Convegno sulla bellezza

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Perché un convegno?
Perché la ricerca dei nuovi canoni estetici?
Il concorso, nato nel 1939 con il nome “Cinquemila lire per un sorriso”, a valenza fotografica, si è trasformato via via negli anni.
Sfogliando l’album della manifestazione, diventata “Miss Italia” nel 1946, si vede che a vincere sono le bellezze mediterranee, prosperose e dalle curve generose. Nel 1950 Sofia Loren, arrivata quarta, viene giudicata «una spilungona troppo magra».
Si passa poi al periodo della ragazza acqua e sapone. Negli anni ’60 prevale ancora il prototipo della maggiorata. Gli anni ’70 invece sono ricordati come il primo decennio della bellezza globalizzata: le ragazze fanno tutte sport e tutte si dedicano alla cura del corpo, in un certo senso uniformandosi nel proprio stile personale. Pian piano sul finire degli anni ’80 si afferma il modello della donna grissino, dal ventre piatto. Miss Italia 1988, Nadia Bengala, viene incitata dalla Pampanini, in giuria, a «mangiare un po’ di più». Le misure 90-60-90 vengono presto abolite per non portare le ragazze al digiuno pur di partecipare al concorso.

Da questi presupposti la patron Patrizia Mirigliani ha preso ispirazione per il Convegno “La Bellezza, come è cambiata”, da lei ideato e voluto, come anticipazione delle tre serate di Miss Italia su Raiuno. Un momento importante per l’attività del Concorso più amato e seguito dagli italiani.

Intervengono:

– Patrizia Mirigliani
– Milly Carlucci ed Emanuele Filiberto
– Massimo Tedeschi, Sindaco di Salsomaggiore Terme
– Vittorio Sgarbi, critico d’arte
– Francesco Alberoni, sociologo
– Marco Gasparotti, chirurgo
estetico- Michela De Giorgio, storica del
costume
– Raoul D’Alessio, Specialista in odontostomatologia ed ortodonzia dell’Università del Sacro Cuore di Roma
– Alberto Laino, professore associato di ortognatodonzia dell’Università di Napoli Federico II
– Luigi Maria Galantucci, del Politecnico di Bari (Prototipazione Rapida e Reverse Engineering)

– Sandro Mayer, giornalista
– Bob Krieger, artista fotografo
– Alessio Fronzoni, a.d. Lowe Pirella Fronzoni S.r.l.
– Walter Siti, scrittore
– Saverio Marconi, regista
– Ivo Pulcini, medico di Miss Italia
– Sara Farnetti, nutrizionista
– Carmela Savastano, presidente della SIDO, Società Italiana di Ortodonzia, che ha promosso la ricerca di cui riferiscono i tre professori relatori
– Giuseppe Catapano, Osservatorio Parlamentare Europeo e del Consiglio d’Europa
– Ugo Biader Ceipidor, Università La Sapienza, Roma

– Denny Mendez e Cristina Chiabotto
– Maria Perrusi, Miss Italia 2009- Mirella Sessa, conduttrice di Miss Italia Channel
– Kimberly Castillo Mota, Miss Italia nel Mondo 2010

Moderatrice: Silvana Giacobini

«Definire e interpretare i nuovi canoni della bellezza e dell’attrattività è un preciso dovere istituzionale che spetta a Miss Italia: è un pensiero che ho sentito ripetere spesso anche da mio padre Enzo», afferma Patrizia Mirigliani. «In tanti momenti della nostra vita, non escluso quelli spirituali, siamo sempre attratti dalla bellezza. Noi vogliamo andare oltre, fino a quella che mi piace definire “L’Anima della Bellezza”, al di là della fisicità e dell’avvenenza, compito non facile in un mondo in cui l’esibizione del corpo femminile è diventata eccessiva e gratuita. Ci teniamo a valorizzare la Bellezza come un tutt’uno, elemento di congiunzione tra corpo, anima e spirito».

