Dal 10 al 12 settembre a Pieve Santo Stefano 26° Premio sull​’ Autobiografia

Archivio

In questa edizione del Premio Pieve abbiamo pensato di dare spazio e voce a nuovi linguaggi della memoria.
Pur rivendicando la sua tradizione di Archivio di memoria scritta, l​’iniziativa di Pieve Santo Stefano riconosce il valore e l​’importanza di altre forme di raccolta che ha direttamente sperimentato grazie ai due progetti European memories e Voci migranti ospitati nel programma 2010.
Nel primo si raccolgono le storie di cittadini europei, donne e uomini di ogni età e provenienza culturale in un archivio digitale: sono racconti scritti, audio video e fotonarrazioni messi a disposizione di tutti nel sito europeanmemories.eu. A integrazione del progetto europeo si segnala il workshop che si terrà a Pieve dal 7 al 12 settembre, seguito da venti partecipanti di diverse nazionalità. Nel secondo si raccolgono in video le testimonianze di migranti che vivono in Valtiberina scegliendo una modalità più immediata e semplice per il loro racconti di vita, rispetto alla scrittura. Il materiale raccolto ha ispirato la realizzazione di un documentario che viene presentato a Pieve in anteprima e ha dato vita a un laboratorio teatrale migrante che sarà presentato nell​’ambito del workshop.

Il Premio Pieve offre occasioni di incontro e confronto con altre esperienze di raccolta della memoria che utilizzano nuovi linguaggi, come quella de La banca della memoria di Torino o il progetto appena lanciato da Slow Food, I granai della memoria. È un​’edizione che ospita anche i linguaggi più classici attraverso i quali la memoria si esprime, come la scrittura, il teatro, il cinema.
Ci saranno figli testimoni della memoria dei loro padri, una mostra fotografica con i racconti di vita in parallelo di bambini rumeni e pievani, la presentazione della rivista dell​’Archivio Primapersona, completamente rinnovata, che dedica il primo numero della nuova serie alla memoria. Fra i diari che diventano libri, la vincitrice della passata edizione, Sabrina Perla con il suo struggente Die Katastrophe (Terre di mezzo), i titoli della nuova collana Storie italiane, realizzata con il Mulino di Bologna, la collaborazione con il Premio LiberEtà, il secondo numero della collana Autografie (Forum Edizioni).

Ma l​’edizione 2010 segna anche l​’avvio di un progetto innovativo dell​’Archivio dei diari, che si chiama Impronte digitali e ha l​’ambizione di trasformare in formato digitale tutto il patrimonio della Fondazione di Pieve, partendo dalla digitalizzazione del pezzo più importante della collezione, il Lenzuolo a due piazze di Clelia Marchi, navigabile riga per riga dal pubblico del Premio Pieve.

Fra i molti nomi presenti a Pieve per questa edizione – che scoprirete leggendo il programma – segnaliamo quello di Mario Dondero, amico di lungo corso dell​’Archivio dei diari che in questa edizione riceve il premio Città del diario. La sua straordinaria capacità di raccontare storie e persone lo rende il destinatario ideale di questo premio: ”A me le foto interessano come collante delle relazioni umane, o come testimonianza delle situazioni. Non è che a me le persone interessano per fotografarle, mi interessano perché esistono”.

*dal 7 al 12 settembre*
fuori programma
vari luoghi

*Memoria viva in Europa*
workshop

Nella settimana dal 7 al 12 settembre si terrà il workshop Memoria viva in Europa riservato a venti partecipanti provenienti da vari paesi europei, finanziato dalla Commissione Europea, Lifelong Learning Programme.
Il programma del workshop prevede: esercitazioni di scrittura autobiografica; approfondimenti sulle metodologie autobiografiche come pedagogia degli adulti, cura di sé e cittadinanza attiva; analisi dei diversi linguaggi dal testo al video, dall’audio alla fotografia; introduzione ai metodi di drammatizzazione delle narrazioni di sé come forma di restituzione collettiva.
Gli incontri coordinati da Andrea Ciantar (Unieda) vedranno la partecipazione dei membri europei del progetto European memories e daranno conto anche di altre esperienze, grazie ai contributi di: Ginetta Fino, Sara Lusini, Silvia Martini, Luca Piergiovanni, Gruppo Asintas e gruppo Video Storie-In-Circolo.

