16/01/2012
di Barbara Conti
“Il sogno di Dean”. Questo il titolo del libro di Abiel Mingarelli, presentato nella biblioteca di Oriolo Romano dall’autore, dal suo editore Giancarlo Bruschini (Estro-Verso) e dal professor Diego Polani, dell’Associazione Professionisti Associati, e che vanta la prefazione di Antonio e Pupi Avati. Nella stessa è definito “dolente racconto di formazione”, “una storia alla Tom Sawyer […] che colpisce per chiarezza, per semplicità, per una trama duttile dal taglio squisitamente cinematografico, vagamente imparentata con un minimalismo, asciutto e affilato al contempo”, “tenendo col fiato sospeso fino alla fine”, anticipa Bruschini.
“Il sogno di Dean” è, infatti, la storia di un ragazzo, Dean appunto, che all’età di 17 anni deve fare i conti con la scomparsa del padre, accusato di aver ucciso due bambini nel bosco di Lake George, a New York. Per lui è innocente e deciderà di partire alla ricerca di questa figura paterna che il figlio “non ha mai smesso di amare e che sogna di poter riabbracciare un giorno”. Il libro, infatti, è “rivolto a tutti coloro che hanno ancora voglia di sognare e che nel proprio animo da sempre hanno ben custodito quel bambino non lasciandolo andar via, non lasciandolo morire mai”. Con esso si vuole ridare importanza al sogno, come chiave per ritrovare principi che sembrano ormai persi. Quella di Dean è “una ricerca che parla di valori”, commenta Polani. Pertanto il libro di Mingarelli non è un’opera fine a se stessa ma, come spiega l’autore, il testo fa parte del progetto “Riaccendiamo i sogni dei giovani”.
Proprio su questi ultimi si vuole puntare. Dimostrazione ne sono la copertina fatta da Alessandro Gallo e il disegno inserito all’interno creato da Till Scharmann, ragazzo di 14 anni, “perché un adolescente uscito da una scuola di disegno non smettesse di sognare, per dare un’emozione al prossimo”, precisa l’autore. Il suo scopo è, infatti, attraverso l’attività di promozione del testo, stabilire un rapporto di fiducia col lettore e cercare di mettere in campo valori veri, che stanno ormai scomparendo, avvalendosi del carisma di un attore come Davide Rossi. La storia, infatti, è ripresa da un cortometraggio che Mingarelli fece nel 2000. “Quei valori tanto sbandierati, che si frantumano in pochi secondi”, afferma lo scrittore, nell’uso disperato di droga e alcool, come evasione, via d’uscita da un mondo in cui ci si sente soli, incompresi, insoddisfatti; si tende, pertanto, a isolarsi sempre più, a dare poco spazio alle emozioni, presi da un ritmo di vita frenetico, in una società del consumismo in cui tutto ruota intorno ai soldi, in cui i nuovi mezzi di comunicazione (cellulare e sms prima, computer, chat e social network dopo) hanno stravolto l’approccio all’emotività. Il testo, infatti, ci offre “visioni della silenziosa catastrofe dei nostri giorni […] approdando a conclusioni dolorose quanto ineluttabili, di un fato che non si lascia dominare dall’uomo”, di cui parlano Antonio e Pupi Avati nella prefazione; dall’altro lato, però, ci mostra tutta l’importanza di uno strumento quale il sogno per ritrovare quella capacità di apprezzare e dare peso alle piccole cose, ai sentimenti più autentici (il rapporto padre-figlio, l’amicizia vera), la capacità di credere in ciò che facciamo, che ci fa emozionare, la volontà di sapere lottare per qualcosa, qualcuno, nonostante contingenze avverse, per sfuggire a una “gravosa, sterile libertà individuale” che, se svuotata del lato più umano (passioni, dolori, gioie), conduce a puro libertinismo che ci rende automi.
Il libro ci insegna che non bisogna rinunciare a legami vincolanti (la famiglia, la fede), bensì non averne vergogna, né paura nel riconoscere che essi sono l’asse portante della nostra vita. Per ritrovare queste capacità dobbiamo saper sognare, estraniarci (ecco la scelta dell’ambientazione in un bosco americano e di una struttura sintattica “libera dalle costrizioni narrative di tempo e spazio”). Proprio come ha saputo fare Dean, mostrandoci l’universale dell’animo umano che è in ognuno di noi. Nel testo viene descritto come “un ragazzo maledetto, con una sensibilità rara, che a volte sa essere il maestro del cinismo puro”. Porta “nel suo cuore i traumi di quell’infanzia difficile, di situazioni familiari spiacevoli, inopportune”, però “è pronto a sacrificare la sua stessa vita pur di arrivare fino in fondo ai suoi sogni, […] perché è uno spirito libero da ogni costrizione, da tutte le regole”. In realtà chiunque di noi può riconoscervisi.