Una volta le donne che partecipavano a Miss Italia erano commesse, dattilografe, segretarie o contadine. Oggi sono per lo più studentesse con obiettivi ben prefissati.
Vale la pena di riportare l’opinione di Isabella Verney, prima vincitrice del titolo nel 1939: «il cambiamento avvenuto nelle donne dai miei tempi ad oggi è lo stesso registrato dall’800 al 900: sono epoche completamente diverse. Basta guardare le fotografie. Su questi argomenti, i luoghi comuni si sprecano, ma io preferisco dire che la bellezza, cioè l’intensità che rivela una persona, è rimasta la stessa: gli sguardi delle donne sono uguali, come il sorriso. Io ho lo stesso sorriso della fotografia che mi ha fatta scegliere 71 anni fa come prima Miss Italia della storia».

Il critico Vittorio Sgarbi ha illustrato la bellezza attraverso tre opere celebri: “Maya Desnuda” di Francesco Goya, la “Venere Dormiente” di Giorgione e “Olimpia” di Edouard Manet.

Il sociologo Francesco Alberoni ha classificato in quattro tipi la bellezza femminile (Grecia Classica, epoca minoica, donne di Khajuraho e miniature erotiche indiane).
Il ​’900 scopre tutto il corpo, lo mostra com’è. Le grandi dive sono longilinee, con seno abbastanza grande, vita stretta, gambe lunghe. Pensiamo a Rita Hayworth, Ava Gardner, Grace Kelly, Sofia Loren. Ma quelle che ottengono maggior successo, Gina Lollobrigida, Elizabeth Taylor e Marylin Monroe, sono piccole di statura, hanno un seno relativamente grande, vita stretta e fianchi larghi. Brigitte Bardot si colloca fra i due modelli. C’è infine una certa presenza del quarto tipo, il modello Twiggy, di donne magre, sottili, senza seno come Audrey Hepburn.
Poi tutto cambia con le ragazze delle ultime generazioni che sono alte, robuste, fanno sport, hanno le spalle larghe, la vita larga, e spesso sono un po’ androgine nella gestualità. Qualcuno pensava che sarebbe stato questo il modello definitivo di bellezza femminile, anzi azzardava l’ipotesi che si andasse verso un modello androgino. Ma gli ultimi sviluppi indicano che si sbagliava. Grazie alla chirurgia estetica, le donne si sono fatti i seni abbondanti. Notiamo poi il successo di alcune dive come Belen Rodriguez, più vicine al modello del terzo tipo, non troppo alte, vivaci, flessuose, con seno abbondante e vita stretta. È poi in atto una influenza orientale che conferisce valore alla grazia e alla delicatezza, di cui vedremo gli effetti fra alcuni anni.

Secondo il chirurgo estetico Marco Gasparotti, “la bellezza è soggettiva e difficilmente raggiungibile. Il fascino è oggettivo e non necessariamente è innato…si può coltivare. Sì può imparare ad essere affascinanti con una serie di dettagli: il fascino è movimento, la seduzione uno sguardo, un movimento del collo, una mano passata tra i capelli. Fascino è saper valorizzare anche dei minimi “ difetti”. Se la donna valorizzasse il suo fascino e quelli che possono essere dei minimi difetti avrebbe forse una vita psicologicamente più semplice. “La donna, invece – continua Gasparotti – fin dall’adolescenza, segue i modelli, irraggiungibili, di bellezza proposti dai media, e i messaggi subliminali che questi impongono: bellezza = successo=denaro= notorietà. In un mondo dove la forma fisica impera e i valori quali lo studio e il sacrificio sembrano dimenticati, è ovvio che la chirurgia estetica rappresenti, per molte donne, la soluzione più rapida per tutti i problemi. Ma la chirurgia estetica spesso crea le donne più insicure di prima, perché non risolve problemi di carriera, di matrimonio in crisi, di accettazione da parte dell’altro sesso”. I dati lo dimostrano: il 61 delle ragazze dai 18 ai 25 anni correggerebbe qualcosa del proprio corpo (aumento seno e modellamento glutei e cosce con liposcultura tridimensionale). Scende al 35 il numero delle donne tra i 25 ed i 30 anni che pensano alla chirurgia estetica: forse perché si sono appena sposate, sono appena entrate nel mondo del lavoro oppure sono diventate mamme. La percentuale di chi si vede un difetto risale prepotentemente ( 73 ) dai 30 ai 35 anni : donne in carriera che puntano ad un immagine più seduttiva, donne che entrano in competizione con le più giovani, donne che non accettano le prime rughe o l’apparire di segni di stanchezza del viso, o i primi cambiamenti del loro corpo.

