Sul caso Fiat Governo assente, ma la soluzione non è quella dei ricatti e dei licenziamenti

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L’atteggiamento della Fiat sulla vicenda di Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli, i tre operai di Melfi licenziati dall’azienda e reintegrati dal Giudice, ha dell’incredibile. Il Lingotto sembra voler inasprire – non si comprende a quale scopo – i rapporti sindacali, accanendosi contro i tre metalmeccanici rei soltanto di aver esercitato il loro diritto di sciopero. L’Amministratore delegato, Marchionne dovrebbe spiegare perché in un momento tanto delicato per il Paese e per la stessa Fiat, l’azienda stia adottando la politica del muro contro muro, che non ha (non avrebbe) nessuna ragion d’essere.
Invece di favorire il dialogo il gruppo torinese sembra voler estremizzare lo scontro e portare un altro assalto alla già “sgangherata“ diligenza dei diritti dei lavoratori.
E il Governo che fa? Il ministro della disoccupazione Maurizio Sacconi, che in due anni di mandato ​’vanta’ oltre cinquecentomila disoccupati e alcuni milioni di precari, si nasconde dietro allo slogan “meno Stato e più società”. Questo però non dovrebbe coincidere con la totale assenza del governo, finora incapace di definire gli asset strategici e industriali del Paese. In Francia, in Germania e negli Stati Uniti si sono scomodati Sarkozy, la Merkel e Obama per discutere di Renault, Opel e Chrysler; purtroppo in Italia questo non è possibile. Non esiste un governo che possa ricordare alla Fiat che efficienza e redditività d’impresa sono assolutamente compatibili con i diritti dei lavoratori. La linea del ricatto, che contrappone i diritti con gli investimenti e utilizza i licenziamenti antisindacali, come nel caso di Melfi, è una strada cieca e di brevissima durata. Per l’Italia dei Valori la strada maestra è quella del dialogo tra impresa e sindacati per stabilire regole precise e democratiche all’interno della fabbrica. Per ora, invece, spicca solo l’assenza del governo Berlusconi, immobile di fronte ad un momento industriale così delicato. Anche per questo motivo, è necessario il ritorno alle elezioni il prima possibile.

Fonte/Autore: Maurizio Zippoli