Intervista a Simona Marcelli sulla gestione naturalistica dei boschi

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Tecnico progettista per la gestione naturalistica urgente degli habitat forestali maturi, habitat di specie della ZPS a Tolfa.

*Quali sono le cause che determinano gli interventi di gestione naturalistica degli habitat di specie relativi ai boschi maturi di Tolfa?*

Gli interventi di gestione naturalistica che si andranno ad effettuare nei cedui invecchiati sono dettati dal fatto che i boschi maturi, per la struttura degli alberi edificanti, offrono sito di rifugio e nidificazione a diverse specie di rapaci della Direttiva CE 79/409 (recentemente sostituita dalla direttiva 2009/147/CE ) tra i quali il nibbio bruno, il nibbio reale, il biancone.
Il patrimonio boschivo dell​’Università agraria di Tolfa è costituito da circa 3.500 ha di bosco, per lo più governato a ceduo matricinato, per la produzione di legna da ardere, sia per uso civico che per uso industriale. Solo una minima parte del patrimonio boschivo è costituita da boschi di alto fusto, transitori, in quanto derivati da invecchiamento di boschi governati a ceduo.
La struttura giovanile dei boschi cedui matricinati determina la carenza diffusa nel territorio di alberi maturi, strutturati con branche che si inseriscono sul tronco ad un​’altezza di 2/3-3/4 dell​’altezza totale della pianta, idonei ad ospitare i nidi dei rapaci della Direttiva.

*Quali sono le caratteristiche più evidenti dell​’attuale stato di degrado?*

Lo stato di degrado selvicolturale dei boschi cedui invecchiati è riprovato dalla presenza di un​’alta percentuale di piante morte, pari al 27%, soprattutto nelle aree più acclivi e con suolo più superficiale.
Le condizioni fitosanitarie dei popolamenti invecchiati sono nel complesso mediocri, con incidenza diffusa del ”deperimento delle specie quercine” tra le cui cause principali vi è l​’agente fungino ascomicete, patogeno opportunistico di debolezza, Biscogniauxia mediterranea. Tra gli agenti abiotici che favoriscono l​’innescarsi dei fenomeni di deperimento vi è la deficienza idrica.
Tali segni di deperimento sono diffusi uniformemente ed interessano tutte le classi diametriche (le piante appartenenti alla stessa classe diametrica hanno il diametro, misurato in cm all​’altezza di m 1,30 da terra, ricadente nel range della classe).

*In un​’area come questa, dove per diritto d​’uso civico viene praticato il pascolo, quanto incide tale fattore nel deperimento delle aree forestali?*

Il diritto di uso civico del pascolo è un fattore fortemente deterrente al governo a fustaia, tanto più se disetanea, dei boschi dei Monti della Tolfa. Il pascolamento infatti, per la morsicatura dei germogli, il calpestio della vegetazione, la sottrazione di ghiande ed altri semi, impedisce di fatto l​’affermazione della rinnovazione naturale.
La gestione del pascolo nel bosco risulta più semplice nel ceduo rispetto alla fustaia. Questo rappresenta uno dei motivi per il quale nel comprensorio vi è una netta prevalenza dei cedui rispetto alle fustaie.

*Quali sono le specie minacciate dallo stato di degrado?*

La mancanza di boschi di alto fusto di notevoli dimensioni, strutturati con branche che si inseriscono sul tronco ad un​’altezza di 2/3-3/4 dell​’altezza totale della pianta, atte ad ospitare il nido, diminuisce la potenzialità di tali popolamenti forestali a prestarsi come idonei siti di nidificazione di specie della Direttiva CE 79/409, tra i quali il nibbio bruno, il nibbio reale, il biancone.

*Quali sono le modalità e di intervento?*

Verranno effettuati 2 tipologie di intervento che andranno successivamente monitorate per valutare quale di esse sia la più idonea a coniugare l​’aspetto naturalistico e quello selvicolturale tradizionale.
Su 7 ettari, su terreni acclivi con suolo meno evoluto e più superficiale, verrà effettuato un taglio di trasformazione del ceduo invecchiato in ceduo composto, mediante il rilascio a dote di 140 matricine ad ettaro, 80 delle quali dell​’età del turno del ceduo, e 60 ripartite tra le classi di età multipla del turno.
Sugli altri 7 ha, localizzati su terreno meno acclive, più evoluto e profondo, verrà effettuato un diradamento riguardante il 24% circa delle piante vive, corrispondenti a circa il 25% dell​’area basimetrica e della massa legnosa. Questo intervento, che richiede la successiva preclusione dal pascolo, favorirà l​’inizio dell​’affermazione della rinnovazione da seme.
Verranno rilasciate a dote il 10% delle piante morte, habitat dell​’entomofauna xilofaga.
L​’abbattimento interesserà parte delle piante in condizioni fitosanitarie mediocri, con curvature e biforcazioni del fusto e con sviluppo ed espansione della chioma ridotta.
Verranno rilasciate le piante, anche se in stato fitosanitario mediocre o pessimo, con evidenti segni di alimentazione dei picidi, come il picchio rosso maggiore ed il picchio verde.

*Quanto si estende l​’area di intervento?*

L​’area di intervento si estende per 14 ha di bosco ceduo invecchiato, dell​’età di circa 50 anni.
7 ha verranno tagliati a ceduo composto, con rilascio di 140 matricine ad ettaro, delle quali 80 dell​’età del turno e 60 ripartite tra le classi di età maggiore.
Nei restanti 7 ha verrà effettuato un taglio di diradamento sul 24% circa delle piante edificanti il soprassuolo.

Fonte/Autore: Chiara Bernetti