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Mania per lo shopping: impulso, ossessione e dipendenza

13/06/2011

di Elisa Caponetti - psicoterapeuta

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Tra le nuove forme di dipendenze, lo shopping compulsivo merita sicuramente un’attenzione particolare.
Solo pochi dati per cogliere l’entità del fenomeno e la sua diffusione.
Secondo alcuni attuali studi, lo shopping compulsivo riguarderebbe una quota compresa tra l’1 e l’8% della popolazione adulta. Secondo altri, il 90% dei consumatori fa periodicamente acquisti compulsivi e intervistati su questo tema il 40% di un campione di adulti si definisce “consumatore impulsivo”.
Il 90% delle persone “schiave” della mania degli acquisti sono le donne, ma gli uomini non sono esenti da tale patologia. Gli studi e le ricerche hanno riguardato prevalentemente il sesso femminile.
In genere, hanno un’età compresa tra i 30 e i 50 anni. Appartengono soprattutto ad una classe sociale media: casalinghe, segretarie, impiegate, commesse, ma ne sono colpite tutte le fasce sociali – anche persone che in realtà non potrebbero permettersi la possibilità di fare acquisti ripetuti.
E’ stato rilevato che gli episodi di shopping compulsivo si verificano mediamente 17 volte nell’arco di un mese, la durata oscilla dall’ora alle sette ore per episodio. Almeno 7-8 ore la settimana sono utilizzate da questo impulso a comprare. I tentativi di opporsi a tale comportamento irresistibile sono assolutamente inutili, vengono infatti descritti nella maggior parte dei casi come fallimentari; circa il 74% delle volte in cui i soggetti sperimentano l’impulso all’acquisto, esso ha come conseguenza l’incapacità di riuscire a resistere.
Ma vediamo nello specifico cosa si compra.
Alcuni prodotti sono preferiti ad altri. Questo dipende – oltre che da differenze individuali e da gusti personali – dalla classe sociale e dal livello culturale di appartenenza, per via di una diversa importanza attribuita agli oggetti e per un diverso impatto emotivo nei loro confronti.
Al primo posto tra gli oggetti della “febbre da acquisto”, per quanto riguarda le donne, ci sono i capi d’abbigliamento utilizzati per valorizzare la propria immagine, meglio se di marca e all’ultima moda, seguono poi cosmetici per viso e corpo, ma anche scarpe di tutte le marche, modelli e colori e naturalmente gioielli: tutti elementi riconducibili all’esteriorità e legati al bisogno di apparire.
Anche gli uomini acquistano prodotti legati alla cura del corpo, quali capi di vestiario, accessori come cravatte – o attrezzature sportive complesse – ma sembrano ancora più propensi a cercare il possesso di simboli di potere e di prestigio sociale, come automobili o strumenti altamente tecnologici, quali computer e impianti audio-video, telefonini, spesso riconducibili ai loro sogni professionali o sociali più alti e spesso illusori. Per cui se le donne cercano di soddisfare un bisogno legato alla propria immagine di sé, gli uomini invece cercano di soddisfare un bisogno di forza e di potenza, entrambi sono però accomunati da grande fragilità, bassa autostima e insicurezza.
E’ interessante vedere anche come si struttura questo tipo di dipendenza. In realtà, il concetto di dipendenza è molto complesso e implica non solo aspetti neurobiologici, ma anche comportamentali, psichici, sociali e culturali. Ci sono nuove ricerche in Italia e in ambito internazionale, che mostrano il suo continuo diffondersi. Nelle nuove forme di dipendenze patologiche, dove non si tratta dell’uso ed abuso di sostanze (per intenderci, alcol e stupefacenti), si ha a che fare con comportamenti e relazioni disfunzionali e problematici legati ad oggetti, attività, stili di vita, gestione del tempo, consumi, modalità di attaccamento, etc.
Le vittime delle nuove dipendenze sono giovani, adulti, anziani, donne, uomini. E’ un fenomeno che può colpire chiunque. La trasversalità sociale, culturale, generazionale e la loro pervasività nella vita di uomini e donne – anche di diversa estrazione sociale – testimoniano non solo la loro veloce diffusione nell’ultimo decennio, ma anche e soprattutto la loro potenza e pericolosità, specie nei confronti di quei soggetti che sono più vulnerabili e maggiormente esposti a rischi di diversa natura. Fattore di non poca importanza, inoltre, è che a differenza delle dipendenze da sostanza, queste forme sono più difficilmente individuabili e riconoscibili.
Lo “shopping addiction” è un disturbo ossessivo-compulsivo che indica il desiderio compulsivo di fare acquisti. I soggetti che presentano questo disturbo, se inizialmente comprano per il piacere che si ricava da un nuovo acquisto, in seguito riportano uno stato di tensione crescente e il desiderio di comprare diventa un impulso irrefrenabile. Durante l’azione compulsiva il compratore ottiene una variazione positiva nel proprio organismo. Il comportamento è quindi mantenuto nonostante gravi conseguenze personali e innumerevoli tentativi fallimentari di controllarlo e porvi fine. Dopo aver acquistato compulsivamente oggetti inutili e d’ogni tipo, che il più delle volte vengono messi da parte o regalati oppure buttati via, si riscontrano molto spesso sentimenti di colpa, rimorso e vergogna. Queste emozioni, associate ad una diffusa depressione, aumentano la dipendenza. Le conseguenze per il “compulsive stopper” sono diverse: contrarre debiti abbastanza elevati, timore di essere scoperti, atti disperati per nascondere la propria colpa. Il momento di benessere legato all’acquisto ha così un effetto illusorio e molto limitato, presto si è invasi da un vissuto di forte malessere. Nell’episodio compulsivo, infatti, c’è una modificazione della serotonina che porta a percepire, oltre alla sensazione di benessere, la possibilità di risolvere le proprie difficoltà.
Questa è chiaramente una falsa sensazione del proprio stato ed è l’elemento essenziale, che induce il compratore a ripetere ossessivamente l’atto al fine di trovare il proprio equilibrio e il proprio piacere.
I soggetti colpiti da questa dipendenza possono, inoltre, essere portatori di altri disturbi: quali
alcoolismo, disturbi alimentari, etc.
Sono stati individuati dei criteri diagnostici per differenziare le persone, che praticano lo shopping come una normale attività, da quelle per cui esso assume, invece, connotazioni patologiche.
Secondo L. Koran – professore di Psichiatria della Stanford University School of Medicine e Direttore della Clinica per i disturbi ossessivi compulsavi – lo shopping compulsivo si configura come un disturbo del comportamento quando si verificano queste condizioni:
• il denaro investito per lo shopping è eccessivo rispetto alle proprie possibilità economiche;
• gli acquisti si ripetono più volte in una settimana;
• gli acquisti perdono la loro ragione d’essere: non importa che cosa si compri: abiti, CD, profumi, lampade o prosciutti; ciò che conta è comprare, soddisfare un bisogno inderogabile e imprescindibile che spinge ad entrare in un negozio e uscirne carichi di pacchi;
• lo shopping risponde ad un bisogno che non può essere soddisfatto, per cui il mancato acquisto crea pesanti crisi di ansia e frustrazione;
• la dedizione agli acquisti compare come qualcosa di nuovo rispetto alle abitudini precedenti.

