17/11/2011
di redazione
Dalla Calabria arriva a Roma la ‘cura dalla tarantola’. E’ il Taranta Festival, dedicato alla tradizione della viddhaneddha, la taranta calabrese, al via da oggi al Teatro Centrale. Tre serate di balli e concerti giovedì 17 novembre, venerdì 2 dicembre e giovedì 15 dicembre, a cura dell’associazione ‘Calabria Day’. Sul palco del teatro a due passi da piazza del Gesù, dalle ore 21.30, gruppi portavoce della tarantella calabrese come Hantura (17/11), Cavallaro e Papandrea (2/12), Kalamu (15/12).
“Un’occasione per far conoscere nella capitale una delle tradizioni della cultura popolare calabrese, un ritmo che scorre nelle radici più profonde di questa terra ma anche una forma di protesta culturale, un messaggio contro tutte le mafie” – spiega l’ideatore e promotore del progetto Nicola Galloro, consigliere provinciale di Roma e calabrese doc.
Fino a pochi anni fa, in Calabria, la Taranta era considerata un ballo ad esclusivo appannaggio della ‘ndrangheta, con la ritualità e gestualità della “viddhaneddha” (villanella) simile a quella di un codice mafioso. Prima delle danze si delimitava lo spazio circolare entro cui il ballo doveva aver luogo, a rappresentare il villaggio, il paese o il rione e la simbolica conquista e il predominio di quel territorio.
A dirigere le danze era il capo carismatico: l’uomo di maggior “rispetto”, il “mastru d’abballu” (il maestro di ballo) che dopo qualche giro, si riavvicinava al pubblico e invitava uno spettatore a sostituirlo, prendendone il posto. Non ci si ribellava alla direttive del mastru d’abballu, se ne accettavano le decisioni, a volte gli sgarbi oppure poteva scapparci il morto. Non a caso il questore di Reggio, negli anni 50, proibì la tarantella nelle piazze cittadine durante le feste patronali.
La taranta, il ballo della ‘ndrangheta per affermare questo o quel capo mafia, negli anni 60 venne abbandonata; i giovani quasi se ne vergognavano. Ora i calabresi si stanno riappropriando di questa danza collettiva e travolgente, rivisitata nel suo significato più antico e originario che l’accomuna a quella salentina: il ritmo terapeutico, con il battito del cuore espresso dal tamburo che iterativo e ossessivo, porta quasi alla trance, consentendo di esteriorizzare ansie, crisi, ribellarsi, reagire, elaborare una trasformazione.
“La Taranta, da danza tribale della ’ndrangheta – aggiunge Galloro – diventa così simbolo di liberazione contro le mafie e da qualsiasi forma di oppressione e impedimento alla crescita e al cambiamento; danza catartica – conclude – che risponde al bisogno di emancipazione dalla sottocultura criminale ma anche di riscoperta e rilancio di preziose diversità culturali del nostro meridione”.
Il Teatro Centrale è in via Celsa 6 (tel. 06/6780501)
Info e prenotazioni – Ass.ne Calabria Day – 338/2769688