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RICOMINCIAMO DA TRE?

30/08/2010

di Giuseppe Girardi

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Non ci voleva un genio della politica per arrivare, finalmente, alla proposta del nuovo Ulivo; ma Bersani va oltre ipotizzando "un’alleanza democratica con forze contrarie al berlusconismo che in un contesto politico normale (come già avviene in Europa) avrebbero un’altra collocazione " per una legislatura di superamento dell’era berlusconiana.
Mi fermerei un attimo sul primo punto, il nuovo Ulivo, già assai complesso e dagli esiti tutt’altro che scontati.
Chiamparino – aspirante leader che, ricordiamolo, da riformista moderato ha sostenuto vigorosamente la privatizzazione dell’acqua – afferma che l’idea dell’Ulivo è buona perché tende ad escludere la santa alleanza di chiunque pur di battere Berlusconi: e noi di Sinistra e Libertà cosa avevamo proposto al PD per le ultime elezioni politiche? Ma Veltroni, e con lui gran parte del suo partito, ha perseguito la stravagante quanto sciagurata idea dell’autosufficienza del PD, come se quello (e questo) PD fosse l’evoluzione positiva dell’Ulivo del1996, portando l’Italia al massacro.
Noi, con Vendola, avevamo proposto di andare alle elezioni uniti intorno ad un programma da condividere per davvero, mettendo da parte una volta per tutte – questo dicevamo – la logica dell’ammucchiata, cioè quel “tutti insieme comunque” che aveva portato all’Unione: che risultò vincente (per un pelo) alle precedenti elezioni, ma naufragò miseramente alla prova dei fatti; ed è bene non dimenticare, per lavorare bene oggi, che il Governo Prodi soffrì dei ricatti (chiamiamoli per quello che sono stati) di Pecoraro Scanio e Diliberto come di quelli di Rutelli e Dini, e cadde per una scelta ben soppesata dell’ala “destra” dell’Unione, favorita dalle esternazioni veltroniane sulla vocazione maggioritaria e sull’autosufficienza del suo partito.
Ben venga, quindi, la proposta di Bersani, che porterà frutti soltanto se ci sarà la volontà di operare con serietà e rispetto, andando ben oltre i confini dei partiti, senza le solite furberie a cui abbiamo sempre assistito compreso il vizietto delle componenti del PD – molto diffuso a livello locale – di usare le tornate elettorali per contarsi e misurare il proprio consenso interno.
Il percorso deve necessariamente prevedere due elementi interdipendenti:
 chiarezza del programma: non centinaia di pagine e fiumi di parole, alla fine interpretabili in mille modi diversi, ma obiettivi concreti e privi di ambiguità, preparando anche un pacchetto di proposte di leggi sui principali temi (come quella di iniziativa popolare sulla pubblicizzazione dell’acqua da tempo giacente in Parlamento);
 primarie: è evidente che non si può prescindere da esse; se ben fatte (basta crederci per davvero) sono lo strumento indispensabile a rafforzare la coalizione del nuovo Ulivo e mettere le basi perché esso diventi la nuova forza politica del decennio fino al 2020 e oltre, questa sì a vocazione maggioritaria.
Le primarie costituiscono una “conditio sine qua non”, una opportunità che occorre adottare ovunque, tanto più a livello locale nelle situazioni di collasso del sistema dei partiti e di maggior degrado della situazione politica: Anguillara ne è esempio lampante.
Sono indispensabili per attivare quel processo di coinvolgimento popolare che è essenziale per la riuscita del progetto, che altrimenti naufragherebbe miseramente insieme ai partiti o a quel che resterebbe di essi.
Ed è evidente che il programma sarà il cemento di questa nuova esperienza, e non potrà essere il parto di pochi notabili impegnati nella ricerca dei “necessari equlibri”, ma dovrà scaturire da un processo che sia esempio concreto di “democrazia partecipata”.
Occorre ora lanciare una grande discussione, iniziando da quei temi sui quali le ambiguità si sprecano; ne cito alcuni: a) ruolo del sistema pubblico ed efficienza degli apparati burocratici; b) gestione dei servizi pubblici e beni comuni; c) solidarietà e lavoro; d) legalità e giustizia; e) assetto del territorio e tutela dell’ambiente; f) nuova politica energetica.
Con queste premesse la strada della “alleanza democratica” di Bersani appare veramente complicate; se poi si pensasse di adattarla “meccanicamente” ad Anguillara, allora si entrerebbe nel campo della fantasia.



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