Sono previste visite all’Archivio diaristico e alla Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari.

*venerdì 10 settembre ore 15,00*
Chiostro dell’Asilo Umberto I
Narrazione e scrittura di sé come una forma di cittadinanza attiva in Europa
esperti di scrittura autobiografica a confronto
incontro aperto al pubblico

*da martedì 7 settembre*
esposizioni all​’interno del Palazzo Pretorio mostre ed esposizioni legate all​’Archivio dei diari e alle storie di vita

*Il tesoro dell​’Archivio*: esposizione dei diari manoscritti a cura di Cristina Cangi

*La mia inquadratura*: Pieve Santa Panchu mostra fotografica a cura di Sara Lusini

*Impronte digitali*: il Lenzuolo di Clelia Marchi nell​’era digitale in collaborazione con Bassnet, Fondazione Musei Senesi, Nemes

*venerdì 10 settembre ore 18,30*
diari che diventano libri
Chiostro dell​’Asilo Umberto I°

*L​’ombra dei padri*
figli testimoni di memoria
incontro con Antonina Atozi, Franco e Giovannangelo Di Pompeo,
Paolo Lenci, Sabina Rossa

coordina Camillo Brezzi

Molti dei testi autobiografici presenti nell​’Archivio dei diari sono dovuti a figli testimoni di memoria, persone che hanno scoperto intime scritture famigliari e hanno volute condividerle con altri, come hanno fatto i fratelli Di Pompeo.
A volte i figli sono chiamati a tramandare una memoria che i padri hanno direttamente diffuso e difeso, come nel caso di Sergio Lenci, testimone e vittima di un attentato terroristico di Prima Linea nel 1980. In altri sono proprio le scritture e i racconti dei figli a testimoniare le vicende dei padri, snodando in parallelo la loro esistenza all​’ombra delle figure dei loro genitori che giganteggiano nei loro ricordi. È il caso di Antonina Azoti, figlia del sindacalista Nicolò Azoti ucciso dalla mafia nel 1946, le cui memorie hanno vinto il Premio Pieve nel 2004. Ed è il caso di Sabina Rossa, figlia dell​’operaio e sindacalista ucciso nel 1979 dalla Brigate Rosse e autrice del volume Guido Rossa, mio padre.
Di questo si parla nell​’ultimo numero di Primapersona, nell​’intervento di Paolo Lenci e in particolare in quello di Camillo Brezzi: “Negli ultimissimi anni grazie a quella che chiamo la letteratura dei figli, i cui genitori sono stati vittime di azioni terroristiche, si è richiamata l​’attenzione sulle vittime del terrorismo e quindi si è dato un contributo alla ricostruzione di una fase storica tra le più importanti dell​’Italia repubblicana. A partire dal 2007 con l​’uscita del libro di Mario Calabresi, Spingendo la notte più in là, e i più recenti volumi di Umberto Ambrosoli, Qualunque cosa succeda, di Nando dalla Chiesa, Album di famiglia (ma già nel 1984 con Delitto imperfetto, ci aveva indicato una strada…) e, infine, Come mi batte forte il tuo cuore di Benedetta Tobagi, la storia di Walter Tobagi ucciso il 28 maggio 1980, cioè 26 giorni dopo l​’agguato a Sergio Lenci. Le ricostruzioni dei familiari delle vittime del terrorismo ricollocano nel giusto contesto quei drammatici eventi squarciando un silenzio che finora era stato occupato, editorialmente, solo dai terroristi”.

