LAGONE

FRANCESCO D’ASSISI: UNA MEDITAZIONE CONDIVISA A VITERBO

ottobre 06
10:32 2019

FRANCESCO D’ASSISI. UNA MEDITAZIONE CONDIVISA A VITERBO

 

Venerdi’ 4 ottobre 2019 presso il “Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera” di Viterbo si e’ tenuto un incontro in ricordo di Francesco d’Assisi, nel giorno dell’anno in cui in tutto il mondo se ne fa memoria.

Nel corso dell’incontro sono stati letti e commentati alcuni brani degli scritti di e su Francesco raccolti nel prezioso e nutriente volume delle Fonti francescane.

Di seguito un’estrema sintesi di alcuni temi del ragionamento introduttivo proposto dal responsabile della struttura nonviolenta viterbese.

 

*1. Francesco e noi

Non commemori Francesco d’Assisi chi non sia disposto a fare le sue scelte.

Non si narcotizzi quel messaggio. Non si falsifichi quella testimonianza.

Perche’ nella distanza storica e culturale, ed insieme nella prossimita’ esistenziale e morale, quella voce ci parla e ci impegna: ci impegna alla riflessione giusta e all’azione buona, ci impegna a sentire il dolore del mondo e ad agire per il bene comune.

Quella voce ci parla da un lontano passato, in una lingua che e’ e non e’ piu’ la nostra, in un orizzonte sociale e culturale di norme e consuetudini che sono e non sono piu’ le nostre; ma ci trova e ci riconosce nel nostro presente, nel qui e nell’adesso, e nelle piu’ abissali profondita’ del lago del cuore nel nostro piu’ intimo sentire e conoscere il mondo in cui viviamo, nei conflitti e nel cammino del tempo che ci e’ dato; e se vi sara’ un futuro per l’umanita’, se con il nostro impegno comune riusciremo ad impedire che l’ebbra violenza dei poteri dominanti e del consumo insensato distrugga l’intera umana famiglia e vicenda, l’umanita’ sara’ francescana o non sara’.

Il suo linguaggio di allora e il nostro linguaggio di oggi sono insieme cosi’ simili e cosi’ diversi: ma se solo ci si libera dalla ruggine e dal contagio della gestione consumistica delle parole e della mercificazione dei pensieri, se solo si torna alle parole ed ai pensieri autentici e non asserviti al dominio violento, se solo si torna a parlare parole di pane e pensieri pensati camminando con il proprio vivo corpo sulla vivente terra, allora le sue parole ed i pensieri suoi sono ancora le nostre e i nostri.

E il suo agire di allora puo’ essere il nostro agire di oggi, di liberazione dal giogo e dalle scorie che il sistema della violenza pretende d’imporci come unico mondo possibile. Perche’ invece un altro mondo e’ possibile, ed e’ il mondo sognato dall’umanita’ intera lungo l’intera sua vicenda, ed e’ il mondo sperimentato da ogni persona ogni volta che compie l’azione buona, ogni volta che sa di aver fatto la cosa giusta, ogni volta che percepisce la bellezza e la felicita’ del bene, ogni volta che riceve per dono un dono o del perdono il dono, ogni volta che ama o che e’ amata.

 

*2. Francesco e Alfio

Ci interpella e ci convoca ancora Francesco d’Assisi.

Ci chiama col suo esempio alla scelta del denudamento da tutti i simboli e i fardelli del potere e della ricchezza; ci convoca alla scelta della poverta’ radicale che alle radici dell’essere, alla nuda vita, ci ricongiunge, ricongiungendoci quindi alla nostra integra e integrale umanita’.

Ci chiama a preferir soffrire anziche’ far soffrire; a donare e reintegrare anziche’ rapinare e infrangere.

Noi che siamo oggi qui abbiamo conosciuto un uomo che seppe vivere come Francesco, e seppe farlo in creaturale comunione con l’umanita’ e con il mondo vivente, al di fuori di ogni istituzione e di ogni struttura di potere; si chiamava Alfio Pannega, e tante volte fummo ospiti nella sua casa, alla sua tavola: nella sua poverta’ radicale molti recava e donava doni, tutto cio’ che aveva condividendo; in tutto, ed in tutte ed in tutti, riconoscendo e rivelando il valore, la dignita’, la bellezza, il diritto ad esistere, il diritto alla felicita’.

 

*3. Pax vobiscum

Ci chiama alla pace Francesco.

Ci chiama alla pace e quindi al disarmo.

Ci chiama alla pace e quindi all’obiezione di coscienza dinanzi ad ogni potere oppressivo.

Ci chiama alla pace e quindi alla resistenza e alla lotta di fronte ad ogni violenza.

Ci chiama alla pace e quindi all’incontro con l’altro, nel rispetto della diversita’, nell’eguaglianza di dignita’, nell’aiuto gratuito ed incondizionato.

Ci chiama alla pace e quindi alla lotta nonviolenta contro tutte le violenze, le menzogne, le oppressioni.

 

*4. Respect

E ci chiama al rispetto, alla difesa, alla guarigione e all’amore per ogni persona sofferente e bisognosa di aiuto.

E ci chiama al rispetto, alla difesa, alla guarigione e all’amore della natura ferita.

Il rispetto, che non e’ solo astensione dal fare il male, ma riconoscimento di valore e impegno di lotta contro l’oppressione, impegno di solidarieta’ con tutte le vittime.

