Discarica di Cupinoro: cantiere per opere di riqualificazione ambientale sequestrato dal Giudice

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Ieri il G.I.P. Giannetti del Tribunale di Civitavecchia, su richiesta del Comandante delle Guardie Forestali di Bracciano, ha disposto il sequestro dell’area adiacente alla discarica in cui sono in corso i lavori per realizzare un laghetto destinato a raccogliere l’acqua prodotta dall’impianto di trattamento del percolato. Secondo la denuncia del Com. Virzilli i lavori sarebbero iniziati senza le dovute autorizzazioni ambientali e non sarebbe stato richiesto il permesso per costruire; inoltre, l’intera area su cui giace la discarica e gli impianti annessi è compresa nel perimetro della ZPS (Tolfetano-Cerrite-Manziate) e quindi sottoposta ad ulteriore vincolo.
Il laghetto, oggetto del sequestro, fa parte di un più ampio ed innovativo progetto in via di realizzazione per ottemperare, fra l’altro, a quanto disposto dalla Regione Lazio: trattamento delle acque di prima pioggia, trattamento dei reflui civili prodotti nei bagni e raccolta dell’acqua prodotta dalla distillazione del percolato. Il progetto, in particolare, prevede il ricorso alle sole tecniche di depurazione naturali (fitodepurazione) e di ingegneria naturalistica. L’insieme degli impianti oltre ad essere funzionale alle attività della discarica, verrebbe a costituire il primo atto concreto di riqualificazione ambientale di un’area ormai compromessa dalla presenza della discarica.
Il presidente della Bracciano Ambiente SpA Alessandro Baroni, ovviamente indagato per aver approvato tale “scempio”, esprime forte perplessità nei riguardi del sequestro: “La Regione ha approvato il nostro progetto rilasciando l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) dopo aver convocato la Conferenza di Servizi. L’AIA, rilasciata nel 2007, ha il potere di sostituire ogni concessione, autorizzazione, nulla osta o parere in materia ambientale ed edilizia. L’approvazione inoltre comporta la dichiarazione di pubblica utilità ed indifferibilità dei lavori. Non è dato comprendere come sia possibile, per chi opera nelle istituzioni a tutela dell’ambiente, ignorare le leggi che disciplinano tale materia”.
I laghetti, infatti, oltre a costituire un ulteriore sistema di trattamento ed una riserva idrica per la Protezione Civile in caso d’incendio, sono indispensabili per il funzionamento dell’impianto di trattamento del percolato. Il conseguente fermo impianto comporterà gravi oneri finanziari alla Bracciano Ambiente SpA, società a capitale pubblico. Se i lavori di scavo e movimento terra sono cominciati da tempo non si comprende come mai solo adesso sia stata effettuata la denuncia: un chiarimento preventivo presso la Regione Lazio, avrebbe forse ridotto il danno economico.
Il Presidente Baroni continua:”Probabilmente è l’eccesso di zelo della Bracciano Ambiente che ha provocato l’equivoco all’origine del sequestro dell’area. Abbiamo, infatti, presentato in Comune una DIA non necessaria, visto che l’autorizzazione regionale ha efficacia immediatamente sostitutiva di concessioni, permessi per costruire, nulla osta ambientali e autorizzazioni paesaggistiche”.
Le perplessità della B.A. sono infatti condivisibili considerato che la Regione Lazio, ente preposto alla tutela del vincolo in ambito ZPS ed al rilascio dei necessari permessi contestati, ha emesso un’AIA omnicomprensiva per la realizzazione degli impianti annessi alla discarica, laghetti inclusi.
La vicenda, esempio di conflittualità e incomunicabilità fra poteri, sicuramente porterà ad un nulla di fatto, poiché è in corso d’impugnazione il decreto di sequestro, però è lecito chiedersi quale sia stata la logica che ha portato all’inserimento della discarica, operativa dal 1980, all’interno del perimetro della ZPS: per coerenza con quanto richiesto dal Comandante delle Guardie Forestali, gli attuali 26 comuni che conferiscono quotidianamente a Cupinoro dovrebbero preoccuparsi di trovare un altro sito operativo!

Fonte/Autore: Loris Pietrelli