Uomini che hanno lasciato impronte e segni e la cui memoria è affidata anche alla rabbia e all’impegno civile dei loro figli che scrivono, ricordano, raccontano.
Fabrizio Raffaelli,
direttore dell’Agenzia per il Turismo di Arezzo
consegna a Sabina Rossa
il riconoscimento ”Benvenuta in Toscana”
segue buffet a cura della trattoria I Romagnoli

*venerdì 10 settembre ore 21,30*
cinema e autobiografia
Teatro Comunale

*MEI [MEIG]* – Voci migranti, un documentario di Federico Greco

Quattro voci diverse da quattro paesi diversi: Tunisia, Argentina, Kurdistan, Marocco. E una quinta, che le raccoglie tutte e le ”osserva” da una prospettiva unica. Voci di immigrazione da culture e paesi lontani, tutte legate da un​’esigenza: la libertà di vivere la propria vita e comunicare le proprie idee, a costo di sradicarsi con dolore dalla terra di appartenenza. E con un secondo tratto comune: la scelta della Valtiberina come luogo dove ricominciare. Il vocabolario etimologico dice che il termine ”immigrazione” proviene dalla radice *MEI [MEIG], cioè ”scambio di doni”, l​’esatto contrario di quanto spesso pensiamo: ”loro” non vengono a rubarci il lavoro. Né le donne. Né a imporci una religione diversa. Vengono a raccontarci storie di vite vissute intensamente. Le nostre lo sono altrettanto?

*Federico Greco *è regista di film, documentari e cortometraggi. Nel 1999 realizza ”Stanley and Us”, un documentario su Stanley Kubrick venduto in tutto il mondo. Il suo esordio cinematografico è del 2004 con ”Il mistero di Lovecraft”, un mockumentary horror in lingua inglese distribuito da Rarovideo, 01 e Paramount (Spagna). Dal 2001 ha realizzato diversi altri documentari – tra questi ”Fuori fuoco” – e cortometraggi – ”Liver” – presentati nei più prestigiosi festival internazionali. Ha lavorato come regista free lance anche per la RAI e SKY.
In Valtiberina ha realizzato il documentario ”Piero della Francesca e il Polittico della Misericordia”. Il documentario MEI [MEIG] fa parte del progetto interculturale Vocimigranti

*sabato 11 settembre ore 9,30*
tavola rotonda – Teatro Comunale

La memoria, le culture – tavola rotonda

presiede Anna Iuso Primapersona

intervengono

Andrea Ciantar, responsabile del progetto European Memories
Philippe Lejeune, esperto internazionale di autobiografia
Piercarlo Grimaldi, responsabile del progetto I granai della memoria
Antonio Gibelli, docente di Storia contemporanea
Luca Novarino, responsabile del progetto La banca della memoria
Alessandro Triulzi, responsabile Archivio delle Memorie Migranti – Asinitas

L​’uscita del *nuovo numero di Primapersona che si occupa di memoria*, il progetto European memories che approda a Pieve Santo Stefano come ultima tappa di un percorso durato due anni, sono occasioni per un confronto sul tema della memoria e delle culture. La tavola rotonda, presieduta da Anna Iuso, esperta di archivi autobiografi europei e vice direttrice di Primapersona, partirà col presentare il semestrale dell​’Archivio in una nuova veste curata dall​’editore Forum di Udine.
Si parlerà dunque dei modi classici in cui la memoria si manifesta ma anche delle nuove forme di raccolta di storie. Si parlerà di emigrazione e di nuovi migranti. Si confronteranno le esperienze di lavoro in Italia e all​’estero su analoghi temi.
Il dibattito nazionale e internazionale su memoria e culture vedrà protagonista sia il responsabile del progetto europeo, Andrea Ciantar, sia il massimo esperto di autobiografia del continente, Philippe Lejeune, sia il più famoso studioso italiano di fonti di scrittura popolare sull​’emigrazione, Antonio Gibelli, sia Piercarlo Grimaldi che con Carlo Petrini di Slow Food ha fondato il progetto I granai della memoria, sia Luca Novarino della Banca della Memoria di Torino che Alessandro Triulzi, dell​’Archivio delle memorie migranti.

