10/01/2012
di Barbara Conti
Si è tenuta fino all’8 gennaio scorso la mostra personale di Mario Luchenti, presso la biblioteca comunale di Oriolo Romano. Circa una quarantina le opere esposte, a dimostrazione di come si possa contrastare con l’arte una malattia degenerativa quale il morbo di Parkinson. Ai sintomi della patologia (tremori alle mani, limitazione della motricità, delle funzioni neuromuscolari, della deambulazione fino alla curvatura della colonna vertebrale) Luchenti ha contrapposto la creazione di diverse forme d’arte: dalla fotografia, alla scultura di radici di forme originali, alla pittura di sassi, conchiglie, tele, tavole.
Si tratta di un’esposizione (patrocinata dal Comune di Oriolo, in collaborazione con l’Associazione Fondo Ambiente Tuscia Romana) “a vantaggio di tutti i malati di Parkinson. Con essa ho voluto dare un messaggio di speranza a tutti coloro che si trovano nelle mie condizioni perché molti cadono in depressione. Invece, per non essere devastati dalla patologia, bisogna tenersi occupati, reagire, non pensare troppo al male da cui si è colpiti, fare di tutto per stare in movimento”, ci ha spiegato Luchenti. L’artista, proveniente dai monti Sibillini nella pianura di Norcia, ci ha precisato come la sua creatività si sia sviluppata in maniera più intensiva circa dieci anni fa, nel momento in cui le sue condizioni fisiche hanno cominciato ad aggravarsi. Ha iniziato a fare quadri (per poi regalarli, mai su ordinazione) basandosi su tutto ciò che gli suscitava ‘passionalità’, lo ispirava, trasmettendogli emozioni. La natura, i luoghi della sua infanzia (i boschi dei Sibillini in autunno, i pascoli in fiore del Castelluccio, le cime innevate) e che ha visitato durante i suoi viaggi in autocaravan per l’Europa sono i suoi soggetti preferiti.
Fiori e paesaggi ritornano in continuazione nelle opere dell’autore in un tripudio di colori, che “sono il modo più chiaro per esprimere le proprie sensazioni”, ci rivela Mario. Chiaro-scuri si alternano sulle tele, toni accesi e vivaci contrastano con tonalità più scure e cupe rispecchiando perfettamente il continuo cambiamento di stati d’animo contrastanti: momenti di euforia lasciano spazio ad altri di tristezza, malinconia, persino di profonda depressione. Questo passaggio è avvertito in modo più sensibile da questo artista che si trova a lottare quotidianamente con la sua grave malattia. In questo il trasferimento ad Oriolo da Roma ha incrementato la sua creatività, favorendo la produzione di quadri raffiguranti panorami della Tuscia, composizioni floreali e altre invenzioni molto originali. La fantasia in lui, infatti, è molto viva: il suo neuropsicologo gli ha detto che, sebbene anagraficamente abbia 80 anni, la sua età cerebrale è pari a un uomo di 40-45 anni. In breve, Mario: un esempio di coraggio, forza di volontà e d’animo, tenacia da cui tutti dovremmo imparare.