Splendide medaglie d​’oro della Pellegrini nei 200sl e di Scozzoli nei 100 rana

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Federica Pellegrini domina i 200 stile libero agli Europei di Budapest, vince l​’unico oro sulla distanza che ancora non aveva in bacheca – probabilmente solo per l​’ingiusta squalifica subita a Eindhoven 2008 -, realizza il grande slam che in Italia è riuscito solo a Massimiliano Rosolino nei 200 misti tra il 2000 e il 2001 e si riprende il record mondiale in tessuto.
Una giornata storica per la campionessa di tutto e primatista del mondo lanciata verso le imprese dell​’ucraina Jana Klochkova per tre volte autrice del grande slam: nel 2000-2001 nei 400 misti e tra il 2002 e 2004 nei 200 e 400 misti.
Statistiche che illuminano il volto di Federica, ma a cui le rivela di non pensare: ”Gli Europei arrivano dopo Olimpiadi e Mondiali. Reputo corretto attribuire la giusta dimensione a questo oro che non può essere paragonato agli altri, anche se mi fa piacere essere accostata a campionesse del genere”.
L​’arrivo di Federica è un​’esplosione di gioia, coronata con l​’abbraccio a staff tecnico e compagni, ma soprattutto a mamma Cinzia e papà Roberto, arrivati oggi a Budapest per seguire la figlia prodigio. ”Non mi aspettavo di scendere così tanto rispetto all​’ 1​’56”53 delle semifinali – racconta la 22enne veneziana di Spinea, tesserata per il Circolo Canottieri Aniene e allenata al centro federale di Verona dal tecnico responsabile Stefano Morini – Pensavo di fermarmi intorno all​’ 1​’55”8 anche perché è qualche giorno che convivo con una fastidiosa sindrome influenzale che già mi ha provocato dolori articolari, nausea e vomito. Spero di non avvertire problemi nella notte, altrimenti sarei costretta a rinunciare ai 400 stile libero e mi dispiacerebbe molto”. Così come a tutti noi che l​’aspettiamo sul blocco, coi suoi riti e la padronanza di sempre. ”Sapete quanto sia determinata, conto di esserci”. Tornando alla gara forse è la prima volta che vediamo Federica restare in seconda posizione sino ai 150 metri, alle spalle della Lippok. ”C​’è stato un momento in cui ho temuto di perdere – racconta l​’azzurra, capace di chiudere in 29”26 e 29”03, almeno un secondo in meno di tutte le avversarie in vasca – ma avevo previsto lo sprint iniziale della tedesca e ho pensato: ​’è passata troppo veloce, prima o poi cede​’, così non ho cambiato tattica e, infatti, è crollata”. Sotto le bracciate della Pellegrini che è riuscita a darle addirittura 2”51 nei secondi 100 metri. ”Comunque mi ha destato un​’ottima impressione. E​’ molto brava e pericolosa in prospettiva. Del resto il cambio generazionale doveva avvenire ed è normale che emergano avversarie sempre più temibili”. Parole da protagonista consumata alla ricerca di nuovi obiettivi da battere: ”Alberto mi ha insegnato a non pormi limiti fisici e mentali – conclude la Pellegrini, che avrebbe stabilito il 12esimo primato mondiale della carriera se la Federation Internationale de Natation avesse introdotto liste di primati separate con e senza costume di nuova generazione, il settimo sui 200 stile libero in vasca olimpica – Il progetto che ho intrapreso con Stefano Morini fonda su questo principio ed è il prossimo muro da scalare”.