*sabato 11 settembre ore 12,00*
diari che diventano libri
Teatro Comunale

Raccontare di lavoro
Storia di un metalmeccanico meridionale

presentazione del volume autobiografico di Giovanni Mandato

con
Alba Orti, Presidente Giuria Premio LiberEtà
Riccardo Terzi, Segretario nazionale Spi Cgil
Nicola Tranfaglia, Professore emerito dell’Università di Torino
coordina Daniela Brighigni

Aversa, in provincia di Caserta. Fine anni Cinquanta. Giovanni Mandato vive con la sua famiglia in un basso. Sua madre ”era l​’unica del vicolo che sapeva leggere e scrivere”, suo padre è operaio alla Imam Aerfer di Napoli. Ma all​’improvviso il padre muore e Giovanni, su proposta della Commissione interna della fabbrica, lo sostituisce e diventa operaio metalmeccanico a soli quindici anni. Inizia qui il lavoro in fabbrica, partendo da Aversa la mattina alle cinque e rientrando a casa la sera tardi. Una vita faticosa, molto faticosa: con la qualifica di ”scaldachiodi” o​’ scaurachiovo, un lavoro in cui bisognava unire forza, tempismo e capacità. Col passare degli anni le mansioni di Giovanni si fanno più complesse e al tempo stesso cresce l​’impegno nella Fiom Cgil per avere migliori salari, per avere sicurezza sul posto di lavoro, per conquistare maggiori diritti, visto che chi portava in fabbrica l​’Unità era messo da parte e che i licenziamenti erano improvvisi e immotivati. Con gli occhi di Giovanni rivediamo la stagione entusiasmante tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta, quando i consigli di fabbrica ottennero moltissimi miglioramenti sul posto di lavoro e il sindacato nel suo complesso divenne un protagonista della vita politica. Poi l​’impegno contro il terrorismo, la mobilitazione per il rapimento di Aldo Moro, la lotta contro ogni forma di autoritarismo. Arrivato a trentatré anni di anzianità decide di andare in pensione, perchè, dice, era giunto il momento di ”svecchiare l​’azienda, fare entrare nuove risorse umane, i giovani, dargli spazio”. E comincia l​’attuale fase della vita di Giovanni, nello Spi Cgil, a vivere nuove esperienze, nuovi protagonismi, nuove prospettive. Quanto al passato, Giovanni non solo non lo dimentica, ma afferma: ”Se potessi rinascere, rifarei tutto quanto, dall​’inizio alla fine!”
vedi la scheda. Sarà presente l​’autore, vincitore del Premio LiberEtà 2009

*sabato 11 settembre ore 15,00*
diari che diventano libri
Piazzetta delle Oche

La scrittura di sé come cura
memorie del disagio

il libro Die Katastrophe. Diario di una mente inquieta (Terre di mezzo) di Sabrina Perla,
presentato da Duccio Demetrio, Anna Iuso
Andrea Tagliasacchi, Presidente Fondazione Mario Tobino

Giugno 2003 – giugno 2008. Cinque anni in cui succede di tutto. Sabrina, trentatreenne nata a Monaco di Baviera e cresciuta in un paesino della Calabria, si sente sola, incompresa, chiede aiuto ma non riceve risposte adeguate. È sicura che tutto il mondo le stia contro. Quando non riesce più a sostenere la pressione esplode: ferisce la sua psicoterapeuta e viene rinchiusa in un ospedale psichiatrico giudiziario. Resistere in quel contesto è una prova durissima. Sabrina scrive per sfogarsi e per non perdere la memoria di quello che le sta capitando e di come ha fatto ad arrivare lì, tra quelle sbarre fisiche e mentali. Die Katastrophe avvolge il lettore nelle sue spire aprendogli le porte di uno degli ospedali psichiatrici giudiziari più famosi d​’Italia, quello di Castiglione delle Stiviere in provincia di Mantova, quello delle tante madri assassine.

Il diario di Sabina Perla, intitolato ”Die Katastrophe” attraversa il mondo manicomiale con una forte tensione e lo descrive in maniera critica e assai vivace. Leggiamo finalmente uno sguardo dal di dentro sui manicomi italiani e sulla burocrazia statale della devianza e del disagio dopo la legge Basaglia. La storia di questa donna che vive con grande sofferenza la sua vita, senza sapere perché, trascinata di crisi in crisi senza che nessuno sappia intercettare il suo dolore, ha un valore esemplare per il nostro paese. Sono tremende e straordinarie le pagine dei suicidi mancati. Sabrina ha uno sguardo lucido sugli altri e su se stessa, una amarezza forse inguaribile, una rabbia che merita di essere letta e ascoltata.