“Quella dei canoni – ha detto Michela de Giorgio – è storia lunga e complessa, figurativa, narrativa, morfologica, sociologica”.
La storica del costume ha svolto una relazione che ha appassionato i presenti: la sua è stata una breve storia dei canoni della bellezza italiana ricca di citazioni, dai “Dialoghi della bellezza delle donne” di Firenzuola ad altri. Leopardi era stato chiaro: non accade mai che la bellezza delle donne – scriveva – possa ammaliare allo stesso modo e che desti giudizi concordi. Sotto gli occhi di tutti, una bella donna corre molti rischi: il coro discorde può esaltarla, ma anche diminuirla, contrastarla, perfino negarla.
La De Giorgio ha presentato una passerella ideale delle belle donne della storia, dalla “radiosa immagine” di Annunziata da Albano, modella, una delle belle laziali che negli Trenta e Quaranta dell’800 deliziarono pittori, poeti, scrittori; poi Anna Risi, detta Nana (anni ’60 dell’Ottocento), Lina Cavalieri, l’ex fioraia trasteverina che divenne una celebrità internazionale, la prima a fregiarsi del titolo di “donna più bella del mondo”. E poi Virginia Oldoini, contessa di Castiglione (1937-1899), alternativamente bruna e bionda, Lyda Borelli, che impose il biondo come capitale estetico di eccellenza, ​’superba segnaletica di distinzione”. E’ stata proprio la Borelli – spiega – a dare il colpo di grazia alla bruna “corona della femminilità”. Ma viene citata con un sorriso anche Zelinda-Vittoria Moscoloni, “dedita ai lavori di casa e di campagna” che, nella foto da vincitrice di un concorso nel 1908 posa statuaria, poggiando il braccio tornito ad un cestino di frutta. Zelinda era alta m1,66, per quei tempi quasi una gigantessa. Basti pensare che nel 1941 la media della statura femminile nazionale era di m.1,54cm. In un secolo il ​’percorso ascensionale’ delle miss italiane ha guadagnato circa venti centimetri. La sedicenne Lucia Bosè era alta 1,73; nel ​’50 Sofia Scicolone fu giudicata una ​’spilungona’. C’è da essere perplessi di fronte alla spettacolare verticalizzazione dei canoni estetici, al mito della femminilità allungata.
“Quanto a Miss Italia – dice la De Giorgio – le ragazze che in 71 anni hanno partecipato al concorso sono uno straordinario campione socio antropometrico, una tipologia di corpi e volti che dimostra la non inalterabilità, anzi proprio l’obbligata variabilità dei canoni estetici. E’ ovviamente – spiega – un campione d’eccezione, ma il più indicativo delle metamorfosi del corpo delle italiane negli ultimi cento anni.Conclusione: nessun canone – cromatico, ponderale, centimetrato – termina la De Giorgio – ha regole fisse”.

“La donna è passata da una bellezza ​’mono-dimensionale’ solo estetica – in cui il riconoscimento dell’uomo e la capacità seduttiva erano l’unico parametro di successo – a una bellezza tridimensionale”, commenta Alessio Fronzoni, amministratore delegato Lowe Pirella Fronzoni S.r.l.
“Una bellezza esteriore che si conferma parametro importante ma non più unico: un grande focus è sulla personalità, sull’intelligenza e lo humor. La donna va verso l’affermazione di una maggiore consapevolezza di sé e indipendenza”.