Nella sindrome da shopping gli elementi che spingono all’acquisto si sviluppano in modo differente. In questo caso, infatti, esistono dei bisogni pressanti e dominanti, legati al continuo processo di costruzione della propria identità, al raggiungimento del potere e del successo e – come abbiamo visto – al desiderio di accettazione da parte degli altri. Si scelgono, infatti, prodotti che rappresentano modelli socialmente vincenti e non ciò che invece si preferisce davvero. Questa è una delle caratteristiche della società moderna, ovvero, un diffuso atteggiamento consumistico e una tendenza ad incoraggiare il comportamento d’acquisto, spesso alimentando falsi bisogni che hanno gradualmente trasformato il possesso del prodotto in una vera e propria fonte di felicità, in uno strumento per costruire un’identità falsa ma socialmente accettata e gradita, considerando lo shopping persino una tecnica per scaricare lo stress e le tensioni di una giornata difficile.
Lo shopping compulsivo rappresenta, quindi, un disagio psicologico e comportamentale caratterizzato da una tendenza a manifestare vere e proprie crisi d’acquisto. Dal momento che la patologia, in questo caso, si innesca a partire da un comportamento normale e quotidiano, sovente questo tipo di disturbo rimane nella maggior parte dei casi nascosto e non viene diagnosticato se non quando ormai la dipendenza è strutturata e radicata, creando spesso disagio psicologico, familiare e soprattutto disastrose conseguenze economiche. C’è inoltre una correlazione piuttosto complessa tra la compulsione agli acquisti e la depressione: frequentemente, infatti, le compratrici coatte soffrono di episodi depressivi, durante i quali aumenta l’impulso all’acquisto e si presenta con maggior frequenza. Il tono dell’umore migliora poi facendo shopping.
Lo shopping compulsivo ha la stessa gravità ed invasività di qualsiasi altro fenomeno di dipendenza ed è importante – proprio per questo – ammettere innanzitutto di avere una dipendenza e successivamente chiedersi perché si avverte il desiderio irrefrenabile di comprare: per aumentare il senso di autostima, per una depressione, per cercare maggiore sicurezza, etc.
E’ fondamentale, in questo caso, rivolgersi ad un professionista e iniziare una psicoterapia. Chissà quanti, magari leggendo questo articolo, ci si riconosceranno.