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“BUONA LA PRIMA!” – USCITA 7 – “C’E’ TEMPO” DI WALTER VELTRONI di Marco Feole

“BUONA LA PRIMA!” – USCITA 7 – “C’E’ TEMPO” DI WALTER VELTRONI  di Marco Feole
novembre 24
12:05 2019

“BUONA LA PRIMA!” – USCITA 7 – “C’E’ TEMPO” DI WALTER VELTRONI

di Marco Feole

 

All’inizio mi stava quasi per fregare, sembrava “Over the top”.

Considerate poi le continue citazioni, alcune indegne, che Veltroni fa nel suo film, viene anche il dubbio che forse ci ha pensato. Ma poi mi sono detto: non credo.

Lì c’era un uomo, anzi scusate un Mito di nome Sly, un pò ignorantello, che scopriva di avere un fratello più piccolo, acculturato più di lui e vestito meglio di lui.
Qui c’è Stefano, e già il paragone è impietoso, un quarantenne precario che osserva gli arcobaleni e fa il guardiano di uno specchio che riflette i raggi del sole illuminando Viganella. Sto Viganella è un paese, dove Stefanone si trasferisce con la moglie. Mentre lui sta lì, intento a fare la guarda a questo specchio, arriva una che dovrebbe essere un notaio e gli affida la tutela di un ragazzino, che si scopre poi da lì a breve, tranquilli non è spoiler, essere suo fratellastro.
E ora viste le premesse cosa può partire? Un viaggio road movie tra loro due per conoscersi meglio!? Esatto!

Mi è capitato altre volte di far fatica in sala. Nel senso proprio letterale del termine. Mi spiego meglio, a star seduti si sta sempre comodi ovvio, ma davanti una roba cosi come l’ultimo ma primo, film di finzione di Veltroni (e già fa ridere lo so…), ho seriamente faticato ad arrivare alla fine, e la domanda principale che mi ha tormentato per un’ora e 50 è: perchè!?
Che Veltroni ama il Cinema ed Ettore Scola che cita pesantemente nel suo inizio, è palese a tutti, e non è questo film a ribadirlo. Che metta il cuore e l’anima in quello che fa è innegabile, e forse per come la vedo io spesso basta per apprezzarne lo sforzo. Il problema poi è che si spendono soldi per fare cose così, e tutto questo esce in sala. Proporre un Cinema cosi, non una storia, ma un Cinema così, raccontato cosi, non capisco come lo si possa anche solo concepire.

Si fa fatica in tutto in questo film, e gli stessi attori che lo fanno, faticano. Ogni momento, ogni dialogo (se cosi li vogliamo chiamare…), ogni situazione, ogni carattere, ogni sentimento, viene mostrato e poi spiegato. Vediamo un immagine e poi la sua spiegazione, senza lasciare allo spettatore più nulla da fare, oltre che tenere gli occhi aperti e imparare la lezioncina.
Lo stesso racconto poi, accenna tutto ma non affronta nulla. Sembra impaurito di tutto, e appena sembra finalmente strabordare in qualcosa: “via via ma che sei matto, torna indietro!”

Un film genuino nella passione cinefila di Veltroni, quello si. Ma mai spontaneo, nemmeno nei dialoghi, in cui i personaggi invece che spiegare dovrebbero limitarsi a parlare, e invece no, ti impongono a chiederti tutto il tempo: “ma come parlano questi?!”
Un film bloccato nella sua finzione, che cita Scola ma poi non ne segue la lezione. Un Cinema che accenna un dramma ma ha paura di mostrarlo, accenna erotismo ma poi lo spenge, il tutto smarmellando tenerezza e buonismo in un montaggio a tratti amatoriale, ma in una fotografia firmata Davide Manca almeno da salvare.

Fare un Cinema cosi oggi per me è impossibile, ma è soprattutto impossibile da guardare.
Alla fine oh, pure “Over the top” al lancio fu una delusione, ma almeno lì, c’era Stallone che faceva guidare un camion ad un minorenne!

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