La faccia incredula, stravolta dalla felicità, è quella di Fabio Scozzoli, già di bronzo nei 100 rana, alla medaglia d​’oro nei primi 50 europei della carriera. Rapato da matricola, il 22 enne nato a Lugo, cresciuto a Forlì e che si allena a Imola con l​’ungherese Tamas Gyertyanffy, sorprende tutti, anche se stesso, e vince in 27”38, otto centesimi in meno del primato personale stabilito col secondo tempo delle semifinali, a due centesimi dal tedesco Lennart Stekelenburg, finito terzo in 27”51 alle spalle del rumeno Dragos Agache, secondo in 27”47. La gara di Scozzoli è stata impeccabile soprattutto nelle fondamentali fasi di partenza e chiusura. Alta, lunga, sinuosa. Meravigliosa per il secondo crono della storia agli Europei dopo il 27”18 con cui l​’ucraino Oleg Lisogor vinse a Berlino 2002. All​’Alfred Hajos i 50 rana sono un affare tutto italiano e il passaggio del testimone tra Alessandro Terrin, campione del 2006 e bronzo del 2008, e Fabio Scozzoli rappresenta anche una legittimazione a crescere nel mito del due volte olimpionico Domenico Fioravanti, mai oltre il quarto posto nei 50 rana ma campione a Istanbul 1999 ed Helsinki 2000 nei 100. ”Fioravanti rappresenta il mito, il talento puro – racconta Scozzoli, che alle Olimpiadi dei 2000 aveva 12 anni e si sveglio per esultare al doppio oro del novarese – Se sono arrivato a questo punto è solo grazie alla meticolosità di Tamas Gyertyanffy: attento, scupoloso, preparato, serio, senza di lui non sarei nulla”. Un omaggio al tecnico ungherese, al successo nella sua Budapest, dinanzi agli atleti che ha reso grandi in tribuna, tra cui Tamas Darnyi, vincitore di quattro medaglie olimpiche nei misti tra Seoul 1988 e Barcellona 1992 e quattro iridate tra Madrid 1996 e Perth 1991. ”Sentivo molto questa gara – conclude Scozzoli – Mi sono svegliato alle 5.30 e mentre mi riggiravo nel letto mi chiedevo come sarebbe stato se avessi vinto, cosa avrei fatto, come mi sarei comportanto. Poi è accaduto. Ho vinto. Ed è tutto talmente strano. Mi sembra di sognare. Prima sono stato travolto da commozione, orgoglio, felicità. Adesso che ho la medaglia tra le mani già aspetto la prossima competizione. E​’ proprio vero, quando insegui un obiettivo pensi a mille cose, quando lo raggiungi pensi solo a conservarlo”.

C​’era grande attesa anche per l​’ultima finale di giornata, con la 4×200 stile libero al proibitivo compito di salvare la tradizione che indica l​’Italia sempre d​’oro da Helsinki 2000, almeno con un piazzamento a ridosso del podio. Missione compiuta a metà. L​’innesto di Gianluca Maglia (1​’48”46) in prima frazione, Marco Belotti (1​’49”23) in seconda e Filippo Magnini (1​’47”73) in quarta – con Damiano Lestingi migliore frazionista della mattina in 1​’49”40 e terzo partente che registra un miglioramento con 1​’49”08 – riducono il 7​’20”59 delle eliminatorie sino al 7​’14”50, ma non basta per andare oltre il quinto posto. Lontano il podio, con la Francia di bronzo in 7​’09”07, alle spalle di Russia, 7​’06”71, e Germania, 7​’08”13.
Buone prove anche di Sebastiano Ranfagni, quinto nei 200 dorso in 1​’58”40 (57”42 ai 100), e di Elena Gemo, ottava nei 50 dorso in 28”81: entrambi a pochi centesimi dal personale senza costume di nuova generazione.
Superano le semifinali Caterina Giacchetti, trascinata da un fragoroso gruppo di sostenitori, col quarto tempo dei 200 farfalla in 2​’08”87 (1​’02”41 ai 100, a quattro centesimi dal personale del 2005 che le valse il record cadette), e Luca Dotto e Marco Orsi, rispettivamente col quinto e settimo tempo dei 50 stile libero in 22”14, undici centesimi in meno del personale senza costumone, e 22”20. La caccia al podio è aperta.

Fonte/Autore: FIN