07:45 2020

A Cura di: Giovanni Furgiuele e Claudio Cappabianca

 

L’attuale situazione, creata da una non prevedibile pandemia a carattere mondiale, ha messo in luce una serie di inefficienze nel nostro impianto istituzionale; quanto andremo qui di seguito a dettagliare, non vuole alimentare qualunquismi, ma dare umilmente consigli utili ai nostri amministratori.

Occorrerà ridisegnare la piramide di responsabilità per velocizzare, sempre nel rispetto della legalità, le azioni da intraprendere sia in emergenza, sia nell’iter quotidiano. La centralità dello Stato, ampiamente ridimensionata con modifiche costituzionali e non, nel corso degli ultimi decenni a favore Regioni, Enti locali, eccetera. Dovevano essere eliminate le Province, ma la riforma è rimasta incompiuta; sono state create le Città Metropolitane, ma il cittadino non ne ha avuto alcun beneficio. Questi pochi esempi a stento descrivono il caos di competenze e quindi di responsabilità in cui l’Italia vive. I lavoratori hanno una miriade di contratti di lavoro, casse assicurative o assistenziali. Si parla molto di unità del paese, ma questa viene messa in dubbio in tutte le occasioni possibili: il divario economico, culturale tra nord e centro sud è cavallo di battaglia in tutte le promesse elettorali, salvo disattendere appena eletti.

Ritornando a quanto sta avvenendo in questi difficili mesi, il Governo l’8 aprile c.a. ha varato il decreto legge n.23 Misure urgenti in materia di accesso al credito e di adempimenti fiscali per le imprese, di poteri speciali nei settori strategici, nonché interventi in materia di salute e lavoro, di proroga di termini amministrativi e processuali” di ben 37 pagine, che per la sua complessità è di non facile lettura anche per gli esperti del settore. Le domande per ottenere il bonus di 600 euro richiesto in precedenza dagli aventi diritto, circa 400.000 professionisti, dovranno essere ripresentate avendo il decreto cambiato i requisiti fondamentali del decreto di marzo. Non è chiaro se chi ha una pensione di anzianità o vecchiaia, se un libero professionista iscritto a Casse private o INPS ne abbia diritto o meno, e questo è solo un esempio delle difficoltà in cui il singolo cittadino è costretto a districarsi.

La Ministra Lamorgese, titolare degli Interni, parla di pericolo di disagio sociale e chiede ai Prefetti di monitorare le manifestazioni di disagio che possono verosimilmente avere risvolti anche sotto il profilo dell’ordine e sicurezza pubblica. Ma se lo Stato non sa erogare i soldi promessi con modalità semplici si va in tilt. Ad esempio l’altro giorno era giorno di paga per le fabbriche e coloro i quali sono in cassa integrazione hanno saputo che forse i soldi arriveranno a fine aprile e i contributi INPS forse dal 15 aprile. Le famiglie devono comunque pagare affitti, mutui, prestiti cosa devono rispondere ai loro creditori?

I regolamenti, se vogliamo che siano giustamente rispettati, devono essere chiari, possibilmente non scritti in burocratese, le informazioni non devono essere oggetto di salotti televisivi e anche se assolutamente non vogliamo parlare di censure, solo persone qualificate dovranno avere accesso alle maggiori reti televisive o radio.

Ancora è difficile approvare l’insediamento di comitati di esperti per derimere questioni di competenza dei singoli ministeri: ma i dipendenti dei ministeri non dovrebbero essere, non diciamo i massimi, ma almeno essere competenti delle problematiche inerenti? Altrimenti ancora una volta si ha un conflitto tra commissioni, ministeri, governo e organi cui poi verrà demandato l’esercizio delle leggi o regolamenti approvati. La situazione attuale, come unico elemento positivo, può dare un forte impulso ad un rinnovamento nella mentalità e nell’organizzazione del nostro Paese, basta con la inutile parcellizzazione delle competenze e responsabilità: abbiamo avuto troppi esempi, negli ultimi anni di disastri, ponti crollati, frane, crollo nel nostro sistema produttivo e nel sociale. Le privatizzazioni non hanno generato benessere o maggiore efficienza, ma solo disparità e benefici per pochi. Abbiamo privilegiato la scuola privata, la sanità privata a danni del pubblico, in questi giorni si parla tanto di informatizzazione, ma la rete non raggiunge la totalità della popolazione, che ancora non è preparata alla digitalizzazione. Si danno i compiti a casa, ma non tutte le famiglie posseggono computer con stampante; e comunque si scaricano ancora una volta le spese sulla famiglie, d’altronde agli studenti viene richiesto di portare con sé la carta igienica perché la scuola no ha i fondi necessari!!

Se non si tenta di districare la giungla di competenze e responsabilità, le opposizioni o i forcaioli di turno saranno sempre pronti ad aizzare le reazioni di pancia della gente avendo facile gioco per cercare di imporre le proprie idee. 

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