La difesa, che non e’ solo tutela dell’essere e del bene altrui, e quindi del bene comune, dell’esserci nel e del mondo; ma anche accettazione della diversita’, del limite, della contraddizione vitale e feconda, della pluralita’ dell’umanita’, e degli esseri viventi, e del mondo vivente.

La guarigione, che e’ duplice movimento: nostra dalla nostra violenza, e del mondo vivente ancora dalla nostra e dall’altrui violenza, e dagli effetti della violenza passata cosi’ come si sono sedimentati e che continuano ad eruttare male, e dalla violenza che ogni giorno rinnova i suoi nefasti fasti finche’ l’umanita’ concorde non vorra’ abolirla instaurando il tempo in cui il mutuo soccorso sara’ legge universale.

E l’amore, infine: poiche’ senza amore nulla sarebbe ogni sapienza, ogni morale condotta, ogni sociale organizzazione, ogni codificazione giuridica, ogni giustizia e ogni condivisione; nulla sarebbe la civilta’.

 

*5. E ci chiama alla solidarieta’, alla responsabilita’, alla condivisione.

La solidarieta’ che e’ sentirsi uniti ad ogni altra persona ed al mondo intero in un destino comune.

La responsabilita’ che e’ il rispondere a, e il rispondere di, ogni persona che soffre, il sentire il muto grido di dolore del volto di ogni sofferente, e il farsi prossimo di ogni prossimo come di ogni lontano non meno del prossimo prossimo.

La condivisione del bene e dei beni, cui si perviene solo facendo proprie le sofferenze altrui, sentendo bruciare sulla propria guancia lo schiaffo subito da ogni altra persona, ad ogni persona recando conforto e sostegno, nell’empatia e nella misericordia, nell’azione comune per la liberazione di tutte e tutti, nella scelta della nonviolenza.

 

*6. Prassi della carita’

Ci chiama quindi Francesco d’Assisi alla pratica concreta e coerente di un’universale carita’: virtu’ del ricevere e del dare nella loro interdipendenza; virtu’ del chiedere e dell’ascoltare; relazione di ogni io al tu, a tutte e tutti, al tutto; interiore e comune verita’ ritrovata nel primato dell’altra persona, della vita insieme, del miracolo della nascita, dell’unita’ e unicita’ del mondo vivente; riconoscimento e riconoscenza.

 

*7. Tutte le creature

Ci chiama Francesco al sentimento e al ragionamento dell’unita’ e dell’accudimento, del riconoscimento e della riconoscenza.

Al legame con l’intero mondo vivente, ed alla cura per l’intero mondo vivente, ed alla gioia per la vita dell’intero mondo vivente di cui noi stessi siamo particola, germoglio, scintilla, e microcosmo nel macrocosmo.

Della nostra vivente verita’ ci parla il Cantico delle creature con parole che da secoli commuovono e confortano l’umanita’ fragile e peritura. E del dovere di preservare il mondo anch’esso fragile e perituro. Di generazione in generazione adempiendo il dovere di difendere e tramandare la vita e la dignita’ della vita anche sapendo – e proprio perche’ sapendo – che dovremo morire.

Leggendo il Cantico delle creature noi vi troviamo lo stesso messaggio non solo di Qohelet dei quattro evangeli, ma anche della Ginestra di Giacomo Leopardi, delle lettere e dei saggi di Rosa Luxemburg, delle Tre ghinee di Virginia Woolf, dei Quaderni di Simone Weil, di Vita activa di Hannah Arendt. Lo stesso messaggio di Gandhi e Mandela, lo stesso messaggio del movimento di liberazione delle donne che della nonviolenza e’ la corrente calda e la piu’ grande esperienza storica.

 

*8. La nonviolenza, il cammino

Questo ci dice Francesco: che la nonviolenza e’ il cuore di tutto, la nonviolenza e’ il tutto colto nel cuore; e che solo la scelta della nonviolenza puo’ salvare l’umanita’.

La nonviolenza che e’ il nucleo dell’insegnamento di quel maestro alla cui scuola ed alla cui sequela oltre mille anni dopo Francesco aveva deciso di porsi; la nonviolenza che e’ riconoscimento del bene e adesione alla verita’ che salva le vite; la nonviolenza che e’ la volonta’ di opporsi ad ogni violenza senza mai commetterne alcuna; la nonviolenza che e’ il riconoscimento e l’inveramento dell’umanita’ dell’umanita’ in ogni persona; che e’ riconoscimento e rispetto per la vita di ogni vita e dell’intero mondo vivente.

La nonviolenza e’ in cammino, la nonviolenza e’ il cammino.

 

*9. Qui e adesso

Qui e adesso, nel ricordo di Francesco d’Assisi, proseguiamo quindi nell’impegno contro la guerra e tutte le uccisioni, contro il razzismo e tutte le persecuzioni, contro il maschilismo e tutte le oppressioni; in difesa della vita, della dignita’ e dei diritti di tutti gli esseri umani, in difesa dell’intero mondo vivente, valore assoluto in se’ e casa comune dell’umanita’ che di esso e’ essa stessa parte.

Soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto.

 

Difendere la biosfera dalla distruzione.

 

Salvare le vite e’ il primo dovere.

 

Sii tu l’umanita’ come dovrebbe essere.

 

 

 

Il “Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera” di Viterbo

 

Viterbo, 4 ottobre 2019

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