LAGONE

Un accorato appello di una madre in quarantena: “Pensate a chi potrebbe morire!”

Un accorato appello di una madre in quarantena: “Pensate a chi potrebbe morire!”
Marzo 09
21:03 2020

Riceviamo questa lettera dal Prof. Riccardo Agresti, Preside dell’istituto Comprensivo Corrado Melone di Ladispoli. Un’appello di una madre in quarantena volontaria assieme alla famiglia. 

Buongiorno sig. Preside. Questa lettera è per testimoniare la mia esperienza, e quella della mia famiglia, mia figlia compresa, studentessa nella sua scuola.

Sono in isolamento fiduciario da 2 giorni. Tutta la mia famiglia lo è, con tempistiche diverse. Sto bene, stiamo bene. Almeno per ora.

Io vivo in casa con mio figlia e mio marito tra Ladispoli e Cerveteri. Non esco, sto attenta a seguire le disposizioni e la mia “galera” è sopportabile se poi mi restituirà mia madre…

Mia mamma, dopo la metà di febbraio, fu ricoverata in ospedale per un piccolo intervento di routine. Tutto riuscito, solo un po’ di febbre dopo un giorno, ma ci può stare…dopo 5 giorni, ancora febbre. Penicillina e antibiotici, ma la febbre non passava. Si pensa ad una infiammazione alle vie urinarie. Mia mamma ha avuto un trascorso infelice 12 anni fa ed eravamo tutti concentrati sul fatto che qualcosa potesse aver creato una infezione dopo l’operazione.

Poi domenica scorsa il primo caso Covid19 a Fiumicino. Forse gli operatori sanitari hanno prestato più attenzione alla situazione e qualche medico più scrupoloso, o più ansioso, chissà, ha pensato bene di far fare una lastra al torace a mamma. Giovedì scorso la diagnosi di una polmonite interstiziale bilaterale. Il tampone per il Covid necessita circa 24 ore per la risposta quindi il beneficio del dubbio era lecito. Attendo. Poi quella telefonata. Il primario dell’ospedale mi contatta direttamente. Positività. Tanto Covid o no, in ogni caso mia mamma sarebbe stata fregata lo stesso mi dico … non posso correre da lei perché è in isolamento, non posso ancora creare panico tra i miei familiari visto che non è appurato nulla. Mia mamma vive a Roma con papà. Cerco di rassicurare tutti i familiari con la dovuta discrezione e delicatezza, ricordo loro di stare a casa il più possibile. Io rientro a casa stordita. Il giorno dopo la trasferiscono allo Spallanzani.

Fino a ieri mattina respirava da sola con ossigeno, ma senza essere intubata. É uno dei 9 casi trattati con antivirali, dai social lo intuisco … Sono riuscita persino a sentirla al telefono. Poi il buio. Nessuno che sa nulla. Il centralino dell’ospedale più freddo che mai e che non può dare informazioni. Io che fino a mercoledì scorso sono stata con mamma, le infermiere e gli operatori sanitari, ovviamente tutti senza maschera e guanti, anche se in una stanza bella grande. Io che sono stata l’ultima ad avere contatti con lei. Tutta la mia famiglia è stata più o meno in contatto con lei. Mio papà di Roma, mio fratello di Civitavecchia, i miei zii, mio marito, ad eccezione di mia figlia.

Mi chiedo dove possa aver contratto il virus, i medici mi dicono di averlo contratto prima di entrare in ospedale, non mi convincono. I tempi non mi convincono …

I miei genitori non fanno una vita sociale. Non lavorano, non frequentano chissà quali persone. Rimane l’unica via per me. Che fa paura. Perché se si continua a nascondere la verità non si arriverà da nessuna parte, se non si prendono le proprie responsabilità non si arriverà da nessuna parte. Quello che più mi dà da pensare rispetto alla divulgazione di questi giorni, è che mia madre non aveva sintomi del Covid19 se non quello della febbre. Lei è un soggetto a rischio, certo, perché asmatica, vaccinata per la polmonite, a 78 anni. Ma si poteva evitare?

 

Io credo che nessuno sia stato preparato a tutto questo. Però possiamo prevenirne la diffusione, se non per noi stessi che stiamo bene, almeno per i nostri familiari più deboli. Ho visto nei giorni scorsi ragazzi appollaiati sul lungomare sicuri e sfacciati di essere immuni da tutto e tutti…baci abbracci, proprio io che non posso avvicinarmi ai miei cari, ma posso fare il nostro bene standone lontana. Anche io pensavo di essere immune. Apro FB confrontando la mia vita di questi giorni con festeggiamenti nel giorno della donna, nei locali della mia città, che immagino, nelle foto, essere semi affollati. Nessuno impedirebbe questo se non il buon senso di quelle persone…

La prevenzione e la divulgazione salveranno un paese che non ha più fiducia nelle istituzioni?

Forse no, ma nel nostro piccolo NOI POSSIAMO FARE MOLTO di più di tante parole messe assieme da chi si trova ai piani alti, malgrado sia uno tsunami che c’ha investito questo. 

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