Molto interesse ha suscitato la presentazione delle caratteristiche del volto della bellezza di oggi,come sintesi dello studio dei ricercatori di tre centri universitari italiani

Lo studio, promosso dalla Società Italiana di Ortodonzia (SIDO) – che ha una storia di oltre 40 anni e che per la prima volta è presieduta da una donna, la dott.ssa Carmela Savastano – è stato fatto da ricercatori di tre università italiane che nei giorni scorsi hanno sottoposto le 60 finaliste di Miss Italia 2010 a misurazioni del volto a livello tridimensionale con una metodica innovativa frutto di un PRIN (progetto di ricerca di rilevante interesse nazionale), metodica per la prima volta utilizzata su un gruppo di soggetti così rappresentativo della bellezza delle italiane. Le candidate che si contenderanno il titolo sono passate infatti all’esame di molte giurie, ben diverse tra loro, dalle prime selezioni locali alle Prefinali nazionali: un casting molto particolare per uno studio di interesse scientifico.
I ricercatori hanno individuato – per mezzo della fotogrammetria digitale 3D e la ricostruzione virtuale dell’intero volto – le caratteristiche antropometriche facciali della bellezza contemporanea: sono stati impegnati il prof. Raoul D’Alessio, Specialista in Ortognatodonzia, docente di Estetica facciale all’Università del Sacro Cuore di Roma; il prof. Roberto Deli, Ordinario, Primario di odontoiatria estetica e riabilitativa, Direttore del Dipartimento di Odontostomatologia del Policlinico Gemelli; il prof. Alberto Laino, Prof. Associato di Ortognatodonzia dell’Università di Napoli Federico II; Prof. Ing. Luigi Maria Galantucci, Ordinario del Politecnico di Bari, responsabile del Laboratorio di Prototipazione Rapida e Reverse Engineering.
Quest’ultimo ha messo a punto una metodica semplificata, simile a quelle che il cinema ha utilizzato per film come ​’Avatar’.
“Nel nostro lavoro – hanno commentato – abbiamo valutato se i parametri dell​’armonia facciale, classici o moderni, trovano corrispondenza con la Bellezza percepita dal pubblico o dalle giurie. Il canone 2010 estetico scaturito dagli studi fotogrammetrici non ha dato solamente qualche parametro nuovo, ma apre nuovi orizzonti all’interpretazione dell’attrattività facciale contemporanea con possibili implicazioni diagnostiche e terapeutiche. La novità consiste nell’aver effettuato un’analisi tridimensionale basata non solo su singoli punti, ma sulle superfici dell’intero volto umano. Tutti noi apprezziamo il nostro volto e quello degli altri prevalentemente nella visione a tre quarti, e non solo in una prospettiva bidimensionale . La valutazione tridimensionale ha permesso di svelare il mistero che ha sempre appassionato gli studiosi del volto umano”.

L’esperimento:

– I volti delle 60 finaliste sono stati sottoposti all’esame di 5 fotocamere digitali collegate a un software d’avanguardia;

– il volto del soggetto viene rilevato con 50 mila punti nello spazio;

– in 5 millesimi di secondo si acquisisce un calco matematico del viso, per la prima volta tridimensionale.

I primi risultati dicono che:
Il volto della bellezza del 2010 è quello di una ragazza con il volto sufficientemente simmetrico.La mandibola normoruotata e ben delineata con un mascellare più largo e prominente proporzionato alla protusione del labbro inferiore ed armonico con il labbro superiore più pronunciato.Un disegno frontale delle labbra ben delineato, con un ben pronunciato filtro di cupido, il naso proporzionatamente più piccolo con un conseguente profilo rettilineo dei tessuti molli.Una distanza bi pupillare in armonia con il disegno del sopracciglio ed un altezza della fronte, ben rappresentata e più spaziosa.Lo zigomo espressione della regione intermedia del viso è ben rappresentato ma non eccessivo.La bellezza oggi accetta l’eterogeneità, la diversità, purché ci sia armonia, proporzionalità, sia nell’immagine del profilo che quella frontale ma soprattutto in quella di tre quarti, poiché noi, l’un con altro, ci riconosciamo, ci amiamo e ci rifiutiamo attraverso la visione di tre quarti del nostro viso.

Questi primi risultati saranno approfonditi a livello scientifico nei prossimi due anni.

In sintesi:più o meno ogni 15 anni c’è una rivoluzione nei volti delle concorrenti. Negli anni ’60, ad esempio, andava di moda il tipo svedese: con profilo lievemente “biretruso” (con la mandibola arretrata), che oggi viene giudicato meno attraente. Oggi l’osso mascellare è prominente che domina sull’asse naso-labbra, fronte più ampia, naso tendente al convesso, labbro superiore più sporgente.

Fonte/Autore: MissItalia