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Sport, corretti stili di vita e Green Life

28/10/2011

di Sabrina Livan - Sociologa e Mediatrice Familiare

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Chi vuole vivere più a lungo deve guardare meno la televisione e fare più sport. Già lo si sospettava, ora è stato dimostrato grazie ad uno studio pubblicato sul British Journal of Sports Medicine, condotto da alcuni ricercatori dell’università del Queensland su 11 mila persone con più di 25 anni. Secondo gli studiosi australiani, infatti, un’ora trascorsa davanti al piccolo schermo, può abbreviare la durata della vita di 22 minuti.
Un recente studio (febbraio- marzo 2004), condotto dall’Istituto DOXA per conto di Federalimentare allo scopo di conoscere le abitudini dei bambini (6-11 anni) e dei giovani (12-17 anni), relative all’alimentazione, all’attività motoria e al benessere fisico, ha evidenziato che oggi la maggior parte dei giovani conosce i comportamenti connessi ad uno stile di vita corretto; tuttavia la complessità dei ritmi della quotidianità pongono degli ostacoli all’adozione di buone pratiche, soprattutto per quanto riguarda il movimento.
Per quanto concerne il diffondersi del fenomeno del sovrappeso e dell’obesità, in Italia il ministro Fazio ha citato i dati di un’indagine sugli alunni della terza elementare realizzata in 2.600 scuole italiane: il 23,6% dei bambini è in sovrappeso e il 12,3% è obeso. Un terzo dei piccoli italiani, dunque, ha problemi con la bilancia.
La comunità scientifica internazionale è concorde nel riconoscere un ruolo sempre maggiore agli scorretti stili di vita basati su una limitata attività fisica ed un corrispondente stile alimentare squilibrato. Le percentuali di crescita del fenomeno obesità, infatti, sono allarmanti: nel decennio compreso tra la fine degli anni Ottanta e lo scadere degli anni Novanta, è aumentata tra il 10% e il 40% nei diversi paesi europei.
Il problema da affrontare oggi, è dunque: come modificare stili di vita ormai radicati nelle abitudini della popolazione nelle diverse fasce di età. I bambini o i giovani con problemi di peso, infatti, spesso non sono, come si è portati a credere figli dell’ignoranza, quanto piuttosto della superficialità, della disorganizzazione o quando è peggio della distrazione degli adulti.
Anche se è vero che mettere in pratica i buoni propositi non è sempre facile, spetta comunque alla famiglia il compito di accompagnare i propri figli nella crescita; creare le condizioni favorevoli affinché riescano ad instaurare un rapporto sano con il proprio corpo, attraverso l’esercizio e l’autodisciplina. Lo sport, infatti, notoriamente, genera benessere fisico strutturandosi contemporaneamente come tratto permanente e qualificante della personalità dell’individuo.
Il caso della Scozia, ad esempio, in cui quattro bambini (tra cui un undicenne che pesa 100 kg) sono stati tolti alla famiglia di origine e dati in affidamento dai servizi sociali, fa riflettere su come l’obesità sia stata paragonata al maltrattamento di minore.
La scuola, da sempre, in quanto agenzia primaria di socializzazione, condivide assieme alla famiglia questo importante ruolo, attraverso programmi di educazione scolastica orientati alla promozione della salute e del benessere; tuttavia ancora oggi, si registra in essa, la difficoltà in molti casi di avviare progetti che favoriscono lo sport e le attività all’aria aperta.
Molti bambini e adolescenti trascorrono gran parte della giornata seduti in classe e poi a casa davanti alla tv o ai i videogiochi, quando invece è stato provato che un’infanzia attiva, aiuta a prevenire la depressione in età adulta. La ricercatrice Felice Jacka(*), in proposito ha affermato che: “Il coinvolgimento nello sport influenza lo sviluppo di importanti abilità nella gestione dello stress ed è associato a un maggiore benessere emotivo nell’adolescenza”; e ancora che: “L’esercizio promuove la crescita di nuove cellule e di importanti proteine in aree del cervello che hanno un ruolo significativo nelle malattie depressive”, raccomandando da ultimo per i bambini almeno un’ora di attività fisica al giorno.
In Italia, dove le palestre nelle scuole sovente sono inagibili, diventa sempre più impellente la necessità di trovare il modo di far svolgere dell’attività fisica agli alunni. La soluzione a questo problema, spesso, viene trovata dai genitori nelle classiche attività sportive extrascolastiche o in attività svolte all’aria aperta che vengono intraprese all’interno dello stesso orario scolastico.
Queste ultime pratiche, seppur insufficienti a risolvere la spinosa questione dello sport nella scuola italiana, in qualche modo potrebbero esser colte come spunto da quei cittadini sensibili ai temi della salute e ben predisposti al cambiamento verso stili di vita sani. Basti sapere, infatti, che gran parte delle attività sportive svolte all’aria aperta (anche una semplice passeggiata), secondo molti ricercatori, oltre a costituire un vero toccasana per la salute fisica e mentale, riescono in soli cinque minuti ad innalzare il nostro livello di autostima.
Ragione in più per spronare anche gli adulti più pigri; una buona motivazione per continuare a promuovere programmi formativi per insegnare ai nostri ragazzi a conoscere, vivere e prendersi cura direttamente del proprio ambiente anche attraverso l’educazione al “Viaggiare sostenibile”.
Oggi più che mai il mondo adulto è richiamato alle proprie responsabilità, soprattutto verso i minori. Concetti come quelli della “Green Life” o delle “Città sostenibili” considerano : lo sport, l’alimentazione, l’educazione alla vita, l’ambiente, il gioco, la psicologia, la scuola, la società digitale ecc., come importanti sfide da affrontare per crescere in “modo sostenibile” i bambini e le bambine, adulti di domani.
La progettazione di Città sostenibili quindi non può prescindere dal concetto di “Promozione della salute”. Accanto alla necessità di ripensare, infatti, per i minori, ambienti vivibili dotati di spazi adatti al gioco e all’esplorazione, c’è la necessità di comprendere che bisognerà ancora lavorare molto per vincere le sfide sopracitate al fine di garantire un futuro alle nuove generazioni, principalmente basato sul completo benessere fisico, mentale e sociale.
In questo senso, i cambiamenti degli stili di vita vengono inseriti in un quadro più ampio in cui i cittadini sono di fronte alla possibilità-responsabilità di intervenire attivamente nella costruzione del proprio mondo. Un nuovo contesto, in cui finalmente anche per i bambini esiste l’opportunità di avere un ruolo attivo nelle scelte che li riguardano da vicino.
Al contrario di quanto asserito da qualche scettico in passato le “Città sostenibili” non sono un’utopia, bensì concrete realtà, frutto di un serio lavoro, portato avanti da coraggiosi cittadini che continuano a credere, nonostante tutto, nella propria forza di agire.

(*) Dr.ssa Felicia Jacka della Scuola di Medicina dell’Università Deakin di Geelong, sul Journal of Science and Medicine in Sporth