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Il concerto dei Nomadi a Oriolo. Intervista a Beppe Carletti

23/08/2010

di Barbara Conti

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Beppe Carletti

I Nomadi in concerto, sabato 21 agosto, a Oriolo Romano. Prima dell’esibizione abbiamo incontrato il veterano del gruppo, Beppe Carletti, per fargli qualche domanda.
Beppe, come mai la scelta di esibirvi in un piccolo paese di provincia come Oriolo?
«Per noi un paese equivale a una grande città».
Qualche anticipazione sul nuovo disco in arrivo?
«Uscirà a fine ottobre e non è un cd di inediti».
Siete più volte saliti sul palco dell’Ariston, quanto dovete a Sanremo e ci tornerete?
«Sanremo è sempre un bel palcoscenico, una bella vetrina. Si suona dal vivo quindi sono esperienze positive. Non so se la rifaremo l’anno prossimo, ma penso e spero che ci torneremo».
Pop, rock, romantici, impegnati: chi sono veramente i Nomadi?
«I Nomadi sono persone normalissime, molto tranquille, molto semplici. Amiamo quello che facciamo. Penso che le canzoni rappresentino quello che siamo noi, il nostro modo di essere, di fare di dire».
Quindi artisticamente non vi sentite legati a un solo genere musicale.
«Noi curiamo tantissimo i testi, che sono importantissimi e perché crediamo in un certo tipo di discorsi, poi penso che un musicista non debba avere solo un genere musicale, ma un po’ a 360°».
Quindi in una canzone conta di più il testo della musica?
«Sì, per certi versi sì. Conta anche la musica, ma l’importante è quello che diciamo con le parole».
Parlaci del rapporto coi giovani come Irene Fornaciari e Martino Corti.
«Bellissimo rapporto perché il fatto stesso che Irene abbia chiesto a noi di accompagnarla a Sanremo è una cosa meravigliosa perché noi non siamo nati stamattina artisticamente e lei ha pensato a noi, quindi per certi versi crede che possiamo piacere anche ai giovani. Idem per Martino. Lui ha scelto il nostro palcoscenico per farsi conoscere e fare esperienza e noi siamo ben contenti e felici di accompagnarlo in questa sua nuova esperienza. Speriamo che tutto questo gli porti fortuna».
E dei reality cosa ne pensi?
«I reality ci fanno sentire dei bravi ragazzi che cantano e speriamo che poi tutto questo si traduca in realtà, nel senso che è una vetrina televisiva e mi auguro che qualcuno resti nel tempo perché sono bravi. Una delle tante strade per farsi conoscere».
E il segreto del vostro successo?
«Non ci sono segreti. È quello che ho detto prima: la semplicità, la coerenza e l’umiltà».
C’è differenza fra esibirvi in Italia e all’estero?
«No perché all’estero quando ci andiamo, ci rechiamo in Slovenia e in Svizzera. Gli altri viaggi che facciamo fuori sono umanitari, non andiamo in giro alla ricerca di successo. L’Italia è bellissima sono 47 anni che la giro in lungo e in largo, isole comprese».
Tu sei l’unico veterano dei Nomadi, raccontaci questi 47 anni di carriera.
«Raccontare così su due piedi non è facile. Sono cambiate tante persone, con i Nomadi si sono esibite circa venti persone, ognuno di loro ha dato qualcosa, chi più chi meno e ha lasciato un po’ di sé, ha fatto crescere i Nomadi e questo mi piace tanto. Il 2010 non è metà degli anni Sessanta quando abbiamo iniziato a incidere dischi, sono due momenti diversi non solo per i Nomadi, ma per il mondo intero. Allora si parlava della guerra del Vietman, ora si parla di tante guerre e la situazione è peggiorata».
Un appello per i fans?
«Li ringraziamo perché sono sempre pieni d’affetto e d’amore nei nostri confronti. È molto bello. Penso che abbiamo un pubblico meraviglioso e andrebbero abbracciati uno ad uno».
Progetti futuri?
«Il cd che uscirà a fine ottobre, poi adesso c’è una bellissima collana sul “Corriere della sera” dove ci sono otto cd a tema: adesso abbiamo quello di Guccini, dopo ci sarà quello dell’amore, e ancora quello della lotta e del volo. Insomma, dato che abbiamo inciso 320 canzoni, c’è spazio per tutti questi argomenti».
Un sogno nel cassetto?
«Non ho nessun sogno, mi piace vivere di realtà, i sogni li lascio vivere agli altri».