*sabato 11 settembre dalle ore 16,30*
merenda sul prato – Colledestro

Merenda sul prato
al suono della fisarmonica
a cura di Grazia Cappelletti
e del Ristorante il Moro

La commissione di lettura incontra i finalisti del Premio Pieve:Fabio Guindani per Sylvana Baragiola, Maddalena Treccani per Magda Ceccarelli, Carlo Hendel, Giorgio Marchiani e Zoltán Goda, Nicolino Marras, Grazia Marchesini per Dario Poppi, Kemal Subasciaki, Serenella Tartarini per Manilio Tartarini

*Consegna dei Premi speciali ai diaristi*

Premio speciale della Commissione di lettura al diario di Maurizio Pincherle

Premio per il miglior manoscritto originale ex aequo a Giorgio Bongiorno Sempre pazzo per te Giorgio Marchiani e Zoltán Goda Spero che noi saremo amici buoni

*sabato 12 settembre ore 18,30*
european memories
Tempietto del Colledestro

Premiazione del concorso
Raccontare l​’Europa

Francesco Florenzano, Andrea Ciantar e Marco Camaiti
incontrano i finalisti del concorso europeo

“Il progetto European Memories è lieto di invitare abitanti dell’Europa, di ogni età e origine culturale a partecipare alla II edizione del concorso ​’Raccontare l’Europa!’. Attraverso questa iniziativa vogliamo contribuire a rendere visibili le migliaia di esperienze e i mille volti che compongono la nostra Europa…”. Era questo l’incipit dell’annuncio con il quale il premio “Raccontare l’Europa!” invitava cittadini e abitanti dell’Europa a narrare le loro storie. A questa seconda edizione del concorso rispondono in molti: sono circa quattrocento le storie selezionate, prima a livello nazionale e poi affidate a una giuria europea composta da membri dei paesi partecipanti al progetto. La giuria ha scelto un vincitore per ciascuna delle tre aree tematiche inserite nel progetto, ma ha anche voluto sottolineare che ogni racconto rappresenta un contributo di conoscenza unico e importante. Oltre ai tre vincitori la giuria ha selezionato anche sette “premi speciali”, in quanto particolarmente significativi per le tematiche del premio. Per il tema “Percorsi attraverso l’Europa attraverso la diversità” è risultata vincitrice l’opera Nicht so Böse, di Leif Dr?by. È il racconto di un viaggio fatto pochi anni dopo la fine della Seconda guerra mondiale da un ragazzo che insieme alla sua famiglia visita molti paesi europei teatro del conflitto. Non sapevo cosa quegli occhi avevano visto in tutto questo tempo. Ma all’improvviso mi resi conto che era stato in guerra, e che forse aveva perso la sua casa, forse la sua famiglia, di certo una gamba. A dispetto di ciò nei suoi occhi c’era solo amabilità quando mi ripeté con fare cordiale: Nicht so böse (non così cattivo…).

Per il tema “Esperienze di appartenenza all’Europa” è risultata vincitrice la narrazione A story of a life between two colours di Jose Prieto. La storia ci porta nella Spagna di Franco. Con un racconto familiare molto personale e suggestivo, la figlia Jose svela la vita dei suoi genitori, due persone di opposto credo politico, che nelle loro differenze, si innamorano e riescono a creare una famiglia. La loro vicenda ci ricorda che l’Europa della democrazia è frutto di lotte e conquiste passate, ma è anche forse – a suo modo – segno e metafora di una Europa “unita nella diversità”.

Per il tema “Un’altra Europa è possibile, work in progress” è risultata vincitrice la videonarrazione The darkness was gone di Nikolay Tsonev. Il video è la storia dell’elettrificazione di un piccolo villaggio in Bulgaria. Il racconto per immagini ci ricorda che i molti miglioramenti – non solo materiali – di cui beneficiamo oggi, sono il frutto di condivisione, di sforzi compiuti da generazioni precedenti; una storia che incoraggia a recuperare socialità e condivisione per il raggiungimento di un obiettivo comune.

