Non sprechiamo la nostra indignazione

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Caro Direttore, le reazioni all’intervento di Gifuni alla mobilitazione anti-manovra organizzata dal PD mi lascia letteralmente esterrefatto. Ad un grido di rabbia, ad un appello ricco e profondo, a un’istanza fatta da un loro coetaneo, che poteva essere un qualsiasi elettore o simpatizzante intervenuto, alcuni giovani del PD invece di accoglierlo e rassicurarlo, invece di far proprie le sue riflessioni, di badare al suo messaggio e cercare delle risposte a quella richiesta di aiuto, a farlo sentire meno solo, denigrano il suo intervento semplicemente perché nelle conclusioni si rivolge alla platea con un “compagne e compagni”.
Compagno è colui, nell’etimologia del termine, che è partecipe allo stesso vitto, colui che appartiene alla stessa relazione di idee. Ernesto Che Guevara diceva che è un compagno colui che trema d’indignazione per ogni qualsiasi ingiustizia commessa nel mondo, e che questa relazione è più forte di qualsiasi forma di parentela o di amicizia.
Sinceramente credo che chi milita in un partito che abbia a cuore la costruzione di una società più giusta, plurale, alternativa a quella del sospetto, non può permettersi di indignarsi per un semplice compagne e compagni. Ma la delusione più forte è rappresentata dal fatto che a muovere queste critiche non siano stati dei vecchi dirigenti ma quella generazione sulla quale si sono prodotte tante attese legate al bisogno di rigenerazione della classe politica italiana. Dalla mia generazione.
Le parole del veltroniano Ceccanti con cui ha affermato che “quello di Gifuni, è l’estremismo dei ricchi e uno specchio delle difficoltà del Pd destinato a essere minoranza” torna a far rabbrividire anche chi invece proviene da culture classiste.
Da giovane prima e da politico poi, mi piacerebbe capire perché tutta questa rabbia da Candiano e dai suoi amici per un “Gifuni” qualsiasi e il mutismo rispetto all’enorme questione democratica che si è aperta a Pomigliano, che non è solo un attacco allo Statuto dei Lavoratori ma un colpo di accetta alla nostra Costituzione. O forse loro non sono nati con questa Costituzione e perciò non la sentono abbastanza loro.
E’ proprio a loro che vorrei chiedere se il PD su questa vicenda è con la FIOM e i lavoratori, che comunque andrà saranno le vittime di questo vile ricatto, o con la Confindustria che ne è il carnefice.
Non voglio chiederlo al Sen. D’Ubaldo o a Giorgio Merlo. Vorrei che quella generazione sulla quale è riposta tanta speranza almeno abbia un’idea di quali posizioni deve avere il più grande partito del centro-sinistra ad esempio sulla precarietà, sui diritti sociali, su quelli civili. Voglio capire se almeno in loro si può riconoscere un interlocutore credibile nella costruzione di una nuova alleanza del centro-sinistra che non parta appunto da posizione puramente ideologiche, o meglio anti-ideologiche. Voglio capire se assieme a loro è possibile aprire un confronto più ampio in cui sia possibile costruire un’idea di società condivisibile o se invece il loro nuovismo non è legato a vecchi interessi, a vecchi poteri, a vecchie logiche. Delle quali posso assicurarvi vecchie e nuove generazioni ne hanno le tasche piene.
La forma partito non è che uno strumento per fare politica e la politica non è che uno strumento per migliorare le condizioni di vita della popolazione. Partendo proprio dai principi fondamentali della nostra costituzione, che ancora oggi sono fortemente disattesi nella loro applicazione, fino ad arrivare ai problemi quotidiani, mi piacerebbe che con altrettanta irruenza i giovani del centro-sinistra piombassero nella scena politica e mediatica nazionale e locale. Credo che ciò appassionerebbe di più la società, creerebbe un nuovo protagonismo “positivo”, sarebbe utile a ricreare un nuovo vincolo culturale che prevalichi le differenze partitiche ponendo le fondamenta per una vera alternativa. Compagne e compagni, sono certo che ci sono motivi ben più seri per cui indignarci.

Fonte/Autore: Giuseppe Zito