A quando la democrazia partecipata? Si faranno mai i quartieri ad Anguillara?

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La democrazia partecipata trova la sua applicazione solo se le Amministrazioni locali hanno la volontà politica di realizzarla. Si tratta di dare voce ai cittadini attraverso i Comitati Civici o di Quartiere “riconosciuti da Statuti e Regolamenti” e di metterli in condizione di fornire pareri ed esaminare proposte su progetti e normative che li riguardano.
Ad Anguillara Sabazia l’Amministrazione Minnucci la volontà di attuare la democrazia partecipata l’ha dimostrata fin dall’inizio del proprio mandato, dando incarico all’ufficio Ambiente, attraverso una delibera di Giunta, di suddividere l’intero territorio comunale in zone omogenee con l’obiettivo di creare altrettanti Quartieri sulla base di queste. Con una successiva delibera, il Comune ha poi disposto di utilizzare questa divisione territoriale anche per la raccolta differenziata “porta a porta” e di attivare assemblee di quartiere per sensibilizzare i cittadini sul progetto dei “Comitati di Quartiere”, al fine di rendere la cittadinanza consapevole dell’importanza di uno strumento che permetterebbe a qualsiasi cittadino di partecipare in misura molto maggiore alla vita pubblica e di diventare parte attiva rispetto a tutte le decisioni che l’Amministrazione si trova a prendere nei confronti della comunità.
Successivamente è stato previsto nell’articolo 34 del nuovo Statuto Comunale il riconoscimento di questi “Comitati Civici” o “Quartieri” come organi consultivi, i quali dovranno essere disciplinati da un apposito regolamento che il Comune dovrà redigere e dove saranno previste, tra l’altro, le funzioni e i compiti di tali organi, i rapporti tra essi e l’istituzione comunale e le loro modalità di funzionamento interno, a partire dai criteri di elezione degli organi direttivi.
Purtroppo il percorso per giungere alla completa realizzazione di tale progetto è ancora incompleto. Per completarlo, l’Amministrazione, se avesse la volontà politica di realizzare veramente questi organismi (come già dichiarato nel suo programma elettorale), dovrebbe far approvare il regolamento suddetto dalla Commissione Regolamenti e successivamente far licenziare dal Consiglio Comunale la definitiva istituzione dei Quartieri.
Da notizie ufficiose so che alcuni politici ritengono eccessivo il numero dei quartieri previsti, ma non vorrei che ciò fosse un semplice alibi per non dare voce ai cittadini. Se il problema fosse, ad esempio, quello di gestire i rapporti con tutti i futuri presidenti dei Quartieri si potrebbe creare una Consulta dei Quartieri stessi, mantenendone però il numero attuale poiché essi sono il frutto di una suddivisione territoriale che intende creare dei centri aggregativi locali omogenei in quanto le esigenze delle singole realtà sono diverse fra loro e fare grosse aggregazioni non risponderebbe alle esigenze locali di ogni specificità.
Tra l’altro, è bene sottolineare che, essendo tali organismi volontari, essi debbono autogestirsi come prevede il Regolamento e quindi la loro istituzione e il loro funzionamento non comportano in alcun modo costi aggiuntivi per l’Amministrazione.
Detto questo, in fondo credo che non tutti i politici ritengano utile consultare i cittadini nella gestione della cosa pubblica, perché hanno un diverso concetto della democrazia partecipata.

Fonte/Autore: Benedetto Titocci