Una mostra su Oriolo tra il 1943-1946

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Archivio

Fascismo e anti-fascismo. Occupazione nazista e Resistenza. Queste le parole, antipodiche che vengono alla mente avvicinandoci al 25 aprile: Festa della Liberazione, dove a trionfare è la parola memoria. Liberazione a cui ha contribuito e che ha vissuto anche Oriolo Romano. Con uomini come Domenico Farnetti e Igino De Santis. Un paese che non vuole e non può dimenticare lo sfacelo, la povertà, la sofferenza, gli stenti, le difficoltà, la paura, l’orrore e il terrore di quegli anni. Sul suo suolo sono rimasti i segni prima della distruzione della guerra, della perdita, della sconfitta e poi della ricostruzione con la conquista di quella libertà, che sarebbe diventata sinonimo di diritti, democrazia e partecipazione alla vita politica e sociale.
Un emblema della “rinascita” è la presenza dell’Archivio Flamigni. E se è doveroso fare memoria, per non dimenticare il sacrificio di vite umane di tutti coloro che sono morti per degli ideali, per la democrazia, lo è ancora di più qui. E l’Archivio Flamigni non manca nel suo impegno di sensibilizzazione. Riuscendo a coinvolgere anche giovani. Una mobilitazione spontanea, sentita, che nasce dalla gente comune. Sempre troppo poca, però, e sempre sull’onda dell’emotività e del coinvolgimento personale, piuttosto che fondata sul ricordo e sul significato della portata storica che ha assunto quel periodo per la storia che stiamo vivendo. Quest’anno, in occasione della ricorrenza del 25 aprile, il Centro di documentazione *Archivio Flamigni Onlus* ha pensato di organizzare ad Oriolo una serie di eventi, tutti fissati per la giornata di *sabato 20 aprile*. Tra di essi, la presentazione della tesi di Andrea Vendetti sulla tipografia clandestina italiana, intitolata “Caratteri Clandestini – La tipografia nella Resistenza italiana”, seguita dall’inaugurazione della *mostra documentale sulla storia del paese, “Oriolo Romano 1943-1946. L’archivio racconta”*, a cura di Simona Raccuia. A cui interverranno Sergio Flamigni, Ilaria Moroni, Carlo Felice Casula, Emilio Macchia.
Ci siamo voluti far raccontare l’allestimento dell’esposizione dalla stessa *Simona Raccuia*.
*Da dove nasce l’iniziativa?*
“La mostra nasce per sollecitare la memoria collettiva della cittadinanza attraverso la ricostruzione di alcuni eventi e situazioni che segnarono un periodo di transizione della storia del nostro paese benché fosse un piccolo centro agricolo lontano dal fronte della guerra. È una mostra di documenti dell’Archivio storico comunale che scandiscono i momenti dal ​’43 al ​’46 facendo vedere cosa succede ad Oriolo, una sorta di focus locale su temi/vicende nazionali. Sarà visitabile fino al 5 maggio presso la sala del consiglio negli orari di apertura del Comune”.
*Dove hai reperito tutto il materiale alla base della mostra?*
“Il materiale documentale è stato recuperato da una ricerca storica che era iniziata qualche anno fa con l’idea di aprire una sezione ANPI ad Oriolo, e rimasta incompiuta”.
*Quali i passaggi storici ripercorsi attraverso l’esposizione?*
“La mostra ripercorre alcuni passaggi fondamentali degli anni 1943-1946: lo scioglimento delle sezioni locali del Partito nazionale fascista (Pnf), il periodo dell’occupazione tedesca (settembre del ​’43-giugno del ​’44), il lento ritorno alla normalità fra il ​’44 e il ​’45 (le comunicazioni telefoniche e ferroviarie, le scuole, l’attività politica), la formazione delle liste elettorali e le prime elezioni comunali democratiche del ​’46”.
*C’è anche molto di Oriolo ovviamente in questa mostra…*
“Sì, infatti non manca un piccolo focus su due personaggi simbolo dell’antifascismo: Domenico Farnetti, partigiano nelle formazioni albanesi dopo l’8 settembre, che dopo la prigionia in Germania torna ad Oriolo e si candida per il consiglio comunale; Igino De Santis, classe 1899, fervente antifascista che, dopo la prigionia a Ponza negli anni ​’30, torna ad Oriolo e nel periodo dell’occupazione si attiva nelle staffette in sostegno ai militari sbandati nei boschi e agli alleati”.
*Un commento?*
“Spero che la mostra solleciti il recupero della memoria e sia un momento per avvicinare i ragazzi delle scuole alla storia locale e al valore pedagogico dei documenti storici. Per concludere vorrei ringraziare l’amministrazione e i dipendenti del Comune per la disponibilità dimostrata nel corso di questo lavoro”.

Fonte/Autore: Barbara Conti