LAGONE

Imparare ad ascoltare le proprie emozioni anche quando fanno male

gennaio 30
00:00 2013

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Rabbia, dolore, amore, felicità, tristezza, paura, euforia, sfiducia, scontentezza, spavento, terrore, sconforto, delusione e dolore. Sono soltanto alcune tra le principali emozioni che esperiamo nel corso delle nostre giornate e per l’eternità.
I sentimenti e le emozioni sono con noi per l’intero arco della nostra esistenza a partire dai nostri primissimi giorni di vita. Il bambino non è un ricettacolo passivo di pulsioni nascoste, costruisce la sua realtà quotidiana in modo attivo ed interattivo.
Ognuno di noi però le affronta in modo diverso. Dobbiamo tenere presente che le nostre emozioni sono strettamente collegate al nostro corpo: quando siamo tristi o preoccupati, per esempio, possiamo comunicarlo attraverso una serie di sintomi corporei e di somatizzazioni.
Nel mio lavoro quotidiano mi capita spessissimo di accogliere pazienti portatori di molteplici e variegati disturbi psicosomatici: mal di pancia, emicrania, alterazioni del ciclo sonno/veglia, disturbi dermatologici, disturbi alimentari, ecc. I sintomi però non devono spaventarci, sono dei segnali importantissimi: servono a farci prendere coscienza del fatto che stiamo trascurando qualcosa che ci fa stare male. Insomma sono un campanello d’allarme, un mezzo di comunicazione. Devo cambiare modo d’agire, devo capire che cosa mi sta disturbando e quale emozione si sta trasformando in sintomo, sta cioè passando dalla mia mente al mio corpo. Tutto ciò accade in quanto siamo esseri umani complessi: mente, corpo, emozioni, pensieri, sentimenti, immaginario, movimento, ecc. è tutto strettamente collegato ed integrato ed ecco allora che un dolore mentale si trasforma anche in dolore fisico.
Tutte le volte che non riusciamo a prendere coscienza delle nostre reali emozioni, o che non riusciamo ad esprimerle, esse ci opprimono. Più le neghiamo, più riempiamo la nostra mente di sentimenti che non esterniamo e più aumenta la confusione mentale, a volte, pensieri che diventano quasi ossessivi e che ci disturbano anche nello svolgimento delle nostre attività di routine. Ed è così che le emozioni represse trovano espressione diverse ed ulteriori vie di fuga.
Cosa possiamo fare per evitare tutto ciò e prevenire questi sintomi?
Imparare già al bambino ad ascoltare le sue emozioni, a saperle riconoscerle, a non averne paura ed ha manifestarle liberamente. Il bambino apprende nel corso della sua crescita come gestire le emozioni all’interno di relazioni significative con quelle che sono le sue figure di attaccamento, la mamma ed il papà, prima di tutti.
E’ nell’interazione con il genitore che inizia a specchiarsi e riconoscere gli stati emotivi dei propri genitori e di conseguenza i suoi, apprende come gestirli e dargli un significato. E’ un processo continuo di riconoscimento ed ascolto attivo delle proprie emozioni, dove il genitore insegna anche al bambino ad utilizzare in modo costruttivo un dialogo interiore. Si favoriscono così esperienze di apprendimento in cui fin da piccoli, si acquisisce consapevolezza dei propri stati emotivi e dei relativi meccanismi che li sottendono, per poi successivamente, applicare queste conoscenze e gestire al meglio i problemi e le difficoltà che il piccolo incontra nella sua vita quotidiana.
Le emozioni in questo modo ci fanno da guida, diventano così un importante aiuto a comprendere quali sono i nostri obiettivi. Il pensiero invece, ci aiuta capire come poterli raggiungere. Tutto questo, come detto, deve essere accompagnato da un ascolto attivo ed empatico, dalla capacità di accogliere le emozioni del bambino, qualunque esse siano, senza lasciarsene spaventare. Tutto ciò sarà un allenamento per il piccolo che in questo modo apprenderà e si abituerà a gestire la sua vita emozionale anche una volta diventato adulto e lo aiuterà a trovare risposte e soluzioni adeguate nella gestione e nella comprensione delle sue pulsioni.
Per favorire tale complesso processo è anche utile predisporre con i bambini dei giochi didattici, di gruppo o individuali e dargli l’opportunità di poter così sfogare la propria creatività attraverso il disegno, le favole, le costruzioni, ecc. Insomma, dare voce alle emozioni fin dai primissimi giorni di vita, quando ancora non c’è il linguaggio verbale, rappresenta un validissimo e fondamentale aiuto per renderlo poi un adulto sano.
Infine, ricordate tutte le emozioni, sia quelle positive che quelle negative, anche le più dolorose e spiacevoli, sono una grande risorsa per ognuno di noi. Bisogna solo riuscire ad ascoltarle, in questo modo ci offriranno una bussola per riuscire ad orientarci.

Fonte/Autore: Elisa Caponetti – psicologa – elisa.caponetti@hotmail.it

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