06/09/2011
di redazione
Prove di autunno ‘caldo’ a Roma. La Capitale è appena tornata a riempirsi dopo il vuoto delle ferie agostane, ma la crisi non conosce stagioni e si riflette sulla città con due manifestazioni, organizzate dalla Cgil e dall’Unione sindacale di base (Usb), per quello che potrebbe essere l’anticipo di una lunga fase di protesta.
Per dire ‘No’ alla manovra anti-crisi in discussione al Senato, due cortei hanno attraversato oggi la città, quasi senza alcun problema di ordine pubblico (da segnalare solo alcuni lanci di uova e vernice), dopo gli allarmi dei giorni scorsi e il botta e risposta tra il sottosegretario agli Interni, Alfredo Mantovano, e il sindacato di Corso d’Italia.
Il “serpentone” della Cgil è partito da piazza della Repubblica fin sotto l’Arco di Costantino, mentre quello di Usb è andato da largo Corrado Ricci a piazza Navona. Al primo, concluso con gli interventi del segretario Susanna Camusso e del leader regionale Claudio Di Berardino, hanno partecipato anche i vertici dei partiti dell’opposizione, tra cui Pierluigi Bersani, Antonio Di Pietro e Nichi Vendola. Il secondo, a cui si sono uniti Rifondazione, Unicobas e No Tav, ha terminato la sua corsa al Senato, dove è stato improvvisato un campeggio a ‘presidio’ delle operazioni di voto in corso a Palazzo Madama. Qui, alle 18, si unirà al presidio anche la Fiom. A tutti i manifestanti, comunque, è arrivato il “benvenuto” del presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti. “La straordinaria partecipazione alla manifestazione della Cgil di oggi è un altro segnale inequivocabile: è tempo di eutanasia per questo Governo che ha prodotto una manovra per qualcuno dei propri elettori e non per un Paese che non è più in grado di amministrare nè di rappresentare” dichiara il capogruppo del Pd della Provincia di Roma, Emiliano Minnucci, presente al corteo. “Il vergognoso art. 8 – aggiunge – è l’ultima provocazione per i lavoratori: i loro diritti e il loro futuro non sono lo zerbino di questo Governo dell’ingiustizia e la battaglia per difenderli non si ferma certo qui”.
Guerra di cifre sui partecipanti da parte dei sindacati: quelli di base sostengono di aver sfilato in “20 mila persone, mentre la manifestazione della Camusso non è andata oltre il doppio”, dice il segretario generale Unicobas, Stefano d’Errico. Tema che non appassiona Camusso: “Checchè ne pensi il mondo, noi non diamo i numeri…”, mentre Di Berardino si limita a un “siamo tantissimi”.
Diverse le ripercussioni sulla città, tra disagi al traffico e difficoltà negli spostamenti a bordo dei trasporti pubblici. Nelle vie limitrofe ai due cortei la circolazione è andata in tilt, con ripercussioni fino al lungotevere. Quasi impossibile
prendere i mezzi: le due linee della metro sono state chiuse dalle 9 alle 17, così come le linee ferroviarie Roma-Lido, Roma-Viterbo e Termini-Giardinetti. Secondo l’Atac, l’adesione allo sciopero, alle ore 12, è stata pari al 50 per cento. E ancora, secondo quanto riferito dalla Funzione pubblica della Cgil di Roma e del Lazio sono stati chiusi il Colosseo, il Foro Romano, la Galleria d’arte moderna e Villa Borghese e sono risultate non operative anche tutte le sale operatorie del San Carlo, il 70 per cento dell’ospedale San Filippo Neri e, solo nel quadrante nord della Capitale, almeno 15 nidi pubblici. Problemi anche per i voli nei due scali romani: a Fiumicino risultano cancellati circa 120 voli tra arrivi e partenze. A Ciampino, invece, 29 complessivamente quelli cancellati.