*sabato 12 settembre ore 21,30*
il teatro della memoria
Campo alla Fiera

Del sesso della donna come campo di battaglia nella guerra in Bosnia
compagnia Teatro dell​’Argine

uno spettacolo di Matéi Visniec
regia di Nicola Bonazzi
con Micaela Casalboni e Giulia Franzaresi

Un titolo arduo ed enigmatico per una vicenda semplice ed emozionante, che ci riporta al cuore della nostra modernità lacerata. Due donne, Kate e Dorra, si confrontano sul tragico destino di sopraffazione toccato a quest’ultima. Lo scenario è quello della guerra nella ex Jugoslavia. Kate, una psicologa americana chiamata a sostenere i militari impegnati nella riapertura delle fosse comuni, si occupa ora di Dorra, una giovane donna che ha subito violenza in un’azione di rappresaglia. Nell’anodina tranquillità di una clinica svizzera, Dorra, dopo silenzi ostinati e furiosi, ripercorre le ragioni dell’odio secolare di cui è stata vittima, mentre Kate annota i progressi della sua condizione, integrandoli con osservazioni teoriche sulle pulsioni di aggressività verso la donna nelle guerre interetniche. Quando la volontà di annientamento di Dorra sembra prevalere, un evento inatteso riapre la porta alla speranza. Matéi Visniec, uno dei maggiori drammaturghi europei, rilegge la violenza delle guerre balcaniche alla luce di una sensibilità acuta e penetrante, alternando riflessione e rappresentazione, e delineando due indimenticabili figure di donna alle prese con un dramma irriducibile, in un teatro della parola che riesce a dare evidenza fisica al dolore e allo strazio di ogni guerra.

Matéi Visniec (Radauti, 1956) è considerato uno degli autori più significativi della drammaturgia europea contemporanea. La sua opera testimonia da subito una tensione ideale, una resistenza culturale e politica contro la manipolazione ideologica. Dal 1977 comincia a scrivere anche pièces teatrali, che circolano diffusamente nell’ambiente letterario rumeno, sebbene ne venga vietata la messa in scena. Nel 1987 abbandona la Romania per trasferirsi in Francia, dove chiede asilo politico. Da questo momento comincia a scrivere in francese e lavora come giornalista per “Radio France Internationale”. Visniec oggi è noto in numerosi Paesi, specialmente in Francia, dove sono stati pubblicati circa una ventina di suoi lavori. In Romania, dopo la caduta del regime comunista è diventato uno degli autori più celebri.

*domenica 12 settembre ore 9,30*
leggere e scrivere diari
Piazzetta delle Oche

La Commissione di lettura
incontra i diaristi della Lista d​’onore

Maria Caroccia
scelta da Valeria Landucci

Lucia Cosmetico
scelta da Riccardo Pieracci e Giada Poggini

Pietro David
scelto da Gabriella Giannini, Adriana Gigli e Vera Gustinelli

Giorgio De Marchi
scelto da Silvia Bragagni

Simona Giannangeli
scelta da Ivana Del Siena

Giovanna Palagi
scelta da Marco Camaiti e Patrizia Dindelli

Roberto Taurino
scelto da Natalia Cangi

Anna Ventura
scelta da Silvia Bertocci

coordina Natalia Cangi

interventi musicali Pieve Jazz Big Band

letture di Andrea Biagiotti e Grazia Cappelletti

saranno presenti i rappresentanti di European memories

segue pranzo folcloristico a inviti a cura del cuoco Alessio Cipriani

*domenica 12 settembre ore 16,00* memorie in piazza
Piazza Plinio Pellegrini

otto racconti autobiografici – manifestazione conclusiva del 26° Premio Pieve

Guido Barbieri incontra i finalisti 2010

ospite d’onore Mario Dondero – che riceverà da Saverio Tutino il Premio Città del diario 2009

letture di Mario Perrotta e Paola Roscioli con le musiche dal vivo di Enrico Arias e Maurizio Pellizzari

regia di Guido Barbieri

*la manifestazione sarà trasmessa da Radiotre*

in agosto e settembre, le storie finaliste saranno raccontate alla radio da Guido Barbieri (Radiotre Suite)

tutti gli appuntamenti del programma sono a ingresso libero

Fonte/